“Un tatoo è per sempre”
don Cristian Solmonese
È una scena più estiva che primaverile, ma nelle palestre è sempre possibile farne mostra. Un bel tatuaggio ti rende più attraente: una bella ragazza avvolta in un serpente nel braccio, una faccia di tigre sulla schiena, un dragone sulla spalla, un pentagramma o una stella di David in zona ombelico è il minimo che si può mostrare. Qualcuno osa anche in parti un po’ più intime, ma è troppo impegnativo da mostrare quotidianamente.
Oggi sono di moda anche pesci, rettili, animali di vario genere, stemmi di case costruttrici di moto o automobili, lettere dell’alfabeto, ideogrammi uncinati o faccia in stile Arte dei Maya, i soliti cuori trafitti, teste di aquila e facce arrabbiate, dichiarazioni estreme, personaggi dei fumetti. Esiste anche un tatuaggio religioso, forse un po’ fondamentalista con tanto di crocifisso in pieno petto e guardie che fanno da pendant alla Croce; Padre Pio e Madonne, a tutto spiano.
Attorno al tatuaggio è sorto un mercato, fatto di tatuatori, di tecnici degli strumenti e degli inchiostri, di riviste specializzate. Gli strumenti sono box a 5 aghi e tre punte, tavolozza plastica 6 fori, macchine a 12 wrap, telai per linee, riempimento e sfumature. Accanto ai ferri un supporto video per l’enciclopedia. Per qualche ragazzo non coraggioso che ancora se la fa sotto, si può prendere qualche tatuaggio decalcomania da pelle, che si toglie con l’alcool. Una volta, tantissimi anni fa, il tatuaggio era il segno di proprietà che il padrone stampava sullo schiavo o del condottiero sui prigionieri.
Oggi è anche un passatempo nelle carceri Ma diventa sempre di più un elemento d’identificazione, di appartenenza a una generazione o a una ricerca quasi religiosa. Non è solo una moda. I tatuatori più consapevoli avvisano che un’incisione sulla pelle è per sempre. Non è come un orecchino. È cucirsi addosso una scelta definitiva. Non è una tendenza. Non può essere frutto di dell’infatuazione del momento.
È qualcosa che consciamente o no parla della propria personalità e la mantiene nel tempo. È strano che in un tempo, dove non si riescono a prendere delle scelte definitive soprattutto tra i giovani, alcuni giovani si vogliono scrivere sul corpo un qualcosa, una traccia indelebile.
Per me è segno di una riconquista della propria corporeità, un ritorno alla materialità del proprio corpo che stiamo perdendo attraverso il computer, Il virtuale e le immagini. Anche le nostre emozioni affettive hanno bisogno del corpo, di un viso, di un sorriso, di emozioni vere, di sentimenti, di pugni forse, di confronto fisico.
Confesso che una forza di volontà di questo tipo mi affascina. Ma vorrei di più una generazione che abbia il coraggio di scelte definitive, incisive, più di un disegno; vorrei che i giovani abbiano la forza di incidere nella vita degli altri passaggi a qualcosa di bello che non sarà mai più cancellato: parlo dell’amore che lascia segni indelebili. Cari giovani avremo la forza e il coraggio di tale incisione?

