Vicenza: preso a bottigliate perché di origini cinesi
Questa è la disavventura patita da Zhang, un italiano di trent’anni, aggredito in un bar in provincia di Vicenza. Il suo racconto è un inquietante indice rivelatore del danno che la paura e l’ignoranza stanno provocando nell’intero Paese: «Ero entrato nel bar del rifornimento di benzina – ha dichiarato Zhang – per vedere se fosse possibile cambiare con tagli più piccoli una banconota da cinquanta euro. La barista, però, vedendomi, mi ha detto subito “Hai il coronavirus, tu non puoi entrare!”. A quel punto un ragazzo, che si trovava seduto all’interno, si è alzato e, dopo aver afferrato una bottiglia di birra che era sopra il tavolo, me l’ha rotta in testa».
Una sequenza allucinante, da psicosi di massa, dove gli istinti più bestiali tornano a galla di fronte a ciò che non si conosce e non si tenta nemmeno di comprendere.
Zhang è un italiano in tutto e per tutto, così come tanti altri cinesi che risiedono in Italia da decenni: eppure l’analfabetismo funzionale, che ormai dilaga quasi incontrastato, sta portando pericolosissimi attacchi al tessuto sociale.
Il virus è forse arrivato in Italia tramite i tanti “colletti bianchi” che dalle nostre regioni più ricche fanno la spola quotidianamente con l’Oriente per fare affari. Ma l’imbarbarimento sta mettendo a dura prova la tenuta della convivenza civile, un’ignoranza tracotante determinata a non guardare in faccia nemmeno all’evidenza. E moltissimi media non aiutano, visto che la cifra dominante è quella dell’isteria collettiva alla incessante ricerca del sensazionalismo, creando stupidamente e pericolosamente un clima da “caccia all’untore” di manzoniana memoria.

