CHI SIAMO, DA DOVE VENIAMO, DOVE ANDIAMO

CHI SIAMO, DA DOVE VENIAMO, DOVE ANDIAMO

Quelli nel titolo sono interrogativi vecchi quanto il mondo. Perché riproporli oggi, con forza? Perché il mondo ha accelerato i tempi dei suoi mutamenti, la portata della globalizzazione e di un nuovo assetto mondiale. L’Occidente si fa sempre più piccolo, tanto che facciamo fatica a riconoscere come partner di riferimento gli attuali Stati Uniti d’America, mentre si va consolidando un’alleanza tripolare e anti occidentale Russia, Cina, India.

In questa trasfigurazione, non solo l’Europa smarrisce la propria identità, ma ciascuno degli Stati membri perde ogni connotazione. In questi casi si rende ancor più necessario recuperare un’identità nazionale e, in scala microscopica, è necessario che le singole città, Comuni, isole, prendano consapevolezza di quello che l’antropologo Marino Niola definisce il “canone”. E ci spiega che “canone” viene dal greco “kanon”, che anticamente indicava una canna in grado di prendere misure alle cose. Niola cita la circostanza che la Svezia, per ritrovare una sua identità, il suo “canone”, ha addirittura nominato una commissione di esperti, che avrà un compito difficile da svolgere. Perché l’identità non è qualcosa di fisso, immutabile, da ritrovare in caso di smarrimento temporaneo. “L’identità – sostiene Niola – è in continua trasformazione. E’ come un’isola in mezzo a un fiume, fatta e rifatta dalle correnti che le cambiano forma, dimensione e connotati… E paradossalmente sono proprio le spinte della globalizzazione che tendono a cancellare le differenze, a far sorgere quasi spontanea l’esigenza del canone, della mappa culturale che fissi i confini dell’isola che non c’è”.

Marino Niola antropologo

E, dall’isola ipotetica che non c’è, ci possiamo tranquillamente spostare all’isola reale (Ischia) che, ugualmente, minaccia di non esserci più. Qual è la strada giusta per rintracciare la nostra identità, il nostro canone? Non certo quella di rimpiangere e invocare l’isola degli anni ’50, che ovviamente non potrebbe esistere dopo i mutamenti dei successivi 75 anni. I grandi viaggiatori e turisti del passato: artisti, letterati, scienziati, rimarranno impressi nella nostra storia locale, ma in seguito altri esponenti del mondo culturale, imprenditoriale, artistico hanno dato un contributo e caratterizzato il nostro territorio.

E quindi la nostra identità è cambiata, certo con aspetti anche negativi, deteriori, ma sotto questa scorza variegata si trova un nocciolo, una sostanza che va riscoperta. Per tornare all’esempio della Svezia, certo che rimarranno memorabili i film di Ingmar Bergman, i romanzi di August Strindberg, il Premio Nobel, ma in seguito hanno fatto la “svedesità” anche il gigante commerciale IKEA, Pippi Calzelunghe della scrittrice Astrid Lindgren. Allo stesso modo, su scala molto più piccola, ai Marzotto, ai Rizzoli, pionieri dell’imprenditorialità sull’isola, hanno fatto seguito nuovi soggetti nei settori della grande distribuzione, della ricezione alberghiera, della ristorazione, degli eventi, dell’archeologia e dell’arte.

Eduard Bargher con alcuni amici al Bar Maria

Prendiamo quest’ultimo segmento: abbiamo realtà locali importanti nel teatro, nel cinema, nella pittura, nella fotografia, nella musica. Si pensi, ad esempio, al regista cinematografico ischitano Leonardo Di Costanzo, che ha brillato di recente alla Mostra del Cinema di Venezia (e non solo col film Elisa ma anche con coraggiose prese di posizioni pubbliche su Gaza). E’ possibile fare in modo che Ischia ritracci una sua identità aggiornata? Diceva Ernesto De Martino, padre dell’antropologia italiana: “Solo chi ha un villaggio della memoria cui tornare con la mente e il cuore, può essere un cittadino del mondo. Chi non ce l’ha è semplicemente un apolide” Ischia è un prezioso villaggio della memoria e, fortunatamente, ci sono ancora ischitani che non vogliono diventare apolidi.

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Franco Borgogna

Franco Borgogna

Giornalista "glocal" e' la mia ambizione, un indagatore della società locale, consapevole che Ischia e' parte di un mondo dai confini vasti e che ciò che succede nel mondo globale si riverbera sull'isola così come le sorti del patrimonio naturale e culturale di Ischia riguardano il mondo intero.