IL TRUSH DEI CORPI

IL TRUSH DEI CORPI

Agosto 2025 è stato caratterizzato dalla polemica sul trush, sul cattivo gusto di eventi, spettacoli e influencer, che si propongono al pubblico; ma si è trascurato di sottolineare un’altra manifestazione di cattivo gusto, quella che Massimo Recalcati (psicoanalista) ha definito “l’ossessione dei corpi perfetti”: rifacimento maniacale di parti del corpo o tatuaggi spesso pacchiani in zone impensabili del fisico. E’ sotto gli occhi di tutti che, in particolare tra i turisti provenienti dall’entroterra metropolitano di Napoli, ci sia un abuso della chirurgia estetica (labbra, seno, glutei) e dei tatuaggi.

Quale scienza si occupa di studiare i tatuaggi? In realtà non ce n’è una sola omnicomprensiva. Sono diverse discipline che se ne occupano: l’antropologia, la medicina legale, la dermatologia, la psicologia.

Naturalmente (e questo ce lo dice l’antropologia) una cosa sono i tatuaggi di alcuni popoli primitivi o di gruppi etnici lontani dal mondo convulso, che denota la volontà di appartenenza a un’etnia, a una tribù, a determinati riti religiosi, altra cosa è l’alterazione di corpi alla ricerca di un’illusoria perfezione fisica.

Aggiungiamo che mentre le dive dello spettacolo o della comunicazione, del jet set, hanno mezzi economici a sufficienza per ricorrere a chirurghi estetici di livello, spesso il popolino, le ragazze della piccola borghesia ricorrono a mestieranti dell’estetica improvvisata, con effetti a volte sconcertanti. Secondo lo psicoanalista Recalcati, nella ricerca della perfezione fisica non c’è solo una motivazione estetica ma anche una psicologica: un modo di esorcizzare l’idea di morte. Si tenta un ringiovanimento artificiale per rinviare l’invecchiamento e l’avvicinamento a una fine che tocca a tutti, prima o poi. Hai voglia di richiamare grandi intellettuali del passato, come Flaubert, che sosteneva che la bellezza di una persona sta nei dettagli, nei particolari, nell’unicità (anche nell’imperfezione), non nell’uniformizzazione corporea di massa. Ma poi, si chiede Recalcati, la presunta perfezione fisica determina, di per sé, la felicità? L’uomo palestrato e col fisico scolpito è più felice? Paradossalmente la ricerca della perfezione può arrecare maggiore infelicità, perché sollecita ulteriore passi verso una sempre maggiore perfezione, mai raggiungibile.

Fin qui le considerazioni di ordine antropologico e psicologico. Ma a noi ischitani, figli di una terra bellissima, invasa periodicamente da masse turistiche omologate, interessa trarre anche qualche conclusione sociologica. Che impatto ha questa mania della perfezione corporale sulla inclusione e integrazione sociale tra ospitanti e ospiti? In che maniera i locali (le nostre ragazze, i nostri ragazzi) si approcciano a turisti campani dediti a pratiche estetiche molto meno utilizzate dagli isolani? Credo, sinceramente, che nel concetto (che respingo per volgarità e generalizzazione) dei “mao-mao metropolitani” ci sia ampiamente anche questa componente estetica. Il crocifisso sulla gamba, i nomi di figli, amanti, compagni, incisi su braccia, collo, spalle, parti intime, non faciliti un’interrelazione tra residenti e avventori.

I turisti metropolitani restano pertanto un corpo estraneo al nucleo sociale stanziale; corpo utile ad alimentare l’economia locale ma mal sopportato e considerato un peso da cui liberarsi quanto prima. E’ paradossale che risulti più facile l’interazione residente-turista straniero o italiano settentrionale che residente-turista metropolitano. Riuscirà la grande rinascita turistica di Napoli a invertire questa tendenza? La frequentazione di buona parte della società metropolitana con turisti provenienti da varie parti del mondo, aprirà la mente di questi cittadini, le abitudini, i costumi, l’educazione? O non sarà sufficiente, atteso che la città soffre ancora di dispersione scolastica, bassa scolarizzazione e, come emerso da una recente indagine OCSE, il 60% dei campani ha un bassissimo livello cognitivo? Senza scuola e formazione, sarà sufficiente il solo sviluppo turistico a sconfiggere la povertà educativa di Napoli e Provincia? E Ischia, meta preferita di molti campani, può sperare in un salto di qualità di questi abituali nostri visitatori?

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Franco Borgogna

Franco Borgogna

Giornalista "glocal" e' la mia ambizione, un indagatore della società locale, consapevole che Ischia e' parte di un mondo dai confini vasti e che ciò che succede nel mondo globale si riverbera sull'isola così come le sorti del patrimonio naturale e culturale di Ischia riguardano il mondo intero.