L’ISOLA AL CONTRARIO

L’ISOLA AL CONTRARIO

Sperando che il Generale Vannacci non mi citi per plagio (ma il titolo del suo libro si riferisce al mondo, io mi limito alla nostra isola) voglio chiarire i motivi per cui ritengo Ischia isola al contrario. Per quanto ci si possa sforzare di essere comprensivi, di vedere sempre una luce in fondo al tunnel, di giustificare le carenze amministrative dei 6 Comuni isolani, consapevoli della complessità dei meccanismi normativi, finanziari, sociali, facciamo fatica a comprendere alcuni atteggiamenti e decisioni, che danno l’impressione di andare esattamente nella direzione opposta a quella che sarebbe logico imboccare.

Silhouettes and shadows of two people going opposite directions on a rainy day, from waist down, in black and white, upside down;

Si ha la netta sensazione che gli amministratori locali facciano come i salmoni che risalgono il fiume al contrario. Solo che i salmoni, in questa loro stranezza, svolgono in realtà una funzione positiva, in quanto vanno a deporre le uova per assicurare alla prole acque ossigenate e dolci. Gli amministratori no, vanno contro la direzione logica, incapaci di andare a depositare uova progettuali serie e concrete per il futuro dell’isola.

Solo qualche esempio: rispetto alla proposta di istituire un Parco Regionale Protetto del Monte Epomeo, soprattutto ai fini della sicurezza degli abitanti a valle, minacciati dal dissesto idrogeologico a monte, decidono di non decidere, preoccupati dei voti dei cacciatori e di chi pensa sciaguratamente di costruire sempre più in prossimità della vetta dell’Epomeo.

Il bello, il paradosso è che, mentre i proponenti del Parco Protetto tendono a coinvolgere tutti, cacciatori compresi, nella gestione della montagna, sono proprio i cacciatori, ben presenti e protetti nei consigli comunali di Forio e Serrara Fontana, a litigare tra di loro e ad ammantare questi loro litigi di reciproche denunzie di abusivismo edilizio, di comunicati stampa di rivendicazioni a sé nientepopodimenoché del risultato di aver salvato un week end di caccia, esentati dal divieto di trasporto di armi su navi e aliscafi, in occasione del G7 a Napoli.

E così si accapigliano le varie sigle venatorie sulla primogenitura del risultato. Tutto questo mentre, lontano dal Palazzo Reale, sfilavano in città manifestanti con striscioni e cartelli contro la guerra e contro le armi. Un susseguirsi di paradossi. E non è nemmeno bello che alcuni organi di informazione locali, pur di fare audience, prestino sponda a questa o quella organizzazione venatoria contro l’altra.

E che dire dei Sindaci che, mentre trovano sempre difficoltà a prendere decisioni unanimi, trovano il tempo di firmare un documento che sponsorizza l’ampliamento del calendario venatorio, con l’inserimento del lunedì. Ovviamente il problema non è l’aggiunta del lunedì ma la distorsione che i Sindaci hanno delle priorità amministrative, del sovvertimento della scala delle cose più importanti ed urgenti da attuare. Ma i Sindaci dell’isola si rendono conto dei problemi della Sanità? Hanno idea di quante persone sono scoperte di medici di base? E di quanti, per averlo, si sono accontentati di trovarlo in un Comune diverso e lontano dalla propria abitazione?

Hanno idea dei tempi di attesa per visite ambulatoriali, controlli, interventi chirurgici? Certo, si dirà che è un problema nazionale, che molte carenze sono regionali, ma anziché compulsare i vari onorevoli o amministratori provinciali e regionali per la difesa di interessi corporativi (cacciatori, balneari, speculatori edilizi e ribadisco “speculatori”, non certo i cittadini bisognosi di un tetto), li compulsino per i bisogni reali della popolazione. E tra i bisogni reali segnalo il caro prezzi dei generi alimentari, che sono molto più alti di quelli della terraferma. Non ci vengano a dire che tutto dipende dai costi dei trasporti marittimi. E’ una balla!

Vedo che le varie organizzazioni del commercio, artigianato e trasporti, si sono organizzate per richiedere alla Regione un miglioramento nel settore del trasporto marittimo (che sono necessari) ma non sento parlare di organizzare a terra, in prossimità dei porti, depositi centralizzati di stoccaggio delle merci in arrivo dalla terraferma, in attesa di essere poi smistati nell’isola con mezzi più piccoli e sostenibili, evitando di far percorrere l’anello stradale isolano da articolati abnormi. Così come non vedo la volontà degli amministratori di disciplinare orari di arrivo, di percorrenza e distribuzione delle merci ai punti vendita al dettaglio.

Ma torniamo al caro prezzi: ci sono poveri assoluti sull’isola, impossibilitati a mettere il piatto a tavola e, per fortuna che esistono Associazioni di volontariato benemerite e solidali e la Caritas che danno un supporto, ma c’è uno scivolamento di una fetta importante del ceto medio verso un deprimente abbassamento del tenore di vita. Si trascura la salute, si contraggono i consumi, si rinvia qualsiasi lavoro di manutenzione della propria abitazione.

Vogliamo dire qual è la ragione principale per cui a Ischia tutto costa più caro? E’ il modello di sviluppo che ci siamo dato che distorce tutto. Il turismo massificato e concentrato in 4 mesi, porta a ridurre il patrimonio abitativo che sempre più si trasforma in patrimonio extralberghiero, per cui il fitto di una casa per residenti diventa proibitivo (se la trovi). Per cui il costo di fitto di un locale commerciale è accessibile solo a catene commerciali importanti.

Il lavoro concentrato in 4 mesi e massificato porta a uno scadimento dei servizi offerti e, addirittura, a uno scadimento del livello di accoglimento e cortesia verso i clienti da parte di operatori economici e lavoratori sotto stress per gli orari prolungati di lavoro e per la concentrazione della domanda in fasce temporali ristrette.

Dispiace, in questo quadro, che anche il Sindaco d’Ischia, che pure aveva imboccato la strada di un ripensamento del modello turistico, in una recente intervista al Golfo, abbia detto che Ischia non ha bisogno di rivoluzioni ma solo di aggiustamenti, avendo meccanismi collaudati e funzionali.

Non è così, bisogna andare verso un modello socio economico alternativo, sostenibile che, partendo dalla messa in sicurezza del territorio, offra al turista un luogo piacevole da vivere con lentezza e in simbiosi con la natura, con la storia, l’archeologia, la geologia dei luoghi. Che offra al turista, stressato dai ritmi folli delle città, un’oasi di benessere totale psicofisico e di “remise en forme”.

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Franco Borgogna

Franco Borgogna

Giornalista "glocal" e' la mia ambizione, un indagatore della società locale, consapevole che Ischia e' parte di un mondo dai confini vasti e che ciò che succede nel mondo globale si riverbera sull'isola così come le sorti del patrimonio naturale e culturale di Ischia riguardano il mondo intero.