San Sebastiano martire a Barano e Forio d’Ischia
Il culto di San Sebastiano è ben radicato sia a Forio, sia a Barano. In quest’ultimo Comune, è patrono. È invocato come patrono delle Confraternite di Misericordia italiane, poiché si rileva in lui l’aspetto del soccorritore che interviene in favore dei martirizzati, dei sofferenti (l’agiografia vuole che fosse proprio lui a soccorrere i suoi colleghi uccisi in odio alla fede cristiana e/o a provvedere almeno alla loro sepoltura). Questo tipo di confraternita infatti ha tuttora un preciso carisma assistenziale e gestisce direttamente, con l’opera dei propri volontari, una fitta e variegata rete di servizi socio-sanitari di precisa ispirazione e collocazione cristiana e cattolica. San Sebastiano è anche patrono degli Agenti di Polizia locale e dei loro comandanti, ufficiali e sottufficiali (Breve apostolico del 3 maggio 1957 di papa Pio XII) e degli schützen. Storicamente, a seguito dei Patti Lateranensi, divenne patrono della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale. Non conosciamo ancora con esattezza l’anno in cui fu venerato per prima il Santo martire. Al momento, e negli atti scritti, il 7 marzo 1515 di Barano “prevale” rispetto a quello foriano, che stimiamo almeno al primo aprile 1531.Per Forio, l’atto in questione è contenuto nella Platea d’Avalos (Fonte, il Maestro Agostino Di Lustro in “Storia, arte, pietà popolare in una parrocchia dell’isola d’Ischia, San Sebastiano di Forio” pag.19). L’atto recita: “Marco Poljto, et per esso Fabritio Poljto et fratelli, pagano ogni anno al mese de aprile grana 44 per messe 4 l’anno per lo legato del quondam Giovanni Sferratore per mano di Notare Gaspare de Rogiero a primo de aprile 1531 supra un pezzo de terra et abitacolo dove si dice casa Sferratore come si nota al libro vecchio f.45”. Quella di San Sebastiano in Barano d’Ischia, invece, è una Chiesa che ho personalmente retrodatato ad almeno il 7 marzo 1515. La ritrovo in un atto del 1515 rogato da Marzio Di Maio Notaro. Si parla di un atto di compravendita a favore di Luisa Di Meglio figlia del fu Giovan Antonio. Si parla di Barano e località Tenzio (vicino il Tuocco), iuxta li beni di Vincenzo Lattaro, la Chiesa di Santo Sebastiano e la via pubblica…Dall’archivio di Stato di Napoli C.R.S ex convento di S.M.S.L’opera in foto( Busto di San Sebastiano), è di ignoto scultore di ambito provinciale che risente dei modi dello scultore Francesco Mollica (attivo dalla seconda metà del sec. XVI agli inizi del sec. XVII). Gli occhi di vetro sono stati aggiunti nel sec. XVIII, epoca in cui la statua è stata ridipinta. Fonte: beni culturaliSebastiano era originario, da parte del padre, della Gallia, probabilmente della città di Narbona, e di madre milanese. A Milano venne educato nella fede cristiana. Arruolato nell’esercito di Diocleziano intorno al 283, divenne capo della prima corte della guardia imperiale di Roma. Allo scoppio della persecuzione di Diocleziano, sfruttando la sua posizione a corte, aiutò molti cristiani rinchiusi in carcere, e per questo fu condannato a morte dall’imperatore. Venne sepolto sulla via Appia, nelle catacombe che più tardi prenderanno il suo nome. Di lui ci parla sant’Ambrogio nella 20ª Omelia sul salmo 118.A queste poche notizie storiche se ne aggiungono altre leggendarie, scritte nella Passio del monaco Arnobio il giovane. La condanna a morte del soldato romano venne eseguita su ordine di Diocleziano da un gruppo di arcieri in aperta campagna: legato a un albero e trafitto da frecce, fu lasciato in pasto agli animali selvatici. La matrona romana Irene, andata a raccoglierne il corpo, trovò Sebastiano ancora vivo. Portatolo a casa lo curò. Recuperata la salute, andò al palazzo imperiale a rimproverare l’operato di Diocleziano contro i cristiani. Stupito nel rivederselo davanti, l’imperatore questa volta lo fece fustigare a morte e gettare nella cloaca della città. Lucina, un’altra matrona, ne recuperò il corpo e gli diede sepoltura cristiana. La “Depositio martyrum”, il più antico calendario di Roma, segnala il luogo originario del suo sepolcro ‘ad catacumbas’.Per le sue piaghe, Sebastiano è invocato come protettore degli appestati, e a Milano, durante la peste del 1576-77, San Carlo Borromeo ne rivivificò il culto. Esistono numerose credenze collegate al culto di San Sebastiano. In primis voglio ricordare mia nonna materna Anna Di Iorio che, in occasione di una festa religiosa, ci ammoniva: “chi fatica ‘e fest’ se le magna ‘a peste”. Con ciò voleva riferire che, in occasione del giorno del martirio di San Sebastiano (e non solo), non bisognava effettuare alcun tipo di lavoro, nemmeno domestico. Pena l’ira del Santo. In Italia, i detti variano a seconda delle regioni. Tra i tanti troviamo:San Sebastiano, mezz’ora abbiamo (detto toscano per significare che la luce diurna si è allungata di mezz’ora rispetto al giorno più corto).Per San Sebastiano la neve cade piano piano. Per San Bastiano sali il monte e guarda il piano; se vedi molto, spera poco; se vedi poco, spera assai. San Sebastiano,con la violetta in mano.Nel mondo contadino, il martirio del Santo coincide con l’inizio del periodo di messa a dimora delle patate nel suolo. Da San Sebastiano, a seconda della posizione del terreno e dei ritmi luce-buio-freddo, inizia la “semina” (moltiplicazione per talea). Foto Ivano Di Meglio e Marcello De Rosa







