Intervista a Barbara, hostess precaria di Alitalia: «Siamo preoccupati e non tutelati»

L’impatto del coronavirus sulle prenotazioni dei voli è stato il colpo di grazia per l’Alitalia, e chi sta sentendo fortemente il contraccolpo lavorativo dell’epidemia, sono i dipendenti della compagnia aerea. Abbiamo intervistato Barbara, hostess di terra stagionale; da 12 anni entra ed esce dal contratto, condannata da una conseguente disoccupazione, a oggi convive con la paura del Covid -19 in aeroporto sperando ancora in una stabilizzazione a tempo indeterminato.

Barbara, la situazione dell’aeroporto di Roma Fiumicino è surreale, l’emergenza coronavirus è scoppiata. Le misure di sicurezza potrebbero non essere sufficientemente di conforto per voi che vi trovate a lavorare di questi tempi. Come stai vivendo questo momento difficile?

Stiamo vivendo tutti un momento molto difficile in aeroporto a causa della pandemia coronavirus. C’è paura e angoscia ma andiamo lo stesso a lavorare, svolgendo le nostre delicate mansioni a stretto contatto umano, consapevoli di rischiare la nostra incolumità. Le misure di sicurezza sono inadeguate e i passeggeri non sono inclini a rispettare le distanze soprattutto nella fase di sbarco/imbarco. Nessuno mantiene una disciplina per contrastare al meglio la diffusione del virus e i vertici della compagnia non si curano tanto meno del nostro stress psicofisico a cui siamo sottoposti durante il turno di lavoro. Ormai l’Italia è in fase di autodistruzione, siamo sotto shock per questo, non sappiamo cosa ci aspetta.

Alitalia cancella i voli

Alitalia ha cancellato i collegamenti con un grande numero di posti non occupati per l’effetto che il coronavirus ha determinato nei comportamenti dei passeggeri. Coloro che provengono dai luoghi infetti non entrano?

Numerosi voli in partenza e in arrivo all’aeroporto di Roma Fiumicino sono già stati cancellati e sono molto ridotte le connessioni nel numero complessivo.

Fra l’altro, alcune compagnie sono costrette a compiere l’80% dei voli sulle tratte per non perdere gli slot, quindi se serve fanno volare gli aerei anche vuoti. Nessuno entra più, e si ha difficoltà a far tornare a casa le persone che hanno questa grande esigenza.

Come si presenta l’aereoporto di Fiumicino

Il coronavirus rende ancora più drammatica la crisi dell’Alitalia, che già lasciava poche speranze all’ex compagnia di bandiera. Di fronte a un calo di prenotazioni, Alitalia ha chiesto una nuova procedura di cassa integrazione straordinaria per 3.960 dipendenti (su circa 11.500). Servirebbe un intervento immediato del governo per un rilancio della compagnia. Cosa ne pensi?

Penso che abbiamo bisogno di un intervento immediato da parte del governo. Purtroppo anche il precariato è utilizzato in maniera indiscriminata. Non ci danno speranze né garanzie contrattuali. Siamo appesi a un filo senza nessuna stabilizzazione. Soprattutto in questo momento in cui vorremmo sentirci maggiormente tutelati. Dal 23 marzo sarà obbligatoria la cassa integrazione per i dipendenti a tempo indeterminato e dal 27 marzo chi ha il contratto a tempo determinato sarà costretto alle ferie forzate. Sono sconcertata dalle decisioni infondate e incoerenti prese dai vertici dell’Alitalia. Il disastro coronavirus ci ha insegnato che serve una compagnia di bandiera. Se avessimo affidato in passato i nostri voli domestici ad esempio a Ryanair, non avremmo un solo volo che unisce l’Italia.

Alitalia nello specifico come ha trattato l’emergenza coronavirus in aeroporto? Voi dipendenti vi sentite protetti? Quanto rischiate voi hostess e steward in questo momento? La vostra è sicuramente una categoria che è più esposta e vulnerabile di altre.

Gli aeroporti di Roma hanno gestito in maniera pessima l’emergenza coronavirus non fornendo alcuna procedura di criticità efficiente. Lo stesso trattamento l’ha adottato l’Alitalia distribuendo col contagocce le mascherine solo in maniera tardiva, ossia il 12 marzo senza neanche temere i danni futuri del coronavirus sulle persone e abbattere i rischi di contagio da qualsiasi tipo di batterio che si presume entrerà nell’area aeroportuale.

Ancora oggi non hanno attivato un nuovo sistema di controllo che permette di evitare sensibilmente i rischi di contagi vari.

Al momento, addirittura non si hanno notizie certe di casi di coronavirus fra i dipendenti aeroportuali. Tutto questo è molto grave, siamo a conoscenza di una notizia solamente presa sul web di una collega febbricitante alla quale non hanno fatto il tampone nei tempi giusti per verificare la positività del virus o meno.

Da martedì lasceranno attivo solo il terminal 3, quindi ci vedranno lavorare accorpati senza curarsi dell’eventuale assembramento pericoloso che si andrà a creare e della circostanza perigliosa per la nostra salute. Purtroppo il nostro precariato si è trasformato in sfruttamento, costante e continuato. Tutto ciò ha determinato una profonda sperequazione di trattamento, tenendo presente che noi provvisori siamo il 70% della forza lavoro in aeroporto.

Sono curiosa di sapere come l’Italia sarà in grado anche di gestire il periodo post-pandemia, poiché non è minimamente riuscita a gestire la pre- epidemia.

Il nostro è un paese debole, sia economicamente e sia politicamente. 

Se non chiudiamo totalmente le frontiere l’epidemia sarà sempre a galla. Credo in una sola soluzione, la chiusura totale del paese quando ne sarà uscito.

In questo periodo difficile noi italiani siamo stati semplicemente un esempio pessimo mondiale, mettendo in mostra tutto l’arsenale psicologico comportamentale della peggiore italianità.

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Valentina Felici

Valentina Felici

Nasce a Roma dove consegue la laurea in Lettere e Filosofia presso La Sapienza. Iscritta regolarmente all’albo della Regione Campania, si ritiene una giornalista molto creativa. Da 13 anni scrive articoli per diversi quotidiani e riviste importanti. Redige comunicati stampa per alcune società di spettacolo e cultura di Roma. Attualmente, si impegna nella stesura di articoli che contrastano la violenza di genere in sinergia con alcune istituzioni pubbliche e aziende, cercando di donare un sostegno laddove ce ne sia bisogno e promuovendo numerosi programmi e campagne di sensibilizzazione.