L’antica arte contadina dei “Calandrielli”

L’antica arte contadina dei “Calandrielli”

Tradizione molto vecchia tra i contadini ischitani, è quella dell’utilizzo di coprigamba in juta (o altro materiale) per proteggere gli stessi dal freddo e, dalla terra nelle scarpe. Non ho ancora individuato l’etimologia del termine “calandriello”, e faccio fatica a trovarne anche il corrispettivo in italiano, se non quello di coprigamba. Ma come si compongono esattamente? Prima del lavoro nel terreno, d’autunno e d’inverno, il contadino si preparava con abiti pesanti per affrontare un duro giorno di lavoro. Il sacco di juta veniva indossato a mo’ di gambale, talvolta imbottito con foglie di leccio o di castagno (o noce anche) per riscaldare meglio il piede e la gamba. Le scarpe contadine ricoperte erano le calosce o galosce, non quelle che conoscio oggi in gomma, ma scarpe con suola di legno e tomaia in pelle, molto artigianale. Nella ricostruzione fotografica, io e il mio caro amico contadino G.Giuseppe Boccanfuso abbiamo legato all’estremità inferiore della gamba e al ginocchio, il sacco di juta con avanzi di spago che avevo nel terreno. Generalmente, tuttavia, i fermi erano costituiti da potature di salice (cutel’ o kutel’) che significa vimine e viene dal latino COLURUS, a sua volta derivato da CORYLUS, vocabolo molto noto del mondo agro-pastorale e citato anche da Virgilio (cit. Vincenzo Di Meglio) o altro scarto d’albero che consentisse di raggiungere lo scopo (vedi la vite). Il lavoro dei braccianti, o dei contadini proprietari, era pesante e scandito da precisi riti. Sveglia all’alba, zappa in spalla, si raggiungeva il terreno. La mattina si cucinavano fave cotte e prodotti dell’orto. In tempi migliori, stoccafisso con patate o spezzatino. Immancabile il bicchiere di vino, o anche due, che accompagnava la merenda delle 11 (‘u mezzecon’), consistente in un po’ di pane con un uovo, o pane e finocchi, pane e pomodoro, ecc. L’acquetta, invece, la si beveva d’estate. Essa era costituita da vino allungato con acqua fresca per far fronte all’arsura estiva. Copricapo doveroso era ‘u maccaturo, cioè un fazzoletto di stoffa che, oltre a proteggere dal sole, conteneva il sudore e i capelli. Tutto ciò sembra il residuo di un mondo arcaico che, per la società globalizzata, è superato. Ma non per la Storia e per le tradizioni che, anche se in misura minore, saranno tramandate alle future generazioni affinché capiscano la fatica della conquista, il sudore per ottenere il piatto a tavola, e il profumo della lentezza del tempo contadino. A noi l’arduo compito.

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Ivano Di Meglio

Ivano Di Meglio

Eterno studente, scavo nei meandri del passato per trovare l'identità collettiva che porti al traguardo della consapevolezza. Mi occupo di cognomazione, Medioevo e usi locali. Cerco instancabilmente atti, prove e quant'altro mi consenta di ricostruire spaccati di vita lontana e vicina.