Villa Arbusto in mostra con “De Angelis, una famiglia di Artisti”

Villa Arbusto in mostra con “De Angelis, una famiglia di Artisti”

Lacco Ameno. La mostra sarà aperta dal 30 dicembre 2022 – 22 gennaio 2023

Inaugurazione venerdì 30 dicembre, dalle 11. Info e orari: www. Pithecusae.it – tel. 081.996103 Ingresso libero

DE ANGELIS, UNA FAMIGLIA DI ARTISTI

Un’eccezione nel panorama artistico dell’isola di Ischia, un’intera famiglia: i De Angelis.

I quattro De Angelis

Il capostipite Luigi (1886 – 1966), nel suo “candore” è stato uno dei più sensibili pittori italiani della prima metà del Novecento.

Il figlio Francesco (1914 -1984), allievo e seguace del padre, ha rivissuto l’esperienza paterna in termini di sogno e di dolce malinconia.

L’altro figlio, Federico (1910 -1974), ecologo ante -litteram, ha dipinto con rigore cezanniano angoli della sua adorata Ischia e delicati ritratti di familiari.

Il nipote Giovanni (1938), scultore, si è collegato ad esperienze mittleuropee trasponendole in chiave di solarità mediterranea.

Federico natura morta

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STRALCI DI CRITICHE SUI 4 ARTISTI

LUIGI DE ANGELIS (1886 – 1966)

Luigi De Angelis, pittore d’Ischia, è una delle più singolari personalità della pittura napoletana. È difficile concepire più straordinario immaginativo e più raffinato colorista di De Angelis. La sua pittura ha il valore di un poema evocativo, e un poco decadente, sull’isola d’Ischia. Tutte le fantasie degli artisti più smaliziati e sapienti son poca cosa al confronto delle sue creazioni apparentemente ingenue: la sua pittura è come un canto in sordina ed ha una stranissima somiglianza con la pittura “sognata” di Chagall.

Paolo Ricci, Tempo, novembre 1940

Francesco ritratto del padre Luigi mentre dipinge

Quest’isola è piena di pittori e sono quasi tutti barbieri. Il decano e il più celebre, Luigi De Angelis, è un vecchietto basso, agile, vivo con due occhi che nel guardare divergono un poco con una trasposizione fisica che si trae dietro quella pittorica. Seduto presso la soglia del suo studio che è una camera a piano terra sembra custodire le sue pitture che si elencano sulle pareti; un po’ astratto e trasognato. È la sua pittura scialba a mo’ di degli affreschi pompeiani dei quali ha anche certi toni svaniti di rosei e di blu e il garbo delle figure ricavate da un disegno corsivo. Sono le tonalità della Scuola d’Ischia ch’egli ha creato, una scuola di pittura popolaresca quasi più nota di quella che aveva allevato Giuseppe Casciaro che ha un suo timbro particolare anch’essa. Una simile arte, nel migliore dei casi, si rivela contingente a certe necessità estetiche, ove s’intenda reagire a certe forme troppo scolastiche, dotte, in una parola, accademiche. In tali casi una tela d’un barbiere d’Ischia è un’insegna, come a Montmartre una d’Utrillo.

Michel Biancale, Il momento, agosto 1949

Luigi autoritratto con lume

Ecco le barche ancorate nel porto: grossi barconi per il trasporto del vino, tozzi e scuri, ecco la “tarantella” ballata dai pescatori in riva al mare, sul fondo del paesaggio flegreo; ecco l’ariostesca Grotta del Mago, col vecchio pescatore biblico seduto su un sasso; ecco il corteo funebre che si snoda tra le viuzze di Ischia in una candida luce d’alba; ecco il barbone accampato nella baracchetta sconnessa, sotto i pini; ecco la processione che assomiglia a un torneo cavalleresco ed ecco infine l ’autoritratto dell’artista, nell’atto di fare il ritratto ad una Dama, mentre in un angolo dello studio un piccolissimo violinista si contorce sullo strumento e in un altro angolo una Damigella è seduta alla spinetta. È una scena di Petito: assurda e tenera, poetica e grottesca, ed esprime mirabilmente il mondo fantastico e familiare di Gigi.

Paolo Ricci, Vie Nuove, Roma, maggio 1954

scultura

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FEDERICO DE ANGELIS (1910 -1974)

(…) Federico De Angelis non ha fatto molto rumore, se n ’è andato senza avere quel riconoscimento che gli si doveva. Nessuno si è accorto della straordinaria versatilità d ’ingegno di cui lo aveva fornito madre natura. Aveva una inclinazione e una disponibilità eccezionale per le arti. Si pensa a Savinio, fratello di De Chirico, che si occupò di letteratura, di musica, di pittura, ecc. ci si chiede come mai non abbia raggiunto una maturità adeguata; ma bisogna si sappia che è stato sempre poverissimo come il padre, e a tal punto da rasentare l ’indigenza. (…) Aveva un raro finissimo senso della misura, ignoto ai colleghi partenopei suoi contemporanei. Mettetevi di fronte ad una delle nature morte dipinte da lui e osservate quanto armoniosi sono gli spazi in cui sono disposti gli elementi della composizione. Quell’armonia, che è l’essenza dell’arte, di tutte le arti, vi fa dimenticare tutti gli ismi delle ricerche estetiche di ieri e di oggi. (…) Un giorno lo trovai, nella sua casa costruita a livello delle pinete, ma in seguito risultata tre o quattro metri sotto il piano stradale, intento a costruirsi con dei mattoni un forno a legna per la ceramica. Ne sfornò di bellissime e ricordo certe tavole con dei cavallini in bassorilievo che ci dicono della sua disponibilità per la plastica. Mi davano gioia a vederli, sprizzavano vivacità. (…) stando molti anni ad Ischia ho conosciuto durante quel lungo periodo la produzione di Federico. Mi limito a dare il «la», come si dice: accenno solo al modo come si devono guardare quelle pitture. Non dovete pensare, stando di fronte ad esse, alle «macchiette» più che meno impressionistiche che in quello stesso tempo, seguendo a sbieco e sghimbescio la tradizione fine ottocento, uscivano da molti studi di pittori campani. Mai è scaduta a macchietta l ’arte di Federico, che è sobria, senza dubbio, non ha delle pretese pindariche; ma quella contenutezza si accorda bene col suo temperamento, dal che deriva un ’autentica validità. Non s’è accomunato con quelli che si sostengono in funzione dei «clan» o dei gruppi dei rispettivi ismi. Non avrebbe potuto, sempre premuto, incollato a necessità esistenziali; e solo ogni tanto gli avveniva di poter decollare … tentando le corde di un violino rimediato. (Ottavio Pinna, 1980)

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FRANCESCO DE ANGELIS (1914 -1984)

Per Francesco De Angelis, pittore naïf oggi cinquattottenne, l’ora della sofferenza è scoccata molto presto. Figlio del grande Luigi, ragazzo bellissimo e vivacissimo, cade in malo modo mentre gioca con i suoi coetanei. Curato con i mezzi modesti del tempo rimane invalido per tutta la vita. (…) L’Arte è di casa quando si ha un padre che risponde al nome di Luigi De Angelis e, sotto la guida paterna il giovane Francesco muove i primi passi nel campo della pittura, presto s’impadronisce della tecnica e può così versare sulla tela la piena dei suoi sentimenti repressi, le sue visioni, i suoi sogni, la sua desolazione. Vengono fuori cupi paesaggi dove le cose, le persone, le piante, gli animali somigliano a quelli paterni, ma l’atmosfera in cui sono immersi è diversa: la giocondità e giocosità paterne sono svanite ed hanno lasciato il posto a qualcosa di conturbante che è nell’aria lacerata da sinistri bagliori, nel cielo repentinamente oscuratosi come in attesa di un imminente temporale. Indimenticabili sono i grandi quadri dove compaiono file di bastimenti allineati nel porto, tutti forniti di ricche alberature ed abbondanti vele, che si levano come bianchi sudari contro il cielo violetto, ma di cui si ha la certezza che non prenderanno mai il largo come se un maleficio gravasse su di loro. I lunghi moli deserti rendono ancora più tragica la scena e la caricano di una sublime bellezza. Si sprigiona da questi quadri un’altissima poesia che li mette alla pari delle migliori opere della pittura metafisica. (…) Noi diciamo invece ch’è sommamente da ammirare quest’artista che nulla concede alla platea, non si commercializza in un tempo dove tutto è visto in termini di valore venale. Negli ultimi lavori una maggiore serenità personale e familiare gli ha permesso di schiarire un po’ i colori e di intingere il pennello qualche volta nel rosa e nell’azzurro, anche se rimane come dato di fondo permanente una rassegnata malinconia.

Michele Longobardo, 1972

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GIOVANNI DE ANGELIS (1938)

Giovanni, figlio di Federico, inizia poco più che bambino a disegnare e dipingere, poi indirizzerà tutte le sue energie verso la scultura. Ad appena undici anni, nel 1949, vince il “Primo premio del Fanciullo Artista” a Milano. Dal 1950 lavora presso lo studio dello scultore Haller a Zurigo, successivamente, sempre in Svizzera a Basilea, presso lo studio dello scultore Zschokke. Nel 1954 incontra ad Ischia, e frequenta, il poeta Eugenio Montale modellandone un ritratto. Nel 1955 partecipa alla “Quadriennale d’arte di Roma”. Conosce e frequenta lo scultore Giacomo Manzù. Dal 1960 frequenta l’Accademia d’arte di Firenze. Nel 1961 riceve dal governo di Bonn una borsa di studio per l ’Accademia di Monaco di Baviera. Nel 1962 il Museo d’Arte Moderna di Colonia (Museum Ludwig) acquista una sua scultura. Dal 1968 soggiorna per cinque anni a Montarsio (Como) e frequenta a Milano: E. Montale, F. Russoli, E. Fabiani, G. Mascioni, D. Buzzati, P. Chiara, A. Sala, R. Sanesi ed altri. Nel 1973 ritorna ad Ischia e frequenta R. Guttuso, L. de Libero, etc. Nel 1976 lavora per diversi anni a Carrara dove intrattiene un rapporto d’amicizia con lo scultore G. Vangi. Nel 1981 si trasferisce a Novilara (Pesaro). Nel 1994 ritorna ad Ischia. Oggi vive e lavora nel borgo di Ischia Ponte a due passi dal Castello.

(…) L’originalità della scultura di de Angelis consiste proprio nel combinare diverse radici storiche, diverse sensibilità, diverse finalità di ricerche formale, senza alcuna contraddizione. Uomo nordico e uomo mediterraneo, de Angelis guarda contemporaneamente al passato e al futuro, mettendo assieme storie e culture diverse nell’intento di individuare per tutte un minimo comune denominatore. Un ’esperienza che pone de Angelis al centro del mondo, trasmutando l’arte in vita e viceversa, come il mutamento in eterno divenire che rappresenta nelle sue sculture.

Vittorio Sgarbi

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Redazione

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