TROPPA CONFUSIONE SULLA CASA. A VOLTE, PER DIFENDERE I DEBOLI, BISOGNA ATTACCARE I FORTI
A volte capita che lotte in buona fede e di sani principi finiscano per essere controproducenti. Uno di questi casi, quello che rappresenta la madre di tutte le battaglie, che tiene sui carboni ardenti la maggior parte degli isolani, è la questione dell’abusivismo edilizio e delle proposte di legge tendenti alla dilazione, graduazione o mitigazione della pena dell’abbattimento. E ho detto “pena” non a caso, perché sono d’accordo con quei legali che sostengono che l’abbattimento di una casa è ingiustamente considerato sanzione amministrativa e riparatoria della violazione del territorio, quando di fatto diventa una vera e propria sanzione penale, data la gravità della privazione abitativa. E, in quanto tale, dovrebbe prevedere una prescrizione (10-20 anni?). Abbattere e lasciare senza casa una famiglia dopo 30-40 anni che vi ha abitato è disumano e irragionevole.

Tra le proposte in campo quella che ha più probabilità di essere approvata in Parlamento è la proposta di legge Zinzi, per la graduazione degli abbattimenti secondo una scala di priorità. Questa è una proposta ragionevole e che fa un po’ di giustizia sociale (cosa che compete ai legislatori e non ai giudici, che devono considerare tutti i cittadini uguali davanti alla legge, a prescindere dal ceto sociale o da altri criteri discriminanti). Tale proposta è stata assegnata alla Commissione Giustizia alla Camera e merita l’accoglimento, a patto che tutti i cittadini comprendano che tale provvedimento deve segnare un punto fermo nella storia dell’abusivismo, oltre il quale nessun altro abuso sarà tollerato. Uno degli errori che più frequentemente commette chi vuole difendere la causa dei deboli è la “generalizzazione” dei casi. Andare sotto il Palazzo comunale di Napoli o sotto il Palazzo comunale d’Ischia, partendo dalla Pretura (ma perché di sabato pomeriggio quando non c’è nessuno?) e chiedere lo stop alle ruspe e la moratoria di 12 mesi per tutti è apparentemente giusto. Senonché, a mio avviso, non tutto l’abusivismo dell’ambito metropolitano è equiparabile. In Provincia di Napoli ci sono situazioni che non conosciamo, che sono avvenute anche in assenza dei tanti vincoli che hanno paralizzato, in alcuni casi, una regolare edilizia a Ischia.

Per non parlare di situazioni opache (dove c’è infiltrazione malavitosa) in alcune zone problematiche della provincia. C’è poi un’altra generalizzazione in cui si cade spesso: la confusione tra “alghe” e “pesci” (grossi). Ci si lamenta (a giusta ragione) che ad essere abbattute sono generalmente solo le case (modeste) di povera gente, ma – nel contempo – nessun cittadino evidenzia casi clamorosi di grandi speculazioni edilizie che, pertanto, in mancanza di pressione popolare, rimangono indenni dalle demolizioni. Ma se, alla fine, ad emergere è solo l’abusivismo di necessità (io lo definirei “povero”) è ovvio che la conseguenza è l’abbattimento delle case dei poveri cristi.
A Ischia, come ormai si sa, l’Associazione CO.RI.VERDE (di cui faccio parte), maggiore sponsor del progetto di PARCO REGIONALE PROTETTO DEL MONTE EPOMEO, si è offerta di fare da “postino” responsabile verso le autorità preposto al controllo della legalità urbanistica, per conto di cittadini che vorrebbero denunciare casi di macroscopici e nuovi (e sottolineo “nuovi”) abusi edilizi ma non hanno il coraggio, per una serie di ragioni che non stiamo a sindacare. La segnalazione non può che riguardare casi di interesse generale, non lesioni di interesse particolare e soggettivo.

Qualcuno, ingenerosamente, ha considerato questa funzione civica una sorta di “delazione”, non comprendendo che se non si ferma il nuovo abusivismo e in particolare l’abusivismo speculativo, giocoforza diverrà sempre più impossibile sciogliere il nodo gordiano dell’abusivismo storico e, nel frattempo, ad essere abbattute saranno solo le case dei poveri cristi. Personalmente, ho la massima stima di un cittadino attivo come Gennaro Savio, che effettivamente si fa carico della causa dei poveri cristi, di chi ha costruito una modesta, unica casa per il proprio nucleo familiare. Tuttavia non sento, nemmeno dal suo movimento di protesta, una parola chiara di denuncia di abusivismi macroscopici e speculativi ma una generica condanna di ingiustizia sociale nella scelta degli abbattimenti.
Ora, così facendo e considerando che c’è una disparità di difesa (secondo le disponibilità economiche e le possibilità di ricorrere ai migliori amministrativisti della piazza), appare ovvio che, non per volontà discriminatoria dei giudici bensì per selezione darwiniana, alla fine si salvano solo i più forti. Questi gli equivoci intorno alla questione, poi ci sono doverosi distinguo da fare: quando si parla di “abusivismo di necessità” si commette un errore se non lo si storicizza. Vale a dire che solo a posteriori si può parlare di “abusivismo di necessità” e cioè considerando che certi abusi relativi a prima e unica casa da abitare è stata la conseguenza di gravi carenze degli enti pubblici (nazionali, regionali e locali), con la mancanza di Piani Regolatori, di controlli tempestivi, di assenza di politiche di edilizia sociale, di tutto ciò che ha favorito il proliferare di un’edilizia irregolare. Se invece usiamo la definizione “abusivismo di necessità” riferito al tempo attuale o futuro, compiamo un grave atto di legittimazione di un reato.
Così pure, si commette l’errore di creare aspettative immotivate e fuorvianti, quando – con superficialità – si invoca l’applicazione della Costituzione nella difesa della casa minacciata di abbattimento. La Costituzione dichiara “inviolabile” la casa, ma di chi ce l’ha e ce l’ha in maniera legittima, non di chi costruisce in violazione delle norme. Per quanto riguarda il diritto all’abitazione, esso non equivale al diritto ad avere una casa in proprietà. E’ irrealistico pensare che l’Italia possa assicurare a tutti una casa in proprietà, anzi il nostro Paese è quello che ha un’alta percentuale di case in proprietà, rispetto ad altri paesi europei. Il problema è che in Italia, in Campania, a Ischia mancano edilizia sociale e appartamenti da fittare, per una serie di motivi, per lo più legati ad uno sviluppo incontrollato dell’overtourism.
Quindi, chi ha competenze legali, maggiore conoscenza delle norme urbanistiche e amministrative, aiuti i cittadini meno attrezzati sul fronte delle cultura tecnico – giuridica, non contribuisca a confondere loro le idee e a creare in loro aspettative che non potranno mai essere soddisfatte. Dispiace dirlo, magari può apparire anche cinico come atteggiamento, ma tra i modi efficaci di difendere i deboli c’è pure quello di attaccare certi poteri forti (lobby economiche e lobby politiche) che, dopo essere stati i veri responsabili del disastro ambientale e sociale, non hanno a cuore né le norme né tanto meno i cittadini deboli. E’ verso questi potenti che andrebbe indirizzata una forte protesta anziché alimentarli con sostegni, aperture di credito e migliaia di voti.

