EMIGRAZIONE. PENSIERI DI UN VIAGGIO DI NON RITORNO

EMIGRAZIONE. PENSIERI DI UN VIAGGIO DI NON RITORNO

Più e più volte ho cercato, nella mia mente, di comprendere e cercare di scoprire quali fossero i sentimenti ed i pensieri che accompagnarono in un viaggio di non ritorno i nostri avi quando lasciarono la terra dei loro padri e gli affetti che molti lasciarono e non videro più.

Negli occhi lasciarono impresse le bellezze di queste amare terre (LEONIDA REPACI) che erano diventate lande desolate e assolate.

Partirono in milioni, negli anni, facendo mancare a questo MERIDIONE OPPRESSO braccia, menti, cultura, artigianato e ingegno tutto portato altrove.

Nel cuore si portarono il dolore per aver lasciato le povere messi, gli amori le persone care forse quelle poche che le baionette e le schioppettate avevano risparmiato.

Nell’animo il peso di una sconfitta inflitta con atrocità inaudite ed indescrivibili.

Lessi un giorno una frase “NON DEVONO ESSERE PIU’ IN GRADO DI INTRAPRENDERE” e così fu ed é ancora oggi.

Questa frase mi ha segnato profondamente e ancora oggi a distanza di molti decenni cerco di capire il perché tutto quello che é successo dopo quel maledetto 1860; perché tutti, anche quelli che sempre promisero la rinascita di questo meridione, tradirono e continuano a tradire le aspettative di questo popolo che ancora oggi, per mancanza di lavoro per primo, continuano ad abbandonare, come fecero i primi migranti, i loro luoghi natii.

NON SIAMO IN GRADO DI INTRAPRENDERE… Questa é una verità inconfutabile… Milioni di meridionali negli anni mancavano e continuano a mancare a queste terre… Questi portano sviluppo altrove e noi continuiamo a dover sopportare anche le denigrazioni di chi con l’arricchimento dei nostri figli si sono migliorati.

Questo il passato ed il presente ma vi voglio porre una domanda:

QUALE SARA’ IL FUTURO?

Quali furono le colpe del passato, perché si chiamò unità una cosa che non é mai esistita le colpe furono dell’invasore all’epoca… Ma oggi sono le nostre che non abbiamo mai capito che quella che fu chiamata UNITA’ dovrebbe essere la nostra, quella di un popolo che invece di essere unito continua a permettere che si avveri la previsione che venne fatta allora:

NON DOVRANNO ESSERE PIU’ IN GRADO DI INTRAPRENDERE!!!

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Ruggiero Riefolo

Ruggiero Riefolo

1946 nasce la Repubblica italiana. Con una bella Costituzione che all’Art. 1 recita “La sovranità appartiene al popolo.”. Ma la sovranità dei cittadini é limitata dalla stessa Costituzione solo per esprimere un voto e dare una delega in bianco. In Svizzera “Nazione Confederata” i cittadini hanno la vera sovranità, in una Democrazia diretta, dove tutto, dalle Leggi alle spese amministrative, è sottoposto con lo strumento del Referendum Deliberativo all’accettazione da parte dei cittadini. Questa é l’unica e reale questione che mette in evidenza la sovranità di un popolo che attraverso quello strumento controlla il Governo della Nazione in tutti i suoi livelli.