Sistema Italia, altro che unità: anche col Covid, il governo divide l’Italia, togliendo fondi al Sud
Notizia di poche ore fa: “Svimez lancia l’allarme, rischio default per il Sud”. Chi pagherà la crisi d’Italia? Ovviamente il Sud, come capitò nel 1860 evitando il fallimento del Piemonte (parola del famoso economista Vito Tanzi) o come quando pagò i danni della seconda guerra mondiale con i soldi del piano Marshall.

Nelle ultime settimane sono state tante le proposte per evitare il fallimento di tutte le imprese nazionali, ed è “chiaro” che essendo il Nord la parte più colpita dal Covid-19 oltre che la parte più industrializzata, i “fondi da prelevare maggiormente” sono quelli destinati al Sud su suggerimento della stessa Europa (Sole24Ore, 24 Marzo 2020). Si stava parlando anche di un probabile assorbimento delle risorse previste per il Piano Sud 2030 (quello che sulla copertina aveva lo sfondo del mare di Trieste) presentato prima della crisi, quello da 142 miliardi di euro che sarebbero stati diluiti in 10 anni, grazie ad altri fondi Ue, e non italiani.
Il tutto a prescindere dai moniti che l’Unione Europea aveva rivolto all’Italia sullo scarso finanziamento dei progetti europei al Mezzogiorno. Il “Sole” riferisce dei primi 5,3 miliardi di euro prelevati dal governo tra i fondi spendibili dell’Unione Europea che non erano ancora stati spesi, e di essi 3,7 miliardi appartenenti alle regioni più povere del Sud e solo 1,2 miliardi prelevati dalle regioni più ricche. E a tutto questo dovremmo aggiungere gli 840 miliardi di euro dirottati da Sud verso Nord dal 2000 al 2017 come denunciato da Eurispes.
Intanto, seppur in queste ultime settimane la priorità assoluta è quella di trovare la modalità per immettere liquidità nell’economia reale nel modo più semplice, al fine di evitare il collasso economico della società, alcuni interventi di ordinaria amministrazione continuano da parte del governo, e molte amministrazioni nazionali sbloccano il “fondo piano nazionale strategico per la mobilità sostenibile” di circa 398 milioni di euro.
Chiaramente dopo le tante battaglie fatte negli ultimi due anni sul famoso 34% degli investimenti che spettano di diritto al Sud per densità di popolazione, ci si aspettava che 135 milioni (di quei 398) fossero destinati al Sud, oltretutto munito di mezzi più vecchi ed inquinanti d’Italia, ma invece anche in questo caso hanno distribuito fondi tra le città solo del Centro-Nord (393 milioni), favorendo due località del Sud, Avellino, con 6 milioni di euro e Serrara Fontana con poco meno di 200mila euro.
Solo dopo un intervento della senatrice Sabrina Ricciardi sono stati aggiunti altri 7 milioni per altri fondi ai comuni del Sud (altro che 135 milioni). Siamo ben lontani da quel 34% dei fondi che dovrebbero per legge essere assegnati al Sud del Garigliano.
Tante le trattative che si stanno attuando in Italia, dalle raccolte fondi al reperimento di mascherine e respiratori anche con il resto del mondo. Tante le mascherine e i fondi in meno per il Sud rispetto a certe zone del Nord infatti il governatore De Luca, denunciava fino a qualche giorno fa l’arrivo delle mascherine di “Bugs Bunny”, e lo stesso in una conferenza precedente aveva annunciato che i fondi ripartiti per la sanità italiana sono stati come sempre dirottati per la maggior parte al nord, ma con dei miglioramenti rispetto agli anni passati.
Nell’intervista negli studi di Rai News 24 il 23 luglio 2019 delle ore 14.30, il presidente affermò con dati alla mano parlando dell’autonomia differenziata, che la Campania aveva ricevuto per anni 200 euro in meno pro-capite solo in campo sanitario rispetto all’Emilia Romagna, e 100 euro in meno rispetto al Veneto ed alla Lombardia (ossia 1 miliardo di euro in meno rispetto ai cittadini del nord solo per la sanità).
Quest’anno pare che i fondi siano stati ripartiti in modo diverso, ma sempre a discapito del Sud, ossia 60 euro in meno pro-capite rispetto ad ogni cittadino dell’Emilia Romagna, 45 euro in meno per ogni cittadino del Veneto, e 39 in meno rispetto ad ogni cittadino della Lombardia.
Insomma, mentre si parla del Mes, del Cura Italia, della cassa integrazione, dei 400 miliardi di debito con garanzia dello stato per “aiutare le imprese” e di fondi finora sulla carta, il Sud sarà costretto ancora una volta a subire una politica tutt’altro che meridionalista senza calcolare che anche da queste parti ci sono aziende medie e piccole o magari turistiche già in ginocchio.
Si parla spesso di Italexit ma forse qualcuno potrebbe iniziare a parlare di Sudexit (se la politica italiana continuerà a trattare il Sud in questo modo anche dopo la fine della pandemia).

