NONNA MARIA: 101 PRIMAVERE DI BONTÀ

NONNA MARIA: 101 PRIMAVERE DI BONTÀ

Maria Giovanna Mattera, nasce a Barano d’Ischia il 15 gennaio 1922, da mamma Filomena Mattera e papà Giovanni Mattera, entrambi contadini. Due sorelle e sei fratelli, un’infanzia scandita dal duro lavoro nei campi. Fin da piccola segue le orme genitoriali e coltiva i terreni di famiglia. Il padre Giovanni, ancor prima di sposarsi, emigra in America. Rientra in patria col desiderio di ripartire, ma viene coinvolto nella grande guerra, conflitto dal quale uscirà menomato di una parte del piede. Svaniti dunque i sogni di ritornare in quella che era la terra delle opportunità. L’esperienza del conflitto mondiale è vissuta dalla famiglia Mattera con l’ansia, la paura di restare “sotto le bombe”. “Scappavamo per le campagne, infilandoci nei cunicoli da noi scavati nel tufo”. Titolo di studio seconda elementare. “Non l’ho nemmeno terminata la seconda, data la necessità di lavorare nel terreno. Lavorai e diventai coltivatrice diretta. Poi mi sposai ed ebbi figli, portando nel contempo avanti i lavori di e per la famiglia. Durante il periodo fascista, il regime ci impose l’autarchia. Fortunatamente eravamo già indipendenti e papà aveva una mola per lavorare grano e orzo. Ai tempi c’era il detto: Dicette Musolin’, a ogni casa ‘nu mulino. Il grano era coltivato fin sopra l’Epomeo, distese intere. A noi spettava tagliarlo, raccoglierlo e caricarlo sull’asilo di nostra proprietà. Non abbiamo mai sofferto la fame, poiché i nostri terreni erano ricchi di fave, piselli, il grano per il pane e tanto altro. Un ricordo va a interi cassoni di fichi secchi e al grande quantitativo di vino che vendevamo. Nel frattempo aiutavo papà nel lavoro delle viti. Lì imparai la potatura, sotto il suo vigile controllo”. Maria mi racconta della messa in atto di tante tradizioni del novecento e non solo. La liscivia per lavare i capelli, il cala cala a Sant’Angelo. Pongo poi la fatidica domanda che si pone agli ultracentenari: qual è il segreto della longevità? Lei mi risponde: “Io non ho segreti. Ma ho un motto: se fai del bene ti trovi bene, se fai del male, ti trovi male. Ho cercato sempre di aiutare il prossimo, dando anche quello che avevo a coloro che non avevano nulla. Mai per me, mai per me”. Una mente brillante quella di Maria, che considero la nonna di tutti. Il suo sguardo è dolcissimo e mi porta indietro nel tempo, con una lacrimuccia che solca il mio viso. Nei suoi bellissimi occhi, ci leggo la storia, il vissuto, i dispiaceri, le disavventure, ma anche la forza, la tenacia di una donna che ha cresciuti figli, nipoti e pronipoti. Una grande voglia di vivere scandita da riti quotidini ai quali non rinuncia mai (nun sia mai). “Mi sveglio ancora prima dell’alba. Sono attiva ancora prima che sorga il sole. La mia colazione è consistente. Faccio invidia ai giovanissimi. Parto, verso le 9.30, con un uovo alla coque di tre minuti, e dico tre minuti di cottura, non di più. Poi una fetta di pane e mortadella e, da bere, un succo di frutta. A pranzo, tutto quello che normalmente si mangia, senza eccezioni. Primo, secondo e frutta. Ma la sera mangio solo un frutto e basta. Un consiglio ai giovani? È un’epoca diversa. Si torna dal lavoro e si deve mangiare. Che si fa, non si mangia? È un’altra vita. Ho lavorato per tutta la vita. Passavo dal “cufanaturo” per lavare le tovaglie sporche di salsa, al lavoro nella ristorazione a Cavascura”. Il protocollo di nonna Maria, di sicuro non fa invidia nemmeno a quello dei reali britannici, ma con in più molta semplicità e capacità di adattamento. Maria ancora afferma: “il bucato doveva essere asciutto l’indomani e pronto per le 13 in punto. Stirato tutto”. E il vino? Il dio Bacco che ruolo ha avuto in famiglia? “Eravamo in maggioranza astemi. Il vino dovevamo venderlo. L’unico a bere era mio padre, ma sempre in maniera morigerata. Insomma, il classico bicchiere di vino”. La dolce nonna degli isolani tutti, non nasconde segreti o formule, ma vive e consiglia una vita semplice fatta di famiglia, amore e tradizioni. A lei il nostro comune ringraziamento.

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Ivano Di Meglio

Ivano Di Meglio

Eterno studente, scavo nei meandri del passato per trovare l'identità collettiva che porti al traguardo della consapevolezza. Mi occupo di cognomazione, Medioevo e usi locali. Cerco instancabilmente atti, prove e quant'altro mi consenta di ricostruire spaccati di vita lontana e vicina.