LA DENUNCIA. UN PADRE: «ATTI INCRESCIOSI AVVENUTI ALL’INTERNO DELL’OSPEDALE ANNA RIZZOLI»
Finisce sott’accusa il reparto di Ginecologia e Ostetricia del “Rizzoli”. Un padre, esasperato da una serie di comportamenti poco professionali di alcuni sanitari, ha presentato un formale reclamo alla Direzione.
Una dettagliata cronaca dei fatti con l’esposizione dettagliata dei comportamenti che mette in luce uno status inquietante su alcuni atteggiamenti.
«Mi rivolgo a voi con grande disappunto per segnalare alcuni fatti incresciosi che ha vissuto mia moglie all’interno della vostra struttura e che debbano essere portati alla vostra attenzione con estrema urgenza. – scrive il genitore – Premetto che mia moglie è stata ricoverata presso il reparto di Ginecologia e Ostetricia dell’Ospedale “Anna Rizzoli” di Lacco Ameno all’inizio del mese a seguito di un intervento chirurgico di parto cesareo con il quale ha dato alla luce mia figlia. Durante il suo ricovero, abbiamo avuto modo di notare un comportamento non professionale e particolarmente preoccupante da parte di alcuni membri del reparto pediatrico. Vi elenco di seguito i fatti a cui mi riferisco:
– Nel momento in cui, non solo mia moglie, ma anche altre donne ricoverate chiedevano aiuto al personale della pediatria gli veniva risposto che dovevano farle da sole determinate attività poiché quando sarebbero state dimesse loro non potevano più aiutarle;
– Una delle donne ricoverate in camera con mia moglie ha raccontato che aveva chiesto aiuto al personale della pediatria per effettuare un cambio pannolino al suo neonato, ma la risposta che ha ricevuto è stata “Mi sono appena fatta le unghie e non posso aiutarla” andando via e lasciando la paziente stupita dalla risposta appena ricevuta;
– Una sera del parto, intorno alle ore 22:30 circa, sempre due donne appartenenti al reparto pediatria, entravano all’interno della camera dove era ricoverata mia moglie e chiedevano alle partorienti chi di loro volesse lasciare il proprio nascituro durante la notte all’interno del nido. Tutte e quattro le donne, compresa mia moglie, rispondevano se fosse possibile far portare i neonati all’interno del nido in modo da poter sfruttare la notte per recuperare le energie. Avendo aderito a tale possibilità, una delle due sanitarie riferiva queste parole “Se li portate al nido noi gli daremo il latte artificiale ed è responsabilità vostra se sono allergici e se gli succede qualcosa”. Dopo tale risposta, mia moglie, molto turbata da questa fa presente che quello che hanno appena riferito si tratta di “Terrorismo psicologico”. Immediatamente l’operatrice sanitaria rispondeva dicendo “No, signora ma quale terrorismo psicologico, noi dobbiamo tutelarci. Metti caso che gli diamo il latte e si affogano? Perciò dobbiamo farvi firmare uno scarico di responsabilità”. Pertanto veniva fatto firmare a tutte e quattro le donne un foglio in bianco sul quale vi erano anche altre firme. Avendo avuto questa risposta, mia moglie mi contatta in lacrime, poiché molto preoccupata su quanto fosse accaduto e su ciò che potesse accadere all’interno del nido.
Mia moglie e la nostra bambina sono state oggetto di un trattamento che ritengo inappropriato e scarsamente professionale. Poiché a mio avviso alcuni soggetti del personale pediatrico si sono mostrati svogliati e pertanto hanno contribuito a creare uno stato di stress psicologico aggiuntivo, già aggravato dalla recente operazione, ed inoltre questi atteggiamenti hanno avuto un impatto negativo sul recupero fisico e mentale di mia moglie e sulla nostra tranquillità genitoriale. Comprendo che la gestione delle situazioni di parto e post-parto sia complessa e delicata, tuttavia, ritengo che la professionalità e il rispetto per i pazienti debbano essere sempre garantiti.
Il comportamento riscontrato, purtroppo, non è stato all’altezza degli standard che ci si aspetta in un ambiente ospedaliero e ci ha lasciati turbati. Spero – conclude la lettera – che possiate prendere in considerazione questi episodi e avviare le opportune verifiche, affinché simili situazioni non si ripetano e vengano adottate misure idonee per garantire un trattamento rispettoso, di civile assistenza e umano per i pazienti».

