Ddl zan. Non una sconfitta per i diritti ma una vittoria di bandiera

Ddl zan. Non una sconfitta per i diritti ma una vittoria di bandiera

L’atro ieri si è giocata una partita che verteva apparentemente su ddl Zan ma che in realtà si è trasformata in una prova di forza per le elezioni a capo dello Stato che, a partire dal quarto scrutinio, saranno decise a maggioranza assoluta.

Una sinistra inutilmente ebbra per le amministrative ha deciso di schiantarsi al voto segreto del Senato, nonostante i numerosi avvisi di Idv sui numeri in aula. Letta, con tutta evidenza, è andato al voto senza mediazioni e senza accordo sui contenuti, risultando così il grande sconfitto della giornata.

Strepiti di disperazione, a quel punto, sgorgavano dallo scolo dell’ecosistema LGBTQ+, i cui rappresentanti additavano la malvagità della destra sessista, fascista e chi più ne ha più ne metta.

Ma la vera questione è un’altra. Perché un’apparente legge sui diritti si è trasformata in una battaglia di bandiera da perdere a tutti i costi? Semplice: non era una legge sui diritti, bensì una scure ideologica a favore di pochi e cattiva contro molti.

In ordine: gli articoli dal 2 al 4 descrivono la prima grande sfida al diritto vivente. Lo Zan pretendeva di modificare le circostanze aggravanti di cui agli artt. 604 bis e ter cp attraverso l’interpolazione (anche in rubrica) della propaganda avversa a sesso, genere, orientamento e identità sessuale. Bello, direte voi. Invece no. Attenzione, non è intenzione dello scrivente procedere a sfiancanti spiegoni che nulla aggiungono a chi non è avvezzo alle cose di legge, ma sia chiaro che il nostro ordinamento prevede già il sistema delle aggravanti. Facciamo un semplice esempio: Tizio colpisce Caio, eterosessuale, per motivi esclusivamente economici. Caio querela Tizio e il procedimento seguirà il suo corso secondo le leggi e le aggravanti già esistenti. Secondo esempio: Tizio colpisce Sempronio, omosessuale, ed anche in questo caso per motivi esclusivamente economici. Cosa dovrebbe spingere, a questo punto, Sempronio a non querelare Tizio anche per l’aggravante dell’omofobia? E’ ovvio che si concederebbe ad una determinata fascia di popolazione un potere illecito contro la posizione dell’imputato e per motivi abietti e di rivalsa personale.

Il successivo art. 4 ha provato poi, senza riuscirvi, a mettere un freno alle remore riguardanti il fumus di reintroduzione del reato d’opinione facendo salva “la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime, conducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte, purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti”. Ebbene, chi decide cosa è idoneo a determinare il compimento di atti discriminatori o violenti? E come? E in quanto tempo? Questa rubrica, ad esempio, è atto di libertà di stampa ed espressione, oppure un atto di discriminazione? Ed ancora, è possibile asserire di essere contro il presunto diritto di genitorialità degli omosessuali, o è reato? E’ possibile esprimersi contro il matrimonio dei gay, oppure è reato? Ed è possibile, soprattutto, ragionare sul successivo art. 7, il più pericoloso dell’intero disegno di legge, oppure è reato?

Cosa prescriveva l’art. 7? Un’aberrazione. Secondo tale disposizione doveva celebrarsi nelle scuole elementari una giornata contro l’omofobia ecc. ecc., attraverso una serie di “cerimonie, incontri e ogni altra iniziativa utile per la realizzazione delle finalità”. Ora, premesso che non è chiaro cosa spinga una persona a recarsi in una scuola elementare per discettare dei propri gusti sessuali (ripeto, dinanzi a dei bambini), ma ciò che più allarma sono le modalità con cui si svolgono questi incontri e le persone che dovrebbero tenerlo. Rimaniamo negli esempi e teniamo fuori le opinioni: verso la fine di febbraio 2020, il Comune di Roma aveva organizzato degli incontri presso delle biblioteche pubbliche ove sarebbero state lette delle fiabe. Ebbene, chi fu chiamato a leggere le fiabe? Delle drag queen. Simpatico, si dirà. Assolutamente no, purtroppo. Sapete chi erano i destinatari di queste favolette lette dalle drag queen? Bambini in età prescolare da 0 a 3 anni. Ovviamente accadde il finimondo e con la scusa del covid gli incontri furono annullati. Ma a questo punto l’interrogativo rimane. Perché il mondo queer è così attratto dai bambini? Perché questo bisogno di propaganda verso chi non è ancora in gradi di discernere i messaggi? Perché non rivolgersi direttamente agli adulti? E soprattutto, ci si può porre tali interrogativi o si cade nella cesoia del reato d’odio?

Fortunatamente il nostro Senato ha posto la parola fine su questo pessimo esperimento e possiamo ancora liberamente parlare di diritti e opinioni.

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Alessandro Buglione

Alessandro Buglione

Made in Napoli nel febbraio dell'82. Realista disincantato con la verità sempre in tasca. Talvolta, però, è sbagliata (cit.). Avvocato.