I DATI ALLARMANTI DELL’OVERTOURISM
Attrazione e repulsione di mete turistiche
La società di consulenza turistica JFC ha di recente pubblicato un Report su “Overtourism e sostenibilità turistica”. Da tale indagine emerge che gli italiani sono disposti a spendere il 32% in più pur di andare in vacanza nei mesi di punta. Ma c’è anche il rovescio della medaglia: 63 italiani su cento rinunciano alla vacanza o cambiano destinazione se la località prescelta presenta criticità per il traffico, farraginosità nei servizi, rallentamenti e affollamenti nei ristoranti. Se, anziché considerare solo gli italiani, allarghiamo l’analisi agli europei, la disponibilità a spendere di più per l’alta stagione si abbassa dal 32% al 14% e la propensione a cambiare destinazione per eccessivo affollamento, passa dal 63% al 71,2%. Altro dato interessante è emerso circa i B&B e le case vacanza. E’ sotto gli occhi di tutti che si è cercato di limitare la crescita esponenziale di queste case di ricezione turistica extra alberghiera. Lo si è fatto bastonando Airbnb e con le nuove norme che impongono, per qualsiasi fitto anche breve, il CIN (Codice Identificativo Nazionale) che, a sua volta, comporta l’installazione di estintori (uno per piano) e sistemi di rilevazione di gas combustibili e di monossido di carbonio. Il problema è che non diminuiscono, in tal modo, le strutture nelle grandi città e nelle località ad alto flusso turistico, ma diminuiscono nei borghi e località minori, perché qui gli oneri per i proprietari diventano pesanti e si riduce la marginalità. Per gli enti locali l’overtourism ha un costo stimato di 2,9 euro per persona al giorno e di 4,5 euro giornaliere per persona nelle grandi città e mete turistiche. Secondo il prof. Pierluigi Coppola, professore di pianificazione dei Trasporti al Politecnico di Milano e consigliere del Ministero dei Trasporti, urge una redistribuzione delle vie di collegamento con destinazione minori (borghi, colline, campagna) rispetto alle grandi direttrici per grandi città d’arte e mete turistiche gettonate.
Riassumendo, il costo annuo per la gestione dell’overtourism è di 19.950.000 euro per le grandi città d’arte e cultura, di 7.080.000 per le destinazioni balneari e soltanto di 2.768.000 euro per le località di montagna. A patto, naturalmente, che località come Roccaraso non siano devastate da improvvide influencer alla De Crescenzo, che convoglia decine e decine di autobus turistici nell’arco di 24 ore. E Ischia? Ischia non gode di un turismo lungo un ampio arco dell’anno; è troppo concentrato, per cui, nel nostro caso, è più corretto parlare di overcrowding (superaffollamento) anziché di overtourism. Ma questo non ci solleva dall’obbligo di mitigare gli eccessi dei mesi di punta: In due modi: diluendo arrivi e presenze in un lasso di tempo più lungo (destagionalizzazione) e riequilibrando il territorio tra fascia costiera intasata e zona di montagna, borghi, percorsi collinari, ancora poco battuti e di cui è possibile preservare e incentivare la sostenibilità. Chi pensa di riservare la montagna esclusivamente a cacciatori, cercatori di funghi e speculatori edilizi è del tutto inconsapevole di quel che accade nelle tendenze del turismo internazionale. Sull’argomento dell’overtourism e del overcrowding ho letto il recente servizio di Pasquale Raicaldo su Repubblica, riferito a quanto accaduto in Spagna nelle isole Baleari, a seguito dell’incarico affidato a un gruppo di influencer nel tentativo di convincere i flussi in entrata a frequentare zone meno battute dalle grandi masse. L’esito è stato disastroso, perché la forza dei messaggi di marketing ha scatenato carovane di turisti improvvisamente catapultatisi in posti precedentemente tranquilli e sostenibili. Ma questo indica una sola cosa: che non abbiamo bisogno di tante Rita De Crescenzo, anche se più raffinati e istruiti. Abbiamo bisogno di una sana politica amministrativa che sappia lavorare per una conversione del modello di sviluppo in maniera graduale e nei giusti tempi, senza forzature distruttive. Lasciamo stare effimere suggestioni di novelli santoni del marketing da supermercato del turismo!

