Noi che con niente, avevamo tutto
Abbiamo vissuto la nostra infanzia e poi l’adolescenza in piccoli Comuni.
Abbiamo giocato sulle strade di terra senza il pericolo delle macchine, nelle campagne e nelle vigne dei Baroni dove andavamo a mangiare fichi.
Siamo stati presenti quando intere famiglie si riunivano, armate di sedioline e banchetti di legno, davanti ad una televisione in bianco e nero per vedere in mezzo alla strada il “Festival della canzone Napoletana” e poi il “Festival della canzone italiana”.
Noi che siamo cresciuti in quei contesti dove la semplicità era all’ordine del giorno, la comunità si sosteneva a vicenda anche con aiuti diretti, dove si dimostrava il rispetto per gli altri togliendosi il cappello davanti ad una porta chiusa.
Siamo cresciuti e abbiamo conosciuto il mondo che abbiamo scoperto con i nostri viaggi attraverso i nostri occhi.
Quel mondo che ci ha cullato e coccolato, ormai lontano solo nella nostra memoria, non possiamo accettare il degrado a cui siamo arrivati.
Da giovani studenti ci siamo avvicinati alla politica con diverse ideologie ma con il rispetto reciproco dell’individuo e della sua storia, abbiamo combattuto ma non ci siamo mai offesi ne traditi.
Abbiamo creduto nelle ideologie che avrebbero potuto cambiare il mondo, migliorare il nostro essere e darci le cose che da sempre abbiamo desiderato.
TUTTO UN’IMBROGLIO
Alla fine ci siamo svegliati e abbiamo capito di avere lottato per niente e creduto in ciò che non esisteva.
Abbiamo capito che prima del “bene comune” ci sono stati gli interessi “li chiamavano di partito” personali e tutto il resto veniva dopo.
L’IMBROGLIO CONTINUA
Oggi che siamo “nella terza o quarta Repubblica abbiamo perso il conto” vediamo solo interessi finanziari, globalismi, multinazionali e non si parla d’altro.
Quanto lontani sono quei tempi semplici dove la comunità viveva unita la sua umile vita.
Noi siamo spariti, siamo divenuti poca cosa e per la politica non esistiamo; Certo ci vengono a cercare per ricevere la “delega in bianco” per poter fare le loro manovre finanziarie e arricchire loro e i potenti di turno.
Ma noi “sessantottini” non ci arrendiamo e non chiediamo; Noi vogliamo i “referendum deliberativi senza quorum”; Si noi vogliamo cambiare “questa Repubblica in una confederazione” si lo vogliamo, anzi lo pretendiamo per i nostri figli, nipoti e per quelli che ancora non ci sono e che dobbiamo fargli aprire gli occhi senza vedere la melma di oggi.
Noi vogliamo la “nostra sovranità” allora diciamo “basta” fine dei giochi siete arrivati al capolinea e dovete cedere il potere al popolo che viene prima di tutte le istituzioni.
Noi siamo il popolo che si unisce su www.comreco.it. Tutti uniti, nessuno sfugga alle sue responsabilità.

