SOSPESI NEL TEMPO: ORLANDO FAIOLA E L’INCANTO DELLA 70ESIMA EDIZIONE DEL DAVID DI DONATELLO
Nel vortice degli eventi, serve il giusto tempo per fermare l’istante e contemplarne la bellezza. Gli scatti di Orlando Faiola che ha partecipato come fotografo ufficiale alla 70esima edizione del David di Donatello, sono un esempio di come l’arte possa sospendere il tempo e renderlo eterno. Le sue immagini non lo rincorrono, lo bloccano in forma dinamica, come se guardassimo attraverso un vetro impolverato che ci impedisce di toccare la realtà. La lente dell’artista naturalizzato ischitano fa sbocciare e restituisce il sogno della serata iconica dedicata agli “Oscar Italiani”, attraverso le profondità dei volti silenziosi, delle risa, degli occhi e degli sguardi impressi che ci fanno sentire la provvisorietà della terra sotto i piedi mentre nell’anima i sogni prendono forma per planare sospesi come minuscole gocce di pioggia.




Le ombre festaiole che sfilano negli scatti, s’incarnano scivolando attraverso la luce della Città Eterna che ha ospitato il David di Donatello. Le fotografie di Faiola, danno l’illusione di poter aprire le porte del red carpet e riaccendere l’eco di un evento che si ripete in loop nell’attimo distinto dal fluire del tempo dopo aver immortalato le scene che appaiono normali momenti di uno spettacolo. Questo istante, per sua natura, ci sputa fuori invitandoci a richiamare e ricamare sulla pelle il battito profondo e sensuale della vita. Quasi fossimo in una fiaba o in una favola staccata dalla narrazione sul come si è svolto l’evento o su chi vi ha preso parte. Non mettendo in secondo piano il fascino audace di Celeste Dalla Porta con il suo scollo a “V” mai eccessivo o la sensualità sofisticata di Tecla Insolia ci si trova in un universo sospeso. Che non ha la pretesa di imitare se stesso ma ripropone una rappresentazione in grado di distillare l’emotività che scorre assieme alle parole “non dette” tramite l’eleganza, i dettagli e le sfumature di attori, attrici e personaggi dello spettacolo che Faiola rende umani e divini allo stesso tempo.



Le sue fotografie non sono solo un reportage del David di Donatello ma si presentano come un’opera d’arte capace di regalarci un’esperienza emotiva indimenticabile. Un elogio a Orlando Faiola, che ha saputo catturare l’essenza della 70esima edizione per trasformarla in una piccola Opera da cui sgorgano suoni e note profonde di desideri e castelli in aria che si rifugiano in quella poesia che cattura l’animo. Per lasciargli lo spazio vitale di cui ha necessariamente bisogno.

