IL VIAGGIATORE SILENZIOSO (CHE NON SI PRENDEVA TROPPO SUL SERIO)

IL VIAGGIATORE SILENZIOSO (CHE NON SI PRENDEVA TROPPO SUL SERIO)

Più stretch che ricerca

C’era una volta, e forse c’è ancora, un viaggiatore silenzioso. Non un eroe, non un santo e neanche uno di quei tipi sempre illuminati. Camminava con passo morbido, come se avesse tempo. Non aveva fretta di arrivare da nessuna parte, forse perché sapeva che il punto non era arrivare.

Non si prendeva troppo sul serio: ogni tanto inciampava, rideva di sé, si rialzava… e continuava. Aveva capito che nella vita l’importante non era essere perfetti, ma essere presenti e, magari, farsi una risata ogni volta che la mente complicava le cose.

Un giorno, passando vicino a una palestra con luci al neon, vide un’insegna:

“Power Yoga Sculpt Core Flow Extreme”.

Si fermò un attimo.

Pensò: “Interessante, dev’essere una nuova scuola tantrica di autodistruzione elegante”.

Entrò.

Dentro trovò tappetini allineati come truppe d’élite, leggings luccicanti, pose plastiche e visi molto tesi a sembrare rilassati.

Un cartello diceva: “Respira con stile, suda con grazia”.

La maestra, in equilibrio su un avambraccio, gridava: “Attivate il gluteo sacro e sorridete al vostro ego!”

Il viaggiatore silenzioso sorrise.

Non per giudicare, ma perché aveva imparato che lo yoga non era nato per dividere il corpo in pezzi fotogenici, né per sfidare la gravità alla ricerca di like.

Aveva incontrato lo yoga in luoghi semplici: sotto un albero, su un pavimento polveroso, nel silenzio tra un respiro e l’altro.

Lo yoga, per lui, era un modo per sentire, non per apparire.

E così, senza dire nulla, uscì dalla sala e si sedette fuori, al sole, con le gambe incrociate e il cuore leggero.

Cominciò a raccontare.

Non ad alta voce, ma nel modo in cui solo chi ascolta davvero riesce a raccontare: a partire dal corpo, dalla terra, dal silenzio che contiene tutto.

Mentre il sole si stendeva sul marciapiede come un vecchio gatto pigro, il viaggiatore pensava a quanto lo yoga fosse cambiato.

Un tempo, lo yoga era un sentiero, non una vetrina.

Era fatto di domande più che di risposte: Chi sono? Perché soffro? Come posso vivere pienamente, senza farmi governare da ogni onda della mente?

Oggi, ci si piega molto, ma si scava poco.

Ci si allunga, ma non si ascolta.

Ci si guarda allo specchio, ma raramente ci si guarda dentro.

Gli asana, quei gesti sacri nati per rendere il corpo stabile e pronto alla meditazione, sono diventate acrobazie da postare, più che porte da varcare.

Non è una colpa. È solo che il mondo corre, e quando si corre si perde il dettaglio.

Ma lo yoga vive nei dettagli, nei millimetri del respiro, nell’intervallo tra un pensiero e l’altro Perché l’esperienza del Sé, lo sapeva bene il viaggiatore, non è “wow”, non è rumorosa, non ha bisogno di luci soffuse né di playlist motivazionali.

Non serve a impressionare gli altri, né a sentirsi speciali.

Quando accade, accade in silenzio.

Come quando ti accorgi all’improvviso che stavi già respirando, senza sforzo.

È semplice, naturale.

Un momento in cui non succede nulla di eclatante, eppure tutto è chiaro.

La vera ricerca spirituale non ha l’aspetto di una conquista da esibire, ma il tono quieto di un ritorno a casa.

Non ha bisogno di scene, solo di presenza.

Ed è lì, in quella semplicità, che lo yoga ritrova il suo sapore autentico.

Ma questa è solo la prima tappa del racconto.

Il viaggiatore ha ancora molto da condividere.

E, forse, anche tu hai già iniziato il tuo cammino.

542 Visualizzazioni
Michelangelo Stegani

Michelangelo Stegani

Il viaggiatore silenzioso Una rubrica semiseria di yoga, vita e altre pieghe dell’anima. In un mondo dove anche il silenzio ha bisogno di una buona connessione Wi-Fi, c’è ancora chi cammina piano, ascolta tanto e parla poco. Il viaggiatore silenzioso non insegna, non predica, non vende l’illuminazione in comode rate mensili. Osserva, respira… e ogni tanto racconta. Questa rubrica è il suo diario aperto: una raccolta di riflessioni, scoperte e sorrisi su come lo yoga (e la vita) abbiano bisogno di meno rigidità e più presenza. Una rubrica per chi cerca profondità senza pesantezza, per chi si è chiesto almeno una volta: “Ma io, in mezzo a tutto questo stretching… dove sono finito?” Benvenuti tra le pieghe di una ricerca leggera. miki6975@hotmail.com Cell 3389771638