Big Brother is watching you, tra letteratura, pandemia e realtà

Big Brother is watching you, tra letteratura, pandemia e realtà

Il mondo è diviso in potenze totalitarie, la vita degli abitanti, non facenti parte dell’elite allineata con il Partito, è ridotta a miserevoli condizioni. È una vita costantemente spiata da telecamere, presenti in ogni abitazione e punto della città completamente assoggettata ad interventi di psico-polizia, pronta ad intervenire per convertire, riprogrammare o sopprimere ogni forma di libero pensiero ed espressione, compresi i rapporti tra le coppie, quando non funzionali a procreazione.

La manipolazione delle informazioni sono una componente importante del Partito, perché introduce il bi-pensiero: una sorta di confusione mentale in cui ogni informazione (abilmente distorta) viene percepita come verità del Partito, producendo paura e conseguente rifugio nel Grande Fratello, che risponde rafforzando i controlli della psico-polizia. Di questo tratta “1984”, il capolavoro distopico di George Orwell.

Un po’ è quello che sta accadendo, se ci pensate. Il bollettino giornaliero dei decessi e le informazioni abbondanti che riceviamo durante la giornata, in questa situazione d’emergenza, sortiscono molti effetti, ed in alcuni, producono un sentimento di sopraffazione e paura tale da invocare espressamente ogni limitazione della propria libertà, sempre di più. Non è il “Partito” che lo comanda, è il popolo che, da solo, lo chiede, messo in determinate condizioni. “L’ignoranza è forza”, scriveva d’altronde Orwell. La forza che il potere detiene per controllare le masse impaurite dall’ignoranza a cui le relegano.

Abbiamo anche noi assistito ad una prova di bipensiero, fateci caso: il virus non esiste/esiste. È una semplice influenza/non lo è. Colpisce solo gli anziani/colpisce anche i giovani. Continuare normalmente la vita/distanziamento sociale.

Bipensiero è esattamente questo. Non sapere cosa sia vero e cosa no. Ed è quella confusione mentale generata nella mente delle masse che produce la forza per il potere.

Cosa c’entra il Coronavirus, direte.

Forse non siete a conoscenza che, nemmeno otto anni fa, uno studio ideato dalla Fondazione Rockefeller in collaborazione con Global Business Network, una consulting firm esperta in simulazione di scenari economici, tecnologici e geopolitici futuri, con base a San Francisco, aveva come titolo “Scenari per il futuro della tecnologia e dello sviluppo internazionale” e nelle sue pagine trattava scenari apocalittici e come gestirli. A pagina 34, lo studio aveva previsto una pandemia simile al coronavirus; tale pandemia – originatasi in questo caso da un ceppo virale trasmigrato sull’uomo da oche selvatiche – diveniva poi fattore scatenante per l’imposizione di uno stato di polizia e controlli su movimenti delle persone, sul sistema economico e su altre aree della società civile.

Il ceppo virale previsto dallo scenario è particolarmente contagioso ed uccide alcuni milioni di persone in pochi mesi, devasta le economie globali e rompe i legami del commercio internazionale. Alcuni paesi, tra cui quelli dotati di protocolli sanitari di contenimento più rigidi, tra cui la Cina, reagiscono meglio di altri; quarantena obbligatoria, controlli di temperature ai varchi e chiusura immediata ed ermetica dei confini sono azioni previste da protocollo; nel sud est asiatico ed in Africa si ha la peggio, ma anche le “democrazie” occidentali ne pagano un caro prezzo. La salvezza passa d’ora in avanti da rimozioni di molti diritti individuali, unica ricetta di sopravvivenza imposta dall’alto. Questo scenario “ipotizzato”, potete vederlo da soli, è una realtà oggi. Se credete sia una “bufala”, potete scaricare il documento in pdf da questo sito: http://www.nommeraadio.ee/meedia/pdf/RRS/Rockefeller%2520Foundation.pdf&ved=2ahUKEwiA_trHoqzoAhWuyKYKHXWiCBEQFjABegQIARAB&usg=AOvVaw1aqx-BpI9ok9hau-sT4FA4

Nello scenario ipotizzato anni fa in questo documento della Rockefeller Foundation, che oggi è effettivamente realtà, la crisi rientra, ma il rigido regime imposto, con la finalità di proteggere le popolazioni dai problemi sempre più globali di pandemie, di terrorismo internazionale, di emergenza da crisi ambientale e di disparità sociale, rimane: la sorveglianza totale ed in tempo reale diffusa ovunque rende ogni forma di protesta democratica, assolutamente impossibile. In Cina già sta accadendo. E in Italia si sta sperimentando.

Il quotidiano americano “New York Times”, scrive che, nel tentativo di coniugare ritorno alla produttività ed emergenza sanitaria, il governo cinese ha avviato un enorme “esperimento di massa” che prevede l’uso di una app per smartphone che impone eventuali quarantene sulla base dell’analisi di dati personali, cioè indica selettivamente chi deve andare in quarantena e chi invece può andare al lavoro e frequentare luoghi pubblici. Il New York Times, che ha analizzato il codice del software, scrive che l’app condivide informazioni sensibili con la polizia, “creando un modello per nuove forme di controllo sociale automatizzato che potrebbero persistere a lungo dopo che l’epidemia si sarà placata”. E’ questa la strada seguita anche in Corea del Sud, dove l’epidemia sta risolvendo, anche grazie alla limitazione già in atto delle libertà individuali.

In Italia, per adesso, sul tavolo del ministero dell’Innovazione stanno arrivando diversi progetti in materia, ma la Polizia postale è cauta. “Tecnicamente – spiega la direttrice del servizio, Nunzia Ciardi – è fattibile, ma sarebbe uno strappo importante alle regole che ispirano il nostro ordinamento sulla tutela della privacy. Ovviamente – sottolinea – oggi siamo in un’emergenza straordinaria e potrebbe anche giustificarsi una deroga a quei principi generali. Una valutazione spetta a chi strategicamente, politicamente e giuridicamente deve gestire l’emergenza”. In discussione c’è anche la possibilità di seguire, utilizzando le cellule telefoniche, i cittadini che non rispettano i divieti ad uscire di casa. Il monitoraggio con questo sistema è già stato attivato in Lombardia.

Verso quale mondo ci sta portando questa pandemia?

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Gigi Lista

Gigi Lista

Sono un attivista a difesa dei territori e la cultura millenaria delle nostre identità. Il mio sentimento antisistema mi ha portato a sviluppare dei canali per creare piattaforme d'informazione libera che possano battere colpo su colpo contro le infamie e la disinformazione mainstream. Combattere è la mia vita, insorgere è giusto!