2 giugno 1946

2 giugno 1946

Data storica si svolge il referendum per decidere se “mantenere in essere la monarchia” oppure “attivare la repubblica”. In quelle ore l’ancora Re Umberto II “Re solo da tre settimane”, attraverso l’Ansa di Roma alle 2,20 del mattino rompe il silenzio elettorale per rilasciare un dispaccio nel disperato tentativo, visti gli umori degli italiani, di acquisire consensi verso la corona.

Ma il risultato é stato a favore della Repubblica a furor di popolo. Dopo ciò si apre la fase della costituente durante la quale emeriti giuristi  “Enrico De Nicola”  avvocato napoletano scelto per la sua rettitudine morale che giocò un ruolo fondamentale nella politica compromissoria del momento .

Politici De Gasperi, Togliatti, Pertini, Scalfaro, Nenni e poi Vittorio Emanuele Orlando e Francesco Saverio Nitti, questi verranno definiti “padri costituenti” la domanda, comunque, é rimasta “perché questi e non altri?”. In quel periodo era necessario delegare la stesura della Costituzione Italiana ad un gruppo di uomini ritenuti retti, onesti ed equilibrati. Con la fine del fascismo e l’avvento della Resistenza, i parlamentari di sinistra ottennero molta voce in capitolo.

Era necessario mediare, trovare dei compromessi per redigere una costituzione che mettesse tutti d’accordo. Si parla, dunque, del carattere compromissorio della costituzione Italiana. De Nicola è un personaggio con delle caratteristiche assai singolari.  Anche in occasioni ufficiali indossa un cappotto rivoltato e al bar e al ristorante paga di tasca sua. Egli dal primo momento ritenne assolutamente ingiusto spendere i soldi dei contribuenti.  Ma De Nicola andrà oltre: rinuncerà al suo stipendio di 12 milioni di lire.  Di corrente liberale e monarchico, De Nicola diventa provvisoriamente Capo dello Stato il 28 giugno 1946. La scelta cadde su De Nicola anche per via della sua provenienza.  Infatti, dopo il referendum del 2 giugno, era necessario porre accanto alle due massime cariche dello stato un meridionale.

Alcide De Gasperi, infatti, era trentino, mentre il presidente dell’Assemblea Costituente, il socialista Giuseppe Saragat, era piemontese. Comunque il lavoro fatto fu egregio ed il risultato eccellente; solo che appena entrò in vigore questa Costituzione con l’avvio della Repubblica si sono evidenziate da subito delle anomalie che, a mio giudizio, sono sostanziali e non banali,

La prima anomalia, certamente la più negativa, la “sovranità del popolo” che deve essere esercitata nei limiti stabiliti dalla Costituzione. Pertanto il popolo é sovrano, non pienamente, ma con molti limiti.

La seconda la “repubblica rappresentativa”. Cerco di capire cosa avessero in mente i “padri costituenti” con questo termine “rappresentativa”. La risposta é solo una il popolo delega la sua sovranità ad un suo rappresentate che lo tutela nei suoi diritti.

Sarebbe stato un fare molto corretto; Ma questo concetto venne da subito stravolto; Infatti la delega venne intesa come assunzione di potere concesso dal popolo “cosa del tutto anomala rispetto al concetto di rappresentanza”.

Terza anomalia la parte che riguarda la “democrazia diretta da parte del popolo”; Nella costituzione i cittadini possono intervenire con forme di democrazia diretta fissata attraverso gli strumenti dei “referendum” e petizioni.

Ma, purtroppo, queste forme di esercizio della “sovranità” vennero snaturate: Dalla necessità della raccolta di numeri elevati di firme per l’accesso agli strumenti referendari;

Dalla riserva all’accettazione degli stessi da parte delle Corte di Cassazione o della Corte Costituzionale. Ed, infine, superati tutti i passaggi i “referendum” per essere validi devono superare il “quorum”; Cioè non si svolgono a maggioranza ma si devono recare alle urne il 50% + 1 degli elettori aventi diritto.

Dopo 74 anni di Repubblica il risultato é che il 60% degli italiani non si reca alle urne per votare. Allora come si può intervenire per riattivare la volontà dell’italiano? Una ricetta ci sarebbe senza snaturare la Costituzione ma riportandola nei corretti argini. Per prima cosa, considerato che non esiste più il tasso di analfabetismo dell’epoca si potrebbero togliere i “limiti” alla sovranità popolare. Togliere la “rappresentatività” e dare la democrazia diretta attraverso:

Il referendum deliberativo senza quorum;

Il referendum propositivo deliberativo senza quorum;

Queste modifiche porterebbero i cittadini a partecipare attivamente all’esercizio della funzione politica e di quella amministrativa. Attraverso i “comitati referendari” i cittadini, partendo dai Comuni, potranno collaborare con l’amministrazione in una forma di “città stato” a sovranità popolare. Aggiustare il tiro é indispensabile perché troppi si sono appropriati della sovranità popolare, attraverso la delega, e la usano non per l’interesse della Nazione e dei suoi legittimi proprietari ma per tutt’altro.

Cambiare la Costituzione é indispensabile.

Buona festa della Repubblica

www.listacivicapopolare.org

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Ruggiero Riefolo

Ruggiero Riefolo

1946 nasce la Repubblica italiana. Con una bella Costituzione che all’Art. 1 recita “La sovranità appartiene al popolo.”. Ma la sovranità dei cittadini é limitata dalla stessa Costituzione solo per esprimere un voto e dare una delega in bianco. In Svizzera “Nazione Confederata” i cittadini hanno la vera sovranità, in una Democrazia diretta, dove tutto, dalle Leggi alle spese amministrative, è sottoposto con lo strumento del Referendum Deliberativo all’accettazione da parte dei cittadini. Questa é l’unica e reale questione che mette in evidenza la sovranità di un popolo che attraverso quello strumento controlla il Governo della Nazione in tutti i suoi livelli.