Il cratere del naufragio
INTRODUZIONE
Il “cratere del naufragio” rappresenta prima ancora che un reperto storico e archeologico di straordinaria bellezza e importanza, una fotografia dell’emigrazione greca verso il mediterraneo. Dopo la prima colonizzazione greca (XII-X secolo a.C.) rivolta verso est (soprattutto verso l’Asia Minore), i greci euboici si resero protagonisti di una seconda ondata migratoria verso ovest, iniziata nel secolo VIII a.C. fino al VI sec. a.C. Per molti decenni alcuni addetti al settore hanno dubitato che parte della popolazione greca abbia potuto spingersi talmente a settentrione da raggiungere e fondare quella che poi sarà chiamata Pithecusa. Quali siano stati i motivi, non sto qui a spiegarli, ma saranno oggetto di un successivo post.
Accanto all’oinochoe, è uno dei più famosi vasi pitecusani, il cratere locale con fregio figurativo dipinto con scena di naufragio, egualmente sporadico dalla necropoli, è databile alla fine dell’ottavo secolo avanti Cristo. Questo cratere è il più antico esempio di pittura vascolare figurativa ritrovato in Italia. La sola raffigurazione di un naufragio conosciuta, oltre a quella ischitana, è sul collo di un’oinochoe tardo-geometrica attica, conservata a Monaco. Sul vaso di Monaco, un naufrago si è salvato e sta seduto sulla chiglia della nave capovolta, mentre sul cratere ischitano sotto alla grande nave capovolta vi sono i marinai che cercano scampo nuotando fra i pesci, mentre uno di loro è già finito con la testa nella bocca di un enorme pesce. Oltre a questa analisi, aggiungo che il cratere del naufragio, rappresenta l’inquietudine di un popolo in costante ricerca di terra per vari motivi: instabilità politica, conformazione del proprio territorio sfavorevole, incremento democrafico, guerre, e altro.
Anticipo un’eventuale domanda, ponendomela e rispondendo marzullianamente. Perché sul cratere vi sono raffigurate diverse svastiche? La svastica è un segno simbolico rinvenuto presso innumerevoli popolazioni dalla preistoria fino in età storica. Variamente interpretato nel quadro del simbolismo solare, essa consiste in una croce con quattro braccia di uguali lunghezza che terminano in altrettanti angoli retti volti verso sinistra. Etimologicamente il termine “svastica” deriva dal sanscrito “svastika” che a sua volta è un derivato di “svastì” (prosperità) , composto dal prefisso “su” (equivalente al greco “eu“= bene), da “asti” (verbo “as” = essere) e dal suffisso “ka” con valore diminutivo. La traduzione, dunque, è “benessere”. In seguito ad una errata interpretazione del suo originario significato, fu adottata come simbolo da vari movimenti antisemiti e dal partito nazionalsocialista tedesco (ma coi prolungamenti dei bracci orientati verso destra). Cambiò così radicalmente connotazione, caricandosi di fosche tinte, che per nulla le appartenevano, e assurgendo a simbolo del male e dello sterminio a partire dal nazismo con Hitler.
Per ciò che concerne il cratere tedesco, datato 740-720 a.C. circa, vediamo come ci sia un sopravvissuto al naufragio, seduto sulla chiglia dell’imbarcazione.
L’opera va riletta sulla scorta delle suggestioni delle teorie sui “pericoli del mare”, l’omologia dionisiaca tra mare e vino e su come mare e vino siano esperienze liminali e “altre” rispetto all’esperienza umana.
Rileggendo Omero nei suoi versi e tentando di leggerlo nella scena rappresentata, lo studioso proverà a spiegare se questa immagine sia una prova di come esistesse un Omero prima di Omero.
Fonti: Museo Archeologico di Pithecusae Isola d’Ischia di Giorgio Buchner e Costanza Gialanella, Roma 1994, pagina 65. Integrazioni Ivano Di Meglio; archeofruili.it; lacooltura.com;






