“Tic-Toc-Tic-Toc” non ci sono altri rumori

“Tic-Toc-Tic-Toc” non ci sono altri rumori

In questi giorni di tristezza e di cordoglio ho scritto e letto fiumi di parole, ho cercato di informare senza cadere nell’inganno dell’emotività.

Poi ho trovato su facebook questo pensiero di Giulia Trani, figlia di un mio amico, sono crollato, ho pianto.

Giulia è riuscita a descrivere la tragedia in modo diverso. Come vorrei scrivere come ha fatto lei.

Tic-Toc-Tic-Toc” le lancette scoccano nel buio denso della stanza. Lei è lì nel suo lettino, sotto la trapuntina delle principesse e il pigiamino rosa. Abbraccia forte il suo orsacchiotto profumato di lavanda, la mamma l’ha lavato appena ieri. Non gli ha ancora dato un nome perché “Orso” le piace, gli si addice. Si gira e si rigira sul cuscino, sente un po di freddo ma la sua testolina è altrove: sogna fate ed elfi del bosco, chissà se un giorno ne vedrà mai qualcuno dal vivo.

Lui è lì nel suo lettino, sotto la trapunta azzurra che proprio non gli piace. “Eddai mamma voglio quella verde!” “No, questa tiene più caldo”, il suo giovane corpo ancora scosso dall’adrenalina, quella della partita dei Mondiali vista con papà che l’ha gasato. E che partita! Sogna di diventare anche lui bravo a pallone così.

Anche lui è lì nel suo letto, non si ricorda nemmeno la trapunta di che colore è, non gli interessa. Prima di dormire si è organizzato su WhatsApp con i suoi amici: “Domani è sabato sera, si va a ballare!”

E poi che tranquillità, finalmente un giorno senza scuola, grazie al brutto tempo. Ascolta la pioggia che batte sulle finestre e spera che domani ci sia il sole.

“Tic-Toc-Tic-Toc” l’orologio segna le 5.

Ma il buio si fa più denso e compare un altro rumore. L’aria si smuove e le pareti iniziano a tremare. Le prime grida arrivano dall’esterno, ovattate, trascinate dall’acqua che non si ferma di fronte a nulla, porta via tutto ciò che incontra.

E poi di nuovo silenzio. “Tic-Toc-Tic-Toc”.

Lei è ancora lì nel suo lettino, sotto la trapuntina delle principesse e il pigiamino rosa. Il nome del suo orsacchiotto l’ha deciso il fango e lei non potrà mai più vedere le fate e gli elfi del bosco.

Lui è ancora lì nel suo lettino, sotto la trapunta azzurra che proprio non gli piace. Forse vorrebbe rivivere la lite con sua madre, abbracciarla e accontentarsi di quella coperta là, ma i detriti hanno fischiato. 0 minuti di recupero, nessun calcio di rigore.

Anche lui è ancora lì nel suo letto, sotto la trapunta di cui non si ricorda il colore.

Non andrà a ballare con i suoi amici che gli manderanno mille whatsapp, senza ricevere risposta. Per una volta, a scuola, ci sarebbe voluto andare. Domani per lui non ci sarà il sole.

Tic-Toc-Tic-Toc

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Marcello De Rosa

Marcello De Rosa

Amo la mia terra senza se e senza ma. Scrivo la verità perché la verità ci rende liberi. La mia libertà la conquisto giorno dopo giorno svelando il marcio della nostra società