Intervista a Marco Sentieri: con “Billy Blu”, il talento di Sanremo 2020 sensibilizza il sociale
Pasquale Mennillo, nome d’arte di Marco Sentieri, nasce a Casal di Principe, in provincia di Caserta, l’11 giugno del 1985. A 16 anni si trasferisce a Roma per coltivare il suo sogno di musicista e proprio qui fonda Il Quarto Senso, un quartetto capace di arrivare ai primi posti di Sanremo Rock Giovani.
Due anni dopo inizia la sua carriera da solista e arrivano i primi successi in festival internazionali in Romania. Partecipa nello stesso paese a un’edizione di X Factor, arrivando ai Bootcamp.
Tornato in Italia, si catapulta in nuovi progetti e inizia a collaborare con Paolo e i Pilla, Nicola e Alessandro.
L’ampliamento della sua carriera è arrivato nel 2019. Marco vince Sanremo Giovani e si è qualifica tra le Nuove Proposte per Sanremo 2020.
Così ci siamo totalmente immersi tra le parole del brano portato sul palco: “Billy Blu”, la canzone intensa che tratta i temi del bullismo.
Marco com’è nata la tua passione per la musica?
«La mia è una passione nata all’età di cinque o sei anni. Appena vedevo un microfono lo raggiungevo per poter approcciare al canto. All’età dei dodici anni ho iniziato ad incidere i primi miei brani, verso i sedici ho iniziato a cantare nelle prime band e poi… non mi sono più fermato».
A Sanremo sei sceso sul palco cantando una canzone contro il bullismo: “Billy Blu”. Da cosa è nata questa riflessione?
«Ho portato un brano che tratta la tematica delicata del bullismo. Mi furono inviate tante proposte ma quella di Billy Blu e’ stata quella che mi ha subito colpito di più. Forse perché in primis ho vissuto questo fenomeno mentre frequentavo la scuola elementare. So di cosa si tratta; ho due figli piccoli e questo tema lo guardo con attenzione. Mia figlia l’anno prossimo comincerà le scuole elementari per questo voglio osservare il fenomeno con aria di salvaguardia. E’ stato motivo di orgoglio per me poter cantare questo brano intenso il 7 febbraio, giornata nazionale contro il cyberbullismo e bullismo».
Hai un grandissimo potere interpretativo. Si evince da come canti e osservi il pubblico. Ami molto il tuo lavoro…
«Me lo dicono in tanti. Sul palco porto il mio vissuto. La mia è sincerità. Canto tirando fuori la mia anima. Quello che si evince non è nient’altro che me stesso. Mi sento umile, amo la mia famiglia, non costruisco nulla, faccio ciò che sento e amo fare. Non a caso nelle giornate piene di Sanremo, cercavo di strappare dei momenti liberi dedicandomi alla mia famiglia e molti mi chiedevano autografi e interviste in via Matteotti mentre giocavo tranquillamente con i miei figli. Conduco una vita normalissima portando avanti le mie passioni con orgoglio e amore. Sono semplicemente Marco e continuerò ad esserlo anche nella musica».
Molti ischitani amano i tuoi successi, per non parlare di Billy Blu, ormai diventato un tormentone. Hai mai pensato o ti e’ stato proposto di venire a Ischia per un concerto? Per noi sarebbe un onore ospitare un grande giovane talento come te…
«Sono molto felice di avere come fan il pubblico ischitano. Adoro l’isola d’Ischia da quando ero bambino, molte volte sono venuto in vacanza con la famiglia, addirittura con mia moglie che era in dolce attesa di mia figlia e ancora non ne eravamo al corrente. Per me sarebbe un onore poter far ascoltare le mie canzoni sull’isola. Mi piacerebbe ricevere una proposta simile in un luogo che amo e che ho vissuto piacevolmente in passato!»
La tua canzone ha insegnato qualcosa ai giovani. Ti sei reso conto di aver fatto riflettere tante persone?
«La canzone racconta una storia vera, la storia di Billy, un ragazzo bullizzato che dopo svariati anni si ritrova a dover salvare la vita di chi lo maltrattava, un compagno di scuola che vuole buttarsi da un ponte. Il mio brano ha cercato di sensibilizzare le persone, lanciando inevitabilmente un messaggio importante e contemporaneo che spero serva nel suo piccolo a sanare questa piaga. Ad oggi la musica è un filo conduttore importante tra i giovani. Credo che il messaggio sia in parte recepito da tante persone che quotidianamente mi scrivono e mi ringraziano dicendomi che le mie parole hanno emozionato e razionalizzato un problema che purtroppo è reale e affligge l’interazione sociale. Le ringrazio per questo affetto infinitamente. In Italia purtroppo questa forma di sopraffazione sta degenerando e con la mia canzone ho in un certo senso voluto dare voce a quella che potrebbe essere una salvezza».


