Chi ha voluto davvero il MES in Italia?

Chi ha voluto davvero il MES in Italia?

Negli ultimi giorni, anzi, negli ultimi anni, il centrodestra italiano dispensa sentenze negative sul MES di ogni colore, accusando il governo sorretto dalla maggioranza PD-5 Stelle di aver attivato il suddetto Fondo Salva-Stati senza il consenso del Parlamento.

Come abbiamo già chiarito in un articolo precedente, il MES può (e non deve obbligatoriamente) essere attivato su richiesta di un governo nazionale e solo con l’approvazione del Parlamento.

Ma andiamo alla questione che qui ci interessa, senza entrare nel merito sulla questione vantaggi-svantaggi: chi ha voluto davvero il MES in Italia? Chi ha prestato il suo consenso in nome del nostro Paese?

Il Meccanismo Europeo di Stabilità è un’organizzazione internazionale a carattere regionale nata come fondo finanziario europeo per la stabilità finanziaria della zona Euro, istituita dalle modifiche al Trattato di Lisbona (art. 136) approvate il 23 marzo 2011 dal Parlamento Europeo e ratificate dal Consiglio europeo a Bruxelles il 25 marzo 2011. Il Fondo entrò in vigore il 12 settembre 2012.

In Italia, come chiarisce “La Repubblica”, fu il Consiglio dei Ministri del governo Berlusconi IV ad approvare il 3 agosto 2011 “il disegno di legge per la ratifica della decisione del Consiglio Europeo 2011/199/UE, che modifica l’articolo 136 del Trattato sul funzionamento della UE relativamente a un meccanismo di stabilità (Esm – European Stability Mechanism), nei Paesi in cui la moneta è l’Euro. Obiettivo della Decisione è far sì che tutti gli Stati dell’Eurozona possano istituire, se necessario, un meccanismo che renderà possibile affrontare situazioni di rischio per la stabilità finanziaria dell’intera area dell’Euro”.

Il Consiglio dei Ministri del 3 agosto 2011 fece seguito al Consiglio Europeo del 25 marzo 2011, in cui l’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi rappresentò l’Italia al tavolo in cui si definirono i contenuti del MES.

In quel frangente era Ministro per la Gioventù Giorgia Meloni e Umberto Bossi era Ministro per le Riforme per il federalismo. C’erano tra i ministri anche Ignazio La Russa, Roberto Maroni, Luca Zaia, Roberto Calderoli ed altri, tutti esponenti dell’allora e dell’attuale centrodestra.

Momento fondamentale per l’approvazione del MES è quello della votazione numero 13 (seduta numero 669 della Camera dei Deputati del 19 luglio 2012 in merito al “Trattato di istituzione del MES”, con Ddl 5359 e conseguente voto finale), sotto il governo Monti, passata soprattutto con il sostegno di PD e PdL, di cui Meloni faceva ancora parte.

Effettivamente Salvini e Meloni non votarono a favore del MES (ma perché il primo non era parlamentare e la seconda risultò assente), ma le basi furono ampiamente gettate nel precedente governo Berlusconi dove i due non mostrarono alcuna contrarietà. Inoltre, tutti i parlamentari del PdL che fanno oggi parte di Fratelli d’Italia, votarono a favore, ad eccezione di Guido Crosetto. Del resto, al netto dell’assenza della Meloni in aula, i provvedimenti che escono dal Consiglio dei Ministri sono l’espressione di un organo collegiale, quindi si dà per scontato che ricevano l’approvazione da parte di tutti i ministri. Di conseguenza, è lecito affermare che Giorgia Meloni ha approvato il MES da ministro.

Ciò che emerge da questa situazione è che in questo Paese è necessario un ritorno ad un valore politico importante ma ormai perduto: la coerenza.

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Marcello De Rosa

Marcello De Rosa

Amo la mia terra senza se e senza ma. Scrivo la verità perché la verità ci rende liberi. La mia libertà la conquisto giorno dopo giorno svelando il marcio della nostra società