L’ISOLA VERDE CHE NON RECLAMIZZA IL SUO COLORE SIMBOLO

L’ISOLA VERDE CHE NON RECLAMIZZA IL SUO COLORE SIMBOLO

Reduce da un fantastico tour per le Medine del Marocco (CasablancaTangeri, Rabat, Fes, Meknes, Chefchaouen, Marrakesh) sono ritornato felice a Ischia per raccontare l’evoluzione di un Paese sotto la guida di un Re illuminato (Muhammad VI). Senonché, al ritorno, mi sono trovato di fronte alla terribile notizia dell’accoltellamento, a Milano, di un vice ispettore di Polizia, nato a Ischia. Doppio dolore: la gravità delle condizioni del poliziotto e il timore che la delinquenza di un marocchino (mai espulso nonostante le recidive) possa esasperare i preconcetti verso un popolo che invece ama la pace, l’ordine pubblico, l’interreligiosità e la multiculturalità.

Il Marocco, a differenza di altri Paesi del nord Africa, non ha sentito il bisogno della primavera araba, in quanto i cittadini sono contenti di come vengono governati. Premesso questo traumatico contrasto tra una tragedia italiana e l’esperienza di viaggio in Marocco, potrei raccontare tanti aspetti di questo paese che mi hanno favorevolmente colpito: la cura del verde (un patrimonio di piante incredibile); le cosiddette” autostrade dell’acqua” ovvero gigantesche e chilometriche condotte in costruzione per trasportare l’acqua sovrabbondante dalle zone piovose alle zone secche che ne necessitano; l’emancipazione femminile (rispetto ad altri paesi musulmani); il sistema pensionistico che prevede di avere l’80% dell’ultimo stipendio, a partire dal venticinquesimo anno di lavoro e da quel momento di non pagare più tasse sugli emolumenti.

Bisogna naturalmente considerare che, a differenza dell’Italia (paesi con molti anziani) il Marocco è un paese di giovani e giovanissimi. Potrei raccontare di come il Marocco si sta predisponendo per ospitare i mondiali di calcio del 2030 (assieme alla Spagna e al Portogallo e anche per gli europei di calcio. Potrei sottolineare il salto civile ed economico di Casablanca, una città che da soli 20.000 abitanti degli inizi del ‘900, è passata ad oltre 3 milioni di abitanti. Ed è il vero centro economico, commerciale, finanziario del Marocco. E molti marocchini, emigrati in Europa, stanno facendo ritorno in patria, dove adesso si trovano occasioni di lavoro.

Casablanca, sotto la spinta iniziale dei francesi, ha attuato ben tre Piani Regolatori (1916, 1946,1984) che hanno razionalizzato la città, fondendo l’architettura tradizionale della Medina con la moderna architettura Art Decò della nouvelle ville. Potrei magnificare l’olio di Argania (Argan), di cui il Marocco è l’unico paese produttore.

Dall’Argania spinosa viene tratto un frutto, al cui interno vi è una mandorla che, seccata e tostata, genera l’olio, anticolesterolo, curativo per dermatiti, ustioni e reumatismi. Potrei smentire il mito del famoso film “Casablanca”, con Humphrey Bogart e Ingrid Bergman, che non fu affatto girato a Casablanca ma negli studi della Warner Bross a Los Angeles. Solo che a Casablanca c’era stato un importante incontro al vertice tra Churchill e Rooswelt, in un famoso albergo che non c’è più e si cavalcava l’onda di questo avvenimento. Churchill tornò più volte a Casablanca e oggi vengono conservati foto e ricordi di questa presenza nel grande complesso alberghiero “Mamunìa”.

Vi ricorda qualcosa di isolano? Il celebre night club “Mamunia” di Tonino Baiocco. Ma la pronunzia esatta è con l’accento sulla “i”.

Ma, anziché tutti questi aspetti, vorrei sottolineare maggiormente un’altra singolarità, perché mi sembra più suscettibile di essere imitata da noi, anche in una realtà insulare come Ischia. Tale aspetto è “il colore della città”.

Ogni città, almeno quelle più tipiche e significative, è caratterizzata da un colore. A quel colore si devono ispirare le tinteggiature delle case ma anche, ad esempio, i taxi. Per esempio, il colore di Marrakesh è l’ocra. E di tale colore sono tutte le case della città e tutti i taxi cittadini. Stupenda è la cittadina di Chefchaouen, la “città blu”. Centinaia di viuzze, anfratti, villette, casupole, tutte dipinte di blu. Uno spettacolo! Tra i popoli del deserto, oltre ai berberi, abbiamo i Tuareg (il popolo blu) perché portano un turbante blu e, pur discendendo dai berberi, non sono mai diventati stanziali e sedentari, ma continuano ad essere nomadi. Fatto sta che frotte di turisti sono attratti dal colore della città. E non è un caso che il Marocco vanti molti siti protetti dall’Unesco, in quanto Patrimonio materiale o immateriale dell’Umanità.

Ho parlato di Medine, ovvero città antiche, centri storici spesso circondati da mura fortificate, caratterizzate da tradizioni, cultura, architettura e artigianato. In queste, un po’ come in Europa, con lo sviluppo del Turismo sono nati tanti Riad, ovvero case vacanza, lì dove c’erano gradevoli appartamenti di gente benestante, a conferma che il turismo mondiale gradisce un tipo di alloggio diverso e alternativo rispetto alle strutture alberghiere, in genere per stare più nel cuore dei centri storici, tra vicoli e stradine. Il Marocco è un mix storico culturale tra i Romani del II secolo d.C., che crearono la metropoli di Volubilis, di cui si possono visitare i resti, la cultura berbera e quella araba. E tutto ha colori decisi e caratterizzanti, dalla terra di colore rossiccio alla tonalità del deserto dei berberi (porpora, rosso, giallo), ai verdi, blu, bianco degli islamici. E il trionfo dei colori viene riprodotto e fissato, in maniera millimetrica e precisa, nei mosaici simili agli azulejos ispanici e portoghesi. E non troverete, in questi mosaici null’altro che geometrie fantastiche che non possono riprodurre figure umane o animali e nemmeno paesaggi. Pura geometria.

Tutto il Marocco è occasione di colori, dalle bancarelle dei fruttivendoli, dove la frutta viene disposta a mo’ di mosaico e rispettando il contrasto di colori tra l’arancio, il verde e il rosso e le concerie, con le vasche di colorazione, per non dire dei produttori di spezie dai mille colori, sapori e odori. Ma la città simbolo della mescolanza di culture è Marrakesh e la sua immensa piazza Jemaa el-Fna, dove si possono ammirare i “garrab” (venditori d’acqua) con enormi cappelli a cono multicolori, dotati di campanelli e si può ascoltare il tintinnio delle campane di rame. E poi giocolieri, acrobati, incantatori di serpenti, musicanti, tatuatori, addestratori di pappagalli.

Un trionfo cromatico, acustico e aromatico. Al confronto, i colori incontrollati delle nostre case (i regolamenti comunali vengono sistematicamente disattesi), per non dire l’anonimo bianco dei nostri taxi o microtaxi, non fanno onore alla bellezza ed unicità dell’isola. Del resto, con l’esistenza di 6 Comuni, sarebbe un’impresa mettere d’accordo i vari amministratori sulla scelta del colore di base.

Noi siamo cittadini “dell’isola verde” (ricordiamo che l’appellativo non è legato alla flora ma alla presenza del tufo verde), ma abbiamo fatto qualcosa per rinsaldare e pubblicizzare questa caratteristica cromatica? La sottolineiamo, la diffondiamo? Eppure, anche il colore della città è un marchio inconfondibile.  Non sarebbe geniale reclamizzare il verde della nostra pietra tufacea? Un solo colore per tutti e sei i Comuni isolani. Non sarebbe geniale sottolineare che il nostro mare, a volte, ha dei riflessi di verde, che lo distinguono dai mari blu intenso? E se i nostri traghetti, i nostri aliscafi fossero improntati con una strisciata verde? E così anche taxi, microtaxi, autobus e tutti i motorini e le auto da noleggio? Pensiamoci, sembra una boutade, una provocazione, ma se questa idea “provocasse” anche la curiosità dei turisti a caccia di simboli, non costituirebbe una svolta del nostro marketing? Non sarebbe un bozzetto utile per il nuovo mosaico propagandistico che Ischia presuppone di realizzare?

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Franco Borgogna

Franco Borgogna

Giornalista "glocal" e' la mia ambizione, un indagatore della società locale, consapevole che Ischia e' parte di un mondo dai confini vasti e che ciò che succede nel mondo globale si riverbera sull'isola così come le sorti del patrimonio naturale e culturale di Ischia riguardano il mondo intero.