I BAMBINI, QUESTI SCONOSCIUTI

I BAMBINI, QUESTI SCONOSCIUTI

Il mondo, distratto da tanti dolorosi eventi, a partire naturalmente dalle guerre, pare non avere tempo sufficiente da dedicare ai bambini. E non parlo dei bambini morti o mutilati per invasioni, deportazioni e genocidi, che è una cosa orribile, disumana e inaccettabile. Parlo dei bambini del resto del mondo, di quella parte che vive in pace, o meglio che s’illude di vivere in pace, dilaniata in realtà dall’espansione dell’odio, del rancore, della permeazione del germe dell’individualismo e nichilismo. Ebbene, in questa parte di mondo, come trattiamo i bambini? Come ci rivolgiamo a loro? Quali canali di interazione attiviamo? Adesso, qualche mamma, oltremodo premurosa, mi contesterà e mi vitupererà. Ma come? Mi dirà. Se dal mattino alla sera non faccio che darmi da fare per il mio bambino o la mia bambina, mi vieni a dire che non ho un rapporto con lui o con lei? Eh già, perché il rovescio della medaglia, della disattenzione verso i bambini, è l’eccesso di tutela.

Ha ragione lo psichiatra Paolo Crepet quando afferma che oggi si vuole tenere i bambini avvolti nella bambagia, fragili come oggetti di cristallo. Addirittura, egli dice, nelle nostre case non ci sono più cerotti, perché abbiamo tolto al bambino il diritto di giocare in libertà e farsi male, come può capitare, come è sempre successo. Imballiamo ogni angolo, ogni spigolo di mobili, addirittura mettiamo dei pavimenti speciali per attutire i danni da caduta. E questo costituisce la forma moderna di amore per i bambini. Ma non è con la disattenzione né col protezionismo esasperato che risolviamo il problema del giusto rapporto con i bambini.

A questo punto, parlo da nonno (lo sono verso due ragazze, di 16 e 18 anni, e di una bambina di 9 anni) e riferisco cosa ho colto nei comportamenti di Greta, la mia nipotina di 9 anni. Ho capito che è come se vivessimo, noi adulti e loro bambini, in due mondi diversi, paralleli, che non s’incontrano mai. La mia nipotina, come tanti altri bambini, fa mille attività tra scuola, doposcuola, attività sportiva, danza e la mamma, mia figlia, la fa viaggiare e la fa divertire senza tregua. Non è una campionessa a scuola, con accenni di disgrafia (scambia a volte la b con la d) e di discalculia (non sa bene le tabelline), ma ha una capacità creativa eccezionale, nel raccontare, nel disegnare, nel creare composizioni di carta o similari.

Vince coppe nella ginnastica artistica. Quando ci incontriamo e capita che, in assenza della madre, vuol dormire accanto a me, le racconto fiabe inventate da me all’istante, allora lei entra nel mio mondo fantastico e si stabilisce un rapporto, un’intesa ma ho preteso di più, di entrare io nel suo mondo impenetrabile. E allora abbiamo parlato della sua passione, condivisa da tanti altri bambini, per le figurine Panini chiamate Brainrot, termine con cui i bambini si riferiscono a contenuti completamente sballati ma che li fanno divertire. Il termine “brainrot” è stato inserito nell’Oxford English Dictionary come parola del 2024 e rappresenta l’idea di “marciume”, “spazzatura”. Ovviamente il successo del Brainrot è stato facilitato dai social da Tik Tok, da You Tube, dai reels di Instagram. Il fenomeno nato fuori dell’Italia, ha avuto in Italia un risvolto diverso e interessante, creato dalla Panini, da generazioni capace di inventare figurine che spopolano tra i ragazzi.

E così sono nati personaggi fantastici, strani, con l’aiuto dell’Intelligenza Artificiale. I personaggi di queste figurine sono un miscuglio tra esseri umani, piante, animali, oggetti. Alcuni esesmpi: Bluberrini octo Bussini (mirtillo+polpo), Trullemero Trullicina (gatto+coda di pesce+piedi umani), Trallalero trallalà (squalo con scarpe Nike). Ognuno di questi personaggi ha una sua storia, bella per alcuni, brutta per altri. C’è da dire una cosa, però, come tutte le mode anche quella dei Brainrot, nata nel 2024, presto finirà. I bambini hanno già individuato alternative: il Breakfast Club, libro che parla di 4 ragazzi e del loro modo di festeggiare e stare insieme. Cari lettori, care mamme, cari papà, le sapevate queste cose? Ne avete parlato con i vostri bambini? O siete fermi (i papà) alle figurine Panini dei calciatori e (le mamme) a Remy e Pippi Calzelunghe? I bambini non sono monadi, sono persone avide di relazioni, disposti a capire gli adulti ma che pretendono che gli adulti si sforzino di entrare nel loro mondo diverso.

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Franco Borgogna

Franco Borgogna

Giornalista "glocal" e' la mia ambizione, un indagatore della società locale, consapevole che Ischia e' parte di un mondo dai confini vasti e che ciò che succede nel mondo globale si riverbera sull'isola così come le sorti del patrimonio naturale e culturale di Ischia riguardano il mondo intero.