QUANDO LA STORIA TURISTICA DI ISCHIA S’INTRECCIA CON GLI EVENTI INTERNAZIONALI

QUANDO LA STORIA TURISTICA DI ISCHIA S’INTRECCIA CON GLI EVENTI INTERNAZIONALI

Negli anni ’60, tra i turisti illustri che vennero a Ischia, ospiti di Angelo Rizzoli, ci fu l’ultimo Scià di Persia, Mohammad Reza Pahlavi. Erano i tempi in cui transitava a Ischia gran parte dello star system internazionale: Aristotele Onassis, Maria Callas, i reali inglesi, i Duchi di Windsor, gli scienziati Albert Sabin, Christian Barnard, il pittore De Chirico, il maestro Herbert Von Karajan, attori come Clark Gable, Ava Gardner, John Wayne, Delia Scala, Anita Ekberg e tanti altri nomi illustri. Lo Scià di Persia arrivò a Ischia, accompagnato dalla sua seconda moglie Soraya, donna al centro del jet set internazionale, col panfilo di Rizzoli “Sereno” capitanato da Renato Molino, uomo affascinante per stile, educazione ed eleganza (orgoglioso di averlo conosciuto e praticato negli anni di comune militanza politica socialista).

Perché oggi parlo di Reza Pahlavi?  Per il motivo che gli ultimi avvenimenti riguardanti il doppio attacco all’IRAN, da parte di Netaniahu e Trump (e vedremo se durerà la tregua della guerra dei 12 giorni) ha rilanciato in qualche modo la possibilità che Reza Ciro Pahlavi, in un’ipotesi di caduta del regime di Khameini, possa rientrare in gioco, sia pure per una fase transitoria. Ricordiamo che Ciro Reza Pahlavi vive in località segreta, spostandosi tra Londra, Washington e Parigi e sotto scorta, essendo vittima della persecuzione del regime teocratico iraniano. Il figlio dello Scià ha, già precisato che ritiene inesistente l’ipotesi di un ritorno alla forma monarchica.

Non tutti hanno percepito che il bombardamento americano, oltre a colpire le presunte basi atomiche sotterranee, ha colpito anche la prigione di Evin, dove sono reclusi tutti gli intellettuali contrari al regime, con la speranza che questo possa sollecitare e scatenare una ribellione di popolo contro gli ayatollah. C’è, naturalmente, il pericolo inverso, in caso di resistenza e di persistenza di Khamenei si rischia di rendere la vita ancora più dura e amara agli intellettuali reclusi.

In realtà, Ciro Reza Pahlavi, figlio della terza moglie di Mohammad, Farah Diba, aveva portato, all’età di 18 anni, la corona. C’è un problema, però, che Ciro Reza Pahlavi è amico di Israele, degli ebrei e di Netaniahu (la figlia ha sposato un ricco ebreo americano) e non so se la popolazione iraniana esasperata dalla politica aggressiva di Israele e Stati Uniti, sia disposta a simpatizzare per il figlio dello Scià. Tutto questo lo diciamo per sottolineare quanto il mondo sia interconnesso e come anche una piccola isola come Ischia, apparentemente fuori dai giochi mondiali dei conflitti, sia – in qualche modo – legata a ciò che avviene. Non solo come conseguenza indiretta derivante dai destini economici e turistici, ma anche storici.

Quando lo Scià venne a Ischia lasciò un alone mitico, quello della ricchezza. Il popolino, per sottolineare uno stato di benessere economico, diceva: “E’ ricco come lo Scià di Persia!” Naturalmente Reza Pahlavi restava un sovrano dittatore, con la messa al bando delle opposizioni, con la limitazione alla stampa, con l’uso di una polizia segreta (Savak) repressiva. Ad attenuare le pulsioni monarchiche, dispotiche e nazionalistiche contribuiva il turismo che, con la bellezza dei luoghi, l’eleganza dell’accoglienza e l’incontro fecondo tra culture diverse svolgeva anche una funzione catartica e diplomatica. E’ in questa luce che Ischia può dire una parola anche nell’attuale agone internazionale. Turismo ed accoglienza come stanza di compensazione delle pulsioni belliciste.

Ciò non vuol dire che dobbiamo far finta di niente, continuare a divertirci ignorando i drammi umani che si generano in varie parti del mondo. Faccio un esempio: non c’è da scandalizzarsi se la gente va comunque alla ricerca di viaggi, divertimento e svago. Ma c’è modo e modo. E’ proprio il caso di continuare, ad esempio, con botti per ogni occasione, per ogni festa religiosa sia pure di quartiere, per ogni evento sportivo, per matrimoni, compleanni, anniversari? Proprio i botti che evocano ben altri botti, quelli delle centinaia di bombe e missili lanciati da un paese a un altro. Non possiamo darci una tregua, per rispetto di chi soffre? Rinviare a giorni migliori questa forma di tradizione? Un appello particolare lo rivolgo alla Chiesa (che sul tema della pace è particolarmente sensibile) più che ai Comuni; alla volontarietà della sospensione più che alle ordinanze di divieto. Valuti l’ipotesi minima di rispetto per chi in guerra soffre, perde i propri cari. Papa Leone, lo conosciamo ancora poco, ma ottima prova di umanesimo pacifista ce l’ha già offerta in questi giorni con la forte affermazione, nel giorno stesso che l’Europa (ad eccezione della Spagna) votava per portare le spese militari al 5% del Pil nazionale: “E’ desolante vedere che la forza del diritto internazionale e del diritto umanitario non sembra più obbligare, sostituita dal presunto diritto di obbligare gli altri con la forza. Questo è indegno dell’uomo e vergognoso per l’umanità e per i responsabili delle nazioni”.

Ischia continui ad accogliere tutti, con il rispetto e la moderazione che l’emergenza impone e con l’obiettivo di contribuire a creare un’atmosfera di serenità, solidarietà internazionale e forte affermazione dei valori occidentali (oggi molto appannati negli Stati Uniti). Che prevalga la logica di Papa Leone piuttosto che quella cinica e prepotente del Leone statunitense.

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Franco Borgogna

Franco Borgogna

Giornalista "glocal" e' la mia ambizione, un indagatore della società locale, consapevole che Ischia e' parte di un mondo dai confini vasti e che ciò che succede nel mondo globale si riverbera sull'isola così come le sorti del patrimonio naturale e culturale di Ischia riguardano il mondo intero.