POLIZIA DI STATO, IL PARADOSSO DELLE FERIE: SE TI RIPOSI, LO STATO TI “MULTA”

POLIZIA DI STATO, IL PARADOSSO DELLE FERIE: SE TI RIPOSI, LO STATO TI “MULTA”

Dagli slogan alla busta paga: un’interrogazione parlamentare svela come il Viminale ignori la Cassazione e sanzioni economicamente chi esercita il diritto al riposo

Roma, 16 marzo 2026 — di Elvio Vulcano

ROMA – C’è un’amarezza sottile che corre tra i corridoi delle Questure e dei reparti della Polizia di Stato. È l’amarezza di chi, dopo mesi passati in strada a garantire la sicurezza del Paese, scopre che andare in ferie ha un prezzo. Non parliamo del costo del biglietto per un treno o di una stanza d’albergo, ma di una vera e propria decurtazione in busta paga. Un paradosso che oggi finisce dritto sul tavolo del Ministro dell’Interno grazie a un’interrogazione a risposta scritta (la n. 4/06799) presentata alla Camera dei Deputati dall’onorevole Pasqualino Penza e cofirmata da Susanna Cherchi (M5S).

Il Caso: un “effetto dissuasivo” che sa di beffa

Il cuore della questione è tecnico, ma gli effetti sono drammaticamente pratici. Da anni, il Dipartimento della Pubblica Sicurezza esclude dalla cosiddetta “retribuzione feriale” le voci accessorie fisse: indennità di turnazione, di servizio esterno, di specialità. In sintesi: lo Stato monetizza il tuo rischio in strada, ma smette di riconoscerlo non appena varchi la soglia di casa per le ferie, trasformando il riposo in una penale economica iniqua che molti non possono permettersi.

Si configura così quello che la Corte di Giustizia dell’Unione Europea definisce “effetto dissuasivo”: il poliziotto è indotto a non riposarsi per non subire una deminutio patrimonii, una perdita di soldi. È una violazione palese della Direttiva 2003/88/CE, che impone che durante le ferie il lavoratore percepisca la retribuzione ordinaria piena.

La dignità non ha budget: la Cassazione boccia i tagli alle ferie

L’articolo 36 della nostra Costituzione parla chiaro: la retribuzione deve essere proporzionata alla quantità e qualità del lavoro. Eppure, il Ministero sembra essersi trincerato per anni dietro le esigenze di contabilità pubblica. Ma la Cassazione, con le recenti ordinanze del 2025 (n. 13042 e n. 17443), ha demolito questo muro: i diritti soggettivi perfetti dei lavoratori non possono essere sacrificati sull’altare dello sforamento dei limiti di spesa.

Nonostante una timida circolare emessa nell’aprile 2025, il Ministero continua a rimborsare solo in parte, ignorando il principio secondo cui ogni emolumento collegato allo status professionale deve essere garantito anche durante il riposo.

L’amarezza della politica: tra slogan e fatti

Qui emerge il dato politico più scottante. Siamo abituati a una retorica governativa incessante sulla “vicinanza alle Forze dell’Ordine”, su una difesa strenua di chi indossa una divisa. Eppure, quando si tratta di mettere mano al portafoglio e adeguare i sistemi informatici del CENAPS (il centro che gestisce gli stipendi) per restituire ai poliziotti quanto dovuto, il governo sembra latitare.

Risulta paradossale che un esecutivo che fa della vicinanza alle forze dell’ordine una bandiera identitaria, lasci a gruppi parlamentari esterni l’onere di difendere diritti salariali basilari, ignorando un inadempimento che sa di beffa verso i propri servitori. L’interrogazione Penza-Cherchi chiede risposte chiare:

  1. Ricalcolo immediato: Inserire tutte le indennità accessorie nella base di calcolo delle ferie.
  2. Arretrati: Liquidare le differenze retributive maturate negli ultimi 5 anni.
  3. Tavolo sindacale: Aggiornare finalmente i software ministeriali ai parametri della legge europea e nazionale.

In un momento in cui la sicurezza è costantemente al centro dell’agenda mediatica, lo Stato non può permettersi di fare “cassa” sulle ferie dei suoi servitori. La dignità di una divisa si misura anche, e soprattutto, dal rispetto per i diritti fondamentali di chi la indossa. Il Ministro Piantedosi ha ora l’occasione di dimostrare se la vicinanza alle divise è un valore reale o solo uno slogan elettorale: sanare questo debito è un atto di giustizia dovuto a chi, ogni giorno, rischia la vita per lo Stato.

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Redazione

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