NOIA E LA RIEVOCAZIONE CONTADINA (fotogallery)

NOIA E LA RIEVOCAZIONE CONTADINA (fotogallery)

Il toponimo NOIA deriva dal greco η άνω γη e ano ge….significa e la…ano sopra…ge Terra. La terra di sopra… Il termine indica oggi un Paese cittadina di Creta, che si chiama ANOGHIA….letterale la terra di sopra. (Vincenzo Di Meglio)

NOIA – SERRARA FONTANA

Nel luglio 1978 del iniziarono i lavori per la costruzione del complesso di Villa Mercede. Don Pietro Monti era una Persona che aveva veramente a cuore i tesori nascosti sotto la superficie ischitana. Durante i lavori di scavo, a metri 4 circa di profondità, sono affiorate tracce di insediamenti greci, databili al III sec. a.C. oltre ad un appiattimento di tegoloni, elevato sull’antico piano di calpestio, è venuto alla luce un tronco di colonna fittile, ceramica ellenistica ed altra del periodo post imperiale. La vitalità stoica sia del luogo sacro, sia del villaggio di Noia, va legata al quel processo di ripopolamento che cominciò ad avviarsi con le prime invasioni saracene (VIII-X); ciò troverebbe conferma nei resti di antiche abitazioni e nella presenza di quella ceramica a vetrina pesante che compare verso il 780 d.C.

Ma la Noia antica non si ferma qui. Tra i frammenti di ceramiche classiche, il Monti trova frammenti paleocristiani, IV-VII sec., identici agli esemplari trovati negli scavi di Santa Restituta, in Lacco Ameno. Durante il periodo romano-bizantino, Noia aveva già allargato la coltura nei campi nelle scelte località di Bocca di Serra, sopra i pianori che si rincorrono tra la Pietra dell’Acqua ed il crinale est dell’Epomeo; le orme di quei lontani agricoltori le abbiamo lette nei frammenti di vasi e di piatti che si trovano un po’ dovunque, databili dal 150 d.C. in poi.

L’abitato romano si allargava sui terrazzi a vigneti che vanno oltre il Fundus S.Andrea, fino ad affacciarsi sul dorsale dell’attuale st. 270. Il periodo di maggiore prosperità lo si ebbe tra il I-IV sec. d.C.: anfore, tegole, pithos, patere, coppe, lucerne, tegami a fascia cenerognola, coperchi con orlo annerito, ecc. La presenza della Ceramica Sigillata Chiara, originaria della Tunisia, ci ha riportato non solo alle date della sua fiorente produzione (II-VI sec. d.C.) ma anche alla riscoperta di quella Noia che, pur essendo posta in montagna, ebbe intensi rapporti con i centri principali costieri dell’Isola, i quali avevano rapporti commerciali con l’Africa del Nord.

A Noia sono state trovate monete, moltissimi frammenti di ceramica Italica o Aretina (datazione 50 a.C – 50 d.C). Un fondo di piatto aretino ci ha permesso di leggere “in planta pedis” il bollo “C.S.P.E.”. Altri reperti più antichi hanno dimostrato che questo centro venne occupato fin dal III sec. a.C.; come dimostrano gli esempi di ceramica campana portati da Pithecussai e trasportati a Noia. Nella Cava Pontina, prima che la vegetazione e la terra ricoprisse tutto, c’erano disseminati, frammenti di tegole, di anfore romane e bizantine. Don Pietro Monti “Ischia, Archeologia e Storia” pagine 700 e seguenti.

Quanto a me, sto cercando di fotografare e “catalogare” tutti i resti di materiale proveniente dal Fundus S.Andrea, di qualsiasi genere e in qualsiasi struttura siano. Tanto è stato perso. Penso all’epigrafe originale del 1374 del Vescovo Bartolomeo Bussolaro, di cui vi parlerò a breve. Per intenderci, era una lastra marmorea dove compariva per la prima volta il toponimo Barano, prima che il sottoscritto retrodatasse Barano negli atti scritti ad almeno il 28 agosto del 1300. La rievocazione contadina in abiti tradizionali del ‘900, colpisce lo spettatore per diversi motivi. Il principale è quello di un tuffo nel passato, in mestieri e figure ormai scomparse nella moderna società globalizzata.

La massaia intenta a cucire, cucinare, mettere toppe ai pantaloni, lavorare e trasportare cesti e pesi, mi ricordano molto le abitudini dei miei avi, nonne in primis. ‘U sciuttapanni, ‘u scalillo per asciugare gli abiti spesso logori e consunti dal tempo, ma comunque rabberciati per resistere ancora alle insidie del tempo che scorreva e scorre. ‘A ‘rattalana o cardalan’ intenta a “grattare” la lana da riutilizzare per materassi e cuscini.

Anche lo scrivente, da bambino, dipanava le matasse di lana con la nonna, ma manualmente e in piccole quantità; compito che ci toccava durante il periodo estivo. L’ingresso nella piazzetta somiglia molto all’ingresso nel Medioevo di Benigni e Troisi. Il novecento (e non solo) si propone in modo vigoroso e toccante. Alla costumista Fernanda, altra anima promotrice, e a tutti gli organizzatori, che con impegno e dedizione, portano avanti tradizioni plurisecolari, vanno onore e merito. Con l’augurio e auspicio che si possa ancora parlare di storia in futuro, coinvolgendo giovani e meno giovani, creando progetti di conservazione e trasmissione di memoria collettiva, ringrazio loro per avermi considerato una fonte attendibile e preziosa. Grazie.

#rievocazionecontadina #noia #serrarafontana #ischia

847 Visualizzazioni
Ivano Di Meglio

Ivano Di Meglio

Eterno studente, scavo nei meandri del passato per trovare l'identità collettiva che porti al traguardo della consapevolezza. Mi occupo di cognomazione, Medioevo e usi locali. Cerco instancabilmente atti, prove e quant'altro mi consenta di ricostruire spaccati di vita lontana e vicina.