Cinquanta sfumature di Juve

Cinquanta sfumature di Juve

La protervia con cui Andrea Agnelli discetta sul futuro del calcio senza nulla aver compreso del presente, è commovente. L’intemerata sciorinata nella fresca lettera agli azionisti ove, a suo dire, la generazione Z non concederebbe al football venti minuti della propria preziosa attenzione, va presa così, con leggerezza, ca va sans dire. In primis non si comprende a che titolo il Presidente parli in nome dei giovani, ma parrebbe che tale consapevolezza derivi (stando a suo dire) dal darwiniano studio cui sottopone i figli adolescenti.

Al di là della facile ironia, a Torino devono comprendere una cosa: se il presente è rosso e il futuro è nero, non è per colpa dei giovani choosy, bensì di una amministrazione societaria miope e autoreferenziale che ha condotto la juve (e non solo) sull’orlo del burrone sportivo e finanziario. Non si può ripensare il futuro se in passato ingaggiavi Ronaldo sperando di ammortizzarlo con la vendita delle magliette; è vietato sproloquiare di concezione “piramidale” del calcio, se i bilanci sono stati completati grazie alle note plusvalenze con Preziosi; e ancora, con quale vanagloria ci si imbroda della globalizzazione del brand, se la proprietà è costretta a ricapitalizzare somme sesquipedali per puntellare la baracca?

Il calcio è in rosso, profondo rosso, e il futuro è a tinte fosche. Vogliamo davvero appaltare l’avvenire di questo sport ai personaggi che lo hanno rovinato, o di essi è arrivata l’ora di fare a meno? Ai posteri, si spera, la saggia sentenza.

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Alessandro Buglione

Alessandro Buglione

Made in Napoli nel febbraio dell'82. Realista disincantato con la verità sempre in tasca. Talvolta, però, è sbagliata (cit.). Avvocato.