ECONOMIA IN NUCE DALL’ISOLA AL MONDO

ECONOMIA IN NUCE DALL’ISOLA AL MONDO

“In nuce”, dal latino, significa “in una noce”, cioè in piccolo, in maniera compendiata. E’ possibile riassumere gli elementi basilari dell’economia? Ed è possibile farlo a partire da un’isola, come Ischia, quando il mondo diventa sempre più globale e gli eventi internazionali si riverberano in ogni remota parte del mondo? Qualcuno ha detto, saggiamente, che il battito d’ali di una farfalla in un capo del mondo può provocare una tempesta all’altro capo. Lo chiamano “effetto farfalla”. Io dico che è possibile esemplificare l’economia partendo da ciò che succede economicamente in un’isola e che, per analogia ed estensione, ci fa capire anche ciò che succede o può succedere nel mondo.

Naturalmente è vero anche il contrario: che ciò che succede nel mondo, prima o poi, può ragionevolmente accadere in piccolo anche a Ischia. Allora vediamo: nell’isola d’Ischia si fronteggiano due visioni, l’una particolarmente attenta all’immediato ritorno economico, all’utile stagionale, all’hic et nunc (qui ed ora), per cui non conta ciò che può accadere fra dieci anni ma ciò che accade in questa stagione turistica, e poi c’è l’altra visione, quella di chi si preoccupa del domani, del futuro delle generazioni dei figli e dei nipoti.

E poi c’è ancora chi, come l’amico Graziano Petrucci, su Il Golfo, dice “va be’, si assegna retoricamente e a parole il futuro ai giovani ma, nel mentre, gli si sbarra loro, nell’oggi e nel presente, la strada”. C’è chi preferisce costruire o ricostruire posti letto di alberghi, B&B, case vacanza e chi si preoccupa di sistemare e mettere in sicurezza un territorio bellissimo ma fragile e dice basta alla speculazione edilizia, in particolare quella che aggredisce la montagna e deturpa le coste e pensa che l’unica edilizia possibile e auspicabile sia quella economica e popolare, recuperando stabili esistenti in disuso oppure obsoleti.

C’è chi pensa che l’Epomeo, i boschi, le pinete debbano essere regno esclusivo dei cacciatori e chi si batte per parchi pubblici protetti, innanzi tutto per la sicurezza e poi per preservare la bellezza e l’unicità dei luoghi. C’è chi pensa che l’auto, la moto siano strumenti da incentivare e lasciare liberi di scorrazzare ovunque e senza limiti di velocità e da noleggiare ad libitum ai turisti campani, ai quali è stato inibito l’imbarco di veicoli e chi si preoccupa di salvaguardare la vita umana dai tanti, troppi incidenti mortali o comunque gravi, a cui quotidianamente assistiamo e che ipocritamente piangiamo.

Che in questo modello economico e sociale di Ischia ci siano contemporaneamente una fascia minoritaria di cittadini che accumulano ricchezze (anche immeritate e determinate solo da posizioni di rendita) e una larga fascia di soggetti che si impoveriscono, di lavoratori sempre più vessati e schiavi (spesso fino al punto di diventare complici in un rapporto perverso tra carnefice e vittima) poco importa di tutto ciò. Che bar, ristoranti, esercenti balneari, supermercati, benzinai, trasporti alzino i prezzi alle stelle sembra, ai più, fatto normale e che accade ormai in qualunque meta turistica. Che, date le condizioni di lavoro (o meglio di mancanza di lavoro qualificato), di scarsità di alloggi economici, di insostenibilità dei prezzi dei beni di prima necessità, tanti giovani (i migliori) decidono di andarsene dall’isola, anche questo viene considerato normale ed inevitabile.

Che, attraverso i quotidiani e altri mezzi di informazione, alcuni (pochi) continuano a lanciare allarmi sociali di degrado crescente, pauperizzazione di ampi settori della popolazione (reddito fisso, classe media) a nessuno importa. Anzi, quelli che elevano grida di allarme vengono considerati “disturbatori sociali seriali”. In questo panorama isolano si innestano logiche mondiali di aggressioni di popoli, guerre, desiderio di sterminio, di ritorno all’autarchia, di chiusura a chi non ce la fa.

E l’Italia, indebitata oltremodo, pensa di rimediare applicando un aumento delle accise sul diesel (carburante dei poveri e dei lavoratori del trasporto) oppure pensa di tassare, oltre agli extraprofitti di grandi imprese che hanno usufruito di posizioni di vantaggio nelle contingenze mondiali (e qui ci siamo), anche le Banche (lo pensano a destra ma anche a sinistra).

E questo è sbagliato. E lo spieghiamo: siamo nel pieno di una tempesta climatica mondiale e la crisi sistemica ambientale avrà un impatto con conseguenze micidiali sul sistema bancario, perché la fragilità del territorio (Ischia ne sa qualcosa), delle case, capannoni industriali, strutture e infrastrutture, indebolirà le garanzie bancarie, provocherà crisi economiche da far traballare la patrimonialità delle banche. Non lo dico io, lo ha detto la stessa BCE: il 72% delle società europee potrà subire gravi contraccolpi per lo sconvolgimento dell’ecosistema. Pensate a quanti mutui su normali case, colpite da sismi, alluvioni ecc. andrebbero in discussione, perdendo di valore e garanzia per le banche.

Dunque, tassando le Banche, che solo di recente hanno consolidato la propria patrimonialità, superando gli stress test europei, ma non ancora quelli da crisi ecosistemica, non si danneggerebbero solo settori ricchi e creatori di surplus di utili, ma finirebbero col danneggiare tutti i clienti degli istituti finanziari (imprese ma anche piccoli risparmiatori e investitori). Mentre vengono demonizzati quei politici, quegli esperti economici che, invece, invocano l’applicazione di una tassa patrimoniale (e, per la precisione, una patrimoniale europea, come ha di recente sostenuto il PD).

Il motivo per cui è preferibile una tassa europea, anziché applicata da un singolo Stato, è duplice: perché così si evitano fughe di capitali verso altri Stati e perché tale tassa andrebbe a finanziare la transizione ecologica, stabilita dall’Europa, e non può ricadere tutta sulle spalle di singole imprese, singoli agglomerato sociali. Al di là delle strombazzature propagandistiche, una patrimoniale siffatta andrebbe a colpire non già normali risparmi o possessori di due case, ma esclusivamente grandi capitali, grandi ricchezze. Solo così possiamo sperare di ridurre il debito pubblico e di riequilibrare in parte una società gravemente sperequativa. Sì, l’economia globale si può vedere e capire inforcando gli occhiali sia dei miopi che dei presbiti, per mettere a fuoco la realtà vicina e quella lontana e, alla fine si noterà che seguono le stesse logiche. Sì, l’economia in nuce è chiave di lettura anche della macroeconomia.

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Franco Borgogna

Franco Borgogna

Giornalista "glocal" e' la mia ambizione, un indagatore della società locale, consapevole che Ischia e' parte di un mondo dai confini vasti e che ciò che succede nel mondo globale si riverbera sull'isola così come le sorti del patrimonio naturale e culturale di Ischia riguardano il mondo intero.