LACCO AMENO, DOVE LA DEMOCRAZIA SI RIFÀ LA TESSERA A 48 ORE DAL VOTO

LACCO AMENO, DOVE LA DEMOCRAZIA SI RIFÀ LA TESSERA A 48 ORE DAL VOTO

A Lacco Ameno, due giorni prima del voto regionale, quando i cittadini si preparano mentalmente alla solita trafila – scegliere il meno peggio, sorbirsi i comizi, lamentarsi al bar – arriva il colpo di scena: un avviso urgente che sa più di sitcom che di pubblica amministrazione. Un comunicato che pare scritto con la stessa serenità di chi annuncia un’evacuazione imminente: “RITIRO DELLE NUOVE TESSERE ELETTORALI”. Così, di punto in bianco. In altre parole: cari cittadini, se volete esercitare quel piccolo, antico, prezioso diritto chiamato “voto”, dovete riconsegnare la tessera vecchia e ritirarvi quella nuova. Perché? Evidentemente il seggio ha deciso di fare le valigie e cambiare casa, e come sempre la comunicazione arriva quando il caffè è già freddo. L’avviso arriva come un tuono nella campagna elettorale, quasi alla fine. Il sindaco Pascale informa, con l’urgenza di un dispaccio da fronte di guerra, che il seggio si è trasferito alla scuola “Principe di Piemonte”. Fin qui nulla di sconvolgente: gli edifici si spostano, le persone pure, le idee un po’ meno. Ma il dettaglio che fa sobbalzare anche il più docile degli elettori è un altro: la tessera elettorale va cambiata a 48 ore dal voto. E guai a dimenticare quella vecchia: va riconsegnata come se fosse un reperto radioattivo. In caso di smarrimento? Denuncia ai vigili.

Una scena quasi felliniana: il cittadino, fradicio di pioggia, che spiega al vigile di aver perso il sacro libretto del voto, mentre il pubblico ufficiale prende appunti con la stessa pazienza di chi ascolta una favola che conosce già. Ora, la questione non è solo logistica. Non è solo la fila chilometrica che si formerà davanti agli uffici comunali il sabato mattina. Non è nemmeno il panico della signora Maria, 82 anni, che scoprirà all’improvviso di dover rifare la tessera come se stesse rinnovando il passaporto per un viaggio intercontinentale. È il principio, quella vecchia parola che fa arrabbiare gli amanti della Costituzione: il diritto di voto non è un favore, né un coupon da riconsegnare in cassa. Cambiare le tessere elettorali alla vigilia del voto è quantomeno una sgrammaticatura democratica. Nella migliore delle ipotesi, è un atto di disorganizzazione colossale; nella peggiore, rischia di ostacolare un diritto fondamentale, trasformando l’atto di votare in una caccia al tesoro burocratica. A Lacco Ameno anche i diritti costituzionali hanno i loro imprevisti e diventano un paradosso.

E mentre il comunicato del sindaco Pascale snocciola orari da maratoneta sotto la pioggia – dalle 8 alle 20, dalle 7 alle 23, dalle 7 alle 15… – sembra quasi che il cittadino venga invitato a una sorta di percorso iniziatico: Vuoi votare? Bene. Prima dimostrami la tua devozione, la tua resistenza, il tuo spirito civico. Fai la fila, consegna la tessera vecchia, ritira la nuova, denuncia lo smarrimento, ricorda il nuovo indirizzo del seggio, e solo alla fine potrai mettere quella X che cambia – forse – il destino della Campania. Conclusione? La democrazia, quella vera, non si improvvisa.

In un paese normale, queste comunicazioni arrivano mesi prima, si coordinano con calma, si informano i cittadini senza farli correre come se dovessero salvare la patria da una catastrofe. A Lacco Ameno, invece, si è voluto aggiungere un tocco di pathos: la democrazia last minute. Il problema non è il seggio che cambia casa, ma un sindaco che ancora non sa come si organizza un’elezione senza creare disagio. Parafrasando Flaiano:”In Italia la situazione è grave, ma non è seria. Anche quando si vota.”

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Redazione

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