Una battaglia di civiltà: Referendum “Eutanasia legale”

Una battaglia di civiltà: Referendum “Eutanasia legale”

Sono più di un milione gli italiani che, a due settimane dalla consegna, hanno sottoscritto il Referendum Eutanasia legale, esattamente quindici anni dopo la lettera di Piergiorgio Welby al Presidente della Repubblica, per domandare l’eutanasia. Un Referendum per essere tutti liberi, davvero, fino alla fine.

Il quesito referendario concerne l’abrogazione dell’art. 579 c.p. (omicidio del consenziente), limitatamente alle parole “la reclusione da 6 a 15 anni”, al comma 1; integralmente il comma 2; limitatamente alle parole “si applicano”, al comma 3. La norma, fattispecie speciale rispetto all’omicidio ex art. 575 c.p., è chiaramente volta a punire l’eutanasia, vietata, nel nostro sistema giuridico, sia nella modalità attiva, quando il medico somministra il medicinale a chi lo richiede, sia nella forma indiretta, in cui l’agente prepara il farmaco, autonomamente poi assunto dal soggetto che ne necessita.

Altre forme di eutanasia sono, di contro, ritenute lecite, principalmente al fine di evitare l’accanimento terapeutico. E’ dunque opportuno e quanto mai necessario non creare discriminazioni tra i malati e tentare di rendere legale l’eutanasia tout court, a prescindere dalle modalità esecutive.

Ad oggi, tappe fondamentali di questo arduo percorso sono state la legge sul biotestamento del 2017 e la pronuncia della Consulta, nota come sentenza Cappato, che hanno creato un sistema in cui, in sostanza, non è punibile l’aiuto al suicidio, se il soggetto richiedente viene mantenuto in vita da pratiche di supporto. I restanti malati in condizione di irreversibilità, caratterizzata da atroci sofferenze, non hanno la possibilità, nel nostro paese, di chiedere aiuto per la morte volontaria, liberazione dai propri patimenti.

Questa forma di tutela è già prevista in Olanda, Belgio, Spagna, Svizzera. Il Referendum è uno stimolo, una sfida. Il grande risultato della raccolta firme dimostra che un’importante parte del paese, su questo tema, è unita ed ha voglia di partecipare. La classe politica dovrà mettersi al passo con la società civile, per garantire il diritto di scegliere come vivere e come morire.

La vita è un diritto personalissimo, non nella disponibilità dello Stato, non in quella della Chiesa. I cittadini sono più avanti della politica, trincerata nei palazzi del potere. Vanno ascoltati. Per troppi anni questioni fondamentali come questa sono state trascurate e il Referendum è la risposta più forte a questo tremendo silenzio. Si è detto anche “la compassione non uccide mai”, ma chi non è libero è già morto. Il dolore fisico, lo stato vegetativo, una condizione di malattia irreversibile uccide più della stessa morte. La dignità umana scompare. La vita non è più vita.

La storica disobbedienza civile di Mina Welby e Marco Cappato, una lunga battaglia verso il riconoscimento del sacrosanto diritto di essere aiutati a morire. Nel 2021 il Parlamento faccia la sua parte, memore che la libertà è il fondamento dello Stato di diritto, come condizione di chi si autodetermina, di chi è inizio, causa ma anche soprattutto fine del suo agire.

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Valentina Bergamino

Valentina Bergamino

Scrivo sicuramente per comunicare emozioni, esperienze, opinioni su temi che reputo essere toccanti e interessanti. Per offrire spunti di riflessione, per dare la possibilità di esprimersi a chi non la ha. Per me stessa anche, per scoprire un mondo nuovo fatto di dialettica e confronto e per mettermi alla prova.