BULLISMO E RIENTRO A SCUOLA. INTERVENIRE E INCORAGGIARE I RAGAZZI

BULLISMO E RIENTRO A SCUOLA. INTERVENIRE E INCORAGGIARE I RAGAZZI

In alcuni casi particolari, l’ingresso scolastico a settembre può trasformarsi in un vero e proprio incubo. Non per tutti i bambini e i ragazzi è un piacere tornare dietro i banchi dell’istruzione.  È ormai riconosciuta l’importanza delle relazioni positive con i compagni che possono favorire il benessere e l’adattamento a scuola. Il gruppo-classe svolge numerose funzioni significative. In primis favorisce lo scambio di informazioni, incoraggia i più fragili e i meno fiduciosi in se stessi, consente di condividere i problemi e attenua l’impatto emotivo degli eventi negativi.

Inoltre, ha un’influenza decisiva nel processo di “rispecchiamento”: si impara a conoscere se stessi anche mediante la relazione con gli altri e attraverso l’immagine che gli altri rimandano. 

A scuola i bambini e ragazzi, trascorrono tante ore della loro giornata e il rapporto con i compagni può essere un arricchimento e una risorsa o addirittura un peso, in tutti quei casi in cui prevalgono dinamiche di prevaricazione o di esclusione. 

Non è raro purtroppo che anche a scuola si assista ad atti di violenza fisica, psicologica o verbale, di esclusione ed emarginazione, che volontariamente il bullo o la bulla mette in atto a discapito della vittima. Comportamenti che alla lunga possono mettere a dura prova l’autostima della ragazza o ragazzo e causare disagi e sofferenze fisiche e psicologiche.

L’importante ruolo dei genitori

I genitori possono fare tanto per prevenire possibili esperienze negative dei loro figli a scuola e nel contesto delle relazioni con i coetanei. E’ importante creare occasioni di ascolto e di dialogo per raggiungere un buon livello di fiducia reciproca. Cercare di conoscere più o meno i comportamenti dei ragazzi nei momenti di libertà, a scuola, con gli amici, e le numerose esperienze che vivono. Un dialogo aperto potrebbe essere fondamentale anche per le potenziali situazioni di difficoltà. Le regole, se chiare e condivise, consentono di costruire quel limite che permette di avere uno spazio definito in cui poter fare esperienza, muoversi in autonomia e sviluppare una maggiore sicurezza e conoscenza di se stessi. Ammettere di essere vittima di bullismo richiede molto coraggio e molti bambini e ragazzi purtroppo rifiutano di parlarne con i genitori per paura che il loro intervento possa peggiorare le cose. 

Le amicizie 

Ampliare il campo di amicizie e interessi dei figli, incoraggiarli a sviluppare amicizie al di fuori della sfera scolastica, e partecipare ad attività che aiutino a rinforzarne l’autostima e la consapevolezza di sé (come ad esempio recitazione, danza, sport di squadra, associazioni dedicate ai giovani), potrebbe essere una regola importante per seguire una buona strada volta a coltivare le competenze affettive e socio-relazionali: per lavorare sulle capacità di reazione e di ripresa, per trarre poi lezioni dagli ostacoli che si incontrano nella vita quotidiana fronteggiando circostanze sfavorevoli e sviluppando in seguito strategie di risposta efficaci.

Segnalare il bullo ad un insegnante o al Dirigente Scolastico servirà per intervenire e osservare nel modo giusto. La strategia migliore per combattere il bullismo è la prevenzione attraverso attività educative finalizzate a migliorare il clima di classe e a promuovere stili relazionali positivi e social skill. In altre parole, educando all’empatia: favorendo la conoscenza reciproca, il rispetto di regole comuni e la cooperazione. 

Ma è importante anche osservare attentamente che cosa succede nel corso delle attività quotidiane per individuare eventuali cambiamenti indicativi di malessere e disagio: rabbia, paura, vergogna, isolamento. Se viene intercettato qualcosa di anomalo, intervenire è la potenziale soluzione per bloccare gli atteggiamenti dubbi.  

Gli esperti suggeriscono innanzitutto di confrontarsi con gli alunni, perché il silenzio è un alleato del bullismo. E’ buona norma evitare di accendere i riflettori su vittima e carnefice, utile coinvolgere invece tutto il gruppo classe in percorsi educativi pianificando attività che accrescano i comportamenti cooperativi. 

Anche perché, per contrastare il perpetuarsi del fenomeno non basta educare il bullo a controllare la rabbia e a rispettare gli altri, ma bisogna scalfire anche l’indifferenza della maggioranza silenziosa: i compagni di classe, se testimoni di prepotenze, devono saperle riconoscere e segnalarle all’insegnante.  Nella consapevolezza che in classe non può esserci spazio per il bullismo e chiedere aiuto non è un atto di debolezza né un comportamento da spia, ma un modo coraggioso per fermare le angherie. 

Attivarsi contro il fenomeno 

Contro il bullismo, si dovrebbero attivare scuola e famiglia insieme: è importante dunque comunicare con i genitori per mettere in atto un intervento condiviso e coerente. 

Non c’è da drammatizzare, ma nemmeno da sottovalutare la faccenda: affrontarla con la dovuta serenità facendo gioco di squadra per valorizzare l’importanza del rispetto. 

E ricordare ai ragazzi, con la dovuta diplomazia, di non sottovalutare il clima in famiglia: a volte il bullo a scuola è a sua volta bullizzato da un fratello maggiore o addirittura da un genitore che lo “illude di essere vittima”, facendo credere al resto dei genitori che il proprio figlio è il perseguitato, l’oppresso della situazione. “Mio figlio è stato bullizzato, non lo invitano ai compleanni, lo offendono sul pulmino del ritorno lo escludono perché straniero” mentre è lui il vero arrogante e violento all’interno del contesto scuola. 

Il vero subdolo pericoloso e inevitabilmente alimentatore degli insuccessi del figlio è proprio quel genitore che lascia lo scettro del comando al ragazzo, favorendo inconsapevolmente questo fenomeno. 

Il bullismo domestico è ancora più pericoloso perché se i bambini lo assimilano come mezzo di gestione dei conflitti, è molto probabile che lo utilizzino a scuola e con gli amici. 

Il bullismo dei genitori, inoltre, impatta anche sulla salute fisica e sul benessere psicologico, perché i bambini bullizzati hanno difficoltà nelle relazioni interpersonali, in quanto tendono a essere più sospettosi.

Gestione e controllo della vita scuola, ed extra scuola è la buona norma per iniziare un nuovo anno produttivo e rivolto all’istruzione. 

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Valentina Felici

Valentina Felici

Nasce a Roma dove consegue la laurea in Lettere e Filosofia presso La Sapienza. Iscritta regolarmente all’albo della Regione Campania, si ritiene una giornalista molto creativa. Da 13 anni scrive articoli per diversi quotidiani e riviste importanti. Redige comunicati stampa per alcune società di spettacolo e cultura di Roma. Attualmente, si impegna nella stesura di articoli che contrastano la violenza di genere in sinergia con alcune istituzioni pubbliche e aziende, cercando di donare un sostegno laddove ce ne sia bisogno e promuovendo numerosi programmi e campagne di sensibilizzazione.