L’ESAME DI STATO PROPONE LA LEGALITÀ DI BORSELLINO AI GIOVANI CHE SOFFRONO GUERRE E VIOLAZIONI DEL DIRITTO INTERNAZIONALE

L’ESAME DI STATO PROPONE LA LEGALITÀ DI BORSELLINO AI GIOVANI CHE SOFFRONO GUERRE E VIOLAZIONI DEL DIRITTO INTERNAZIONALE

E’ difficile per uno come me, nato nel 1947, ovvero nell’era post bellica, cresciuto nell’entusiasmo del miracolo economico e abituato a una lunga e duratura pace in un’Europa con voglia di unione, è difficile capire lo stato d’ animo della “new lost generation”. Quelli che amano la letteratura ricorderanno che venivano definiti “lost generation” (generazione perduta) quegli scrittori americani nati tra la fine del 1800 e gli inizi del 1900, che vissero, da adulti, la Prima Guerra mondiale (la Grande Guerra) e scrissero le loro opere negli anni ’20. A diffondere questa etichetta fu Ernest Hemingway, nel romanzo “Fiesta”. Altri scrittori di fama che rientravano in questo gruppo furono Scott Fitzegerald e Gertrude Stein.

Le opere della lost generation nascevano dalla disillusione, dalla presa di coscienza dell’assurdità delle guerre, dall’inganno di una retorica patriottica che metteva paesi contro paesi, popoli contro popoli e disseminava morti, feriti, miseria. Ed Hemingway narrò una storia esemplare in Addio alle armi, dove il protagonista (nato dalle esperienze personali dello scrittore) parte, con entusiasmo, verso l’Italia per partecipare alla prima guerra mondiale. Ben presto si rende conto dell’inutilità e della negatività della guerra che, tra l’altro, fa sbocciare l’amore per una crocerossina ma poi quest’amore viene drammaticamente stroncato dagli eventi. Tant’è che la traduzione del titolo del libro, secondo Fernanda Pivano, esperta di letteratura americana, aveva un doppio significato: addio alle armi e addio alle braccia, cioè all’amore.

Possiamo affermare che oggi i giovani italiani europei, pur non conoscendo l’intervento diretto nella guerra (e speriamo che non lo conoscano mai) siano una “new lost generation”, vedendo sbigottiti davanti a  sé, conflitti tra Russia (che invade) e Ucraina (che resiste), tra Israele , che reagisce a un attacco esecrabile dei terroristi di Hamas, in maniera abnorme e disumana contro tutto il popolo palestinese, che si vuole sradicare dalla striscia di Gaza e assistono poi a un attacco violento della stessa Israele all’Iran, senza distinzione tra capi fanatici (Kamenhei) e popolazione civile? E i giovani vengono sballottati e frastornati dalle dichiarazioni quotidiane e contraddittorie del Presidente Trump, che dice di non poter fermare Netanyahu che sta vincendo la guerra. Possiamo affermare che la new lost generation è disillusa e smarrita di fronte alla deriva antidemocratica proprio di quell’America che molti dei giovani vedevano come la patria del progresso economico e tecnologico, della libertà, degli studi universitari di alto livello?

Cosa possono provare i nostri giovani nel constatare che quei paladini della difesa della democrazia in tutto il mondo (col grave errore e illusione dell’esportazione della democrazia in paesi che avevano invece bisogno di elaborare un loro sviluppo autonomo) e oggi invece l’America di Trump caccia gli studenti stranieri da Università americane private e arresta persone che protestano anche se esponenti politici democratici?  Cosa avranno mai scritto, mercoledì scorso, i giovani maturandi che hanno scelto il tema sul giudice Borsellino che aveva speranza nei giovani per la lotta in favore della legalità? Come si fa a sperare di ripristinare la legalità nel nostro paese, liberandolo dalle mafie, dalle ecomafie, dagli accaparramenti di ricchezze di illecita provenienza, quando assistiamo a uno scenario mondiale di accaparramento di territori, terre rare, distruzioni di interi popoli? Di quale legalità parliamo, se Paesi grandi e importanti del mondo sono retti da Capi criminali e scellerati?

Giuro, se fossi stato davanti alla traccia del tema della legalità invocata da Borsellino, avrei scelto quell’argomento ma avrei consegnato i fogli in bianco con un solo rigo scritto: “Ho perso ogni speranza di legalità nel mondo”. E c’è di più, a deludere ulteriormente i giovani c’è anche un nuovo “tradimento dei chierici” come nel saggio di Julien Benda; una sottomissione o addirittura una funzione di megafono propagandistico di intellettuali che si piegano e giustificano la violenza, l’aggressione, lo spossessamento di terre e di beni. Cosa devono pensare e quale stato d’animo devono avere i giovani della nostra realtà locale, meridionale, partenopea, isolana che, da un lato, vedono arrivare tranquillamente milioni di turisti (pensiamo al boom turistico di Napoli) e dal lato mediorientale incrudelirsi conflitti con migliaia e migliaia di morti? Mentre noi ci sediamo spensierati a ristoranti e pub, muoiono di fame, se non di bombe, bambini, donne, anziani? Cosa deve pensare la nostra new lost generation quando fa una passeggiata per la via Krupp a Capri o quando apprende dall’ultimo libro di Benedetto Valentino che a Pozzuoli c’era la fabbrica di cannoni (Armstrong) diretta concorrente della Krupp? Che nessuno storicamente è esente da complicità con le guerre che uccidono? E allora, possiamo condannare il vitalismo esasperato dei giovani di oggi? La loro apparente fole corsa verso un eterno presente in cui ogni giorno sembra essere l’ultimo giorno? Impazziscono per la musica, la velocità, l’alcol, le droghe, il sesso e, ai nostri occhi, sembrano vuoti, senza orizzonti di senso, senza bussola e senza sentimenti, Ma non ha forse ragione Vasco Rossi a dire “Voglio trovare un senso a questa vita/ anche se questa vita un senso non ce l’ha”? Di recente Michele Ciliberto, filosofo e professore Emerito di Storia della Filosofia moderna e contemporanea della Normale di Pisa, ha scritto uno stupendo articolo: “Noi figli di una pace laica” nel quale ripercorre gli insegnamenti dei maestri dell’Umanesimo e del Rinascimento, da Campanella a Machiavelli, da Giordano a Bruno e Spinoza. Cita la Storia d’Italia di Francesco Guicciardini, in cui si evidenzia l’escalation che ci fu verso la guerra, col passaggio dalle vecchie bombarde ai nuovi cannoni. E oggi si passa dai vecchi cannoni ai droni micidiali e all’uranio arricchito per le armi atomiche. Erasmo da Rotterdam scrisse, nei suoi Adagia: “Chi ama la guerra non l’ha vista in faccia”. E Tommaso Moro: “Solo gli abitanti di Utopia hanno in orrore la guerra, cosa del tutto belluina, ma che nessuna specie di belve pratica con tanta frequenza come l’uomo”. Come possiamo spiegare ai giovani la necessità dell’impegno civile, della convivenza pacifica, della solidarietà umana, della giustizia sociale, se ai loro occhi sembriamo inermi di fronte a questi sconvolgimenti mondiali, governati solo dall’egoismo (individuale o nazionale)? Non vedo all’orizzonte nemmeno una reazione artistica, letteraria pari a quella dei tempi di Hemingway, perché l’assurdità di quanto accade oggi sembra abbia anche effetti sterilizzanti del pensiero, della creatività e del sentimento. C’è il rischio che oltre ai morti, alla fame e alla miseria, queste guerre portino anche alla desertificazione artistico sentimentale. E così quelli che verranno, le future generazioni non potranno nemmeno comprendere ciò che la new lost generation sta provando sulla propria pelle.

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Franco Borgogna

Franco Borgogna

Giornalista "glocal" e' la mia ambizione, un indagatore della società locale, consapevole che Ischia e' parte di un mondo dai confini vasti e che ciò che succede nel mondo globale si riverbera sull'isola così come le sorti del patrimonio naturale e culturale di Ischia riguardano il mondo intero.