Tutela giuridica degli animali: una strada ancora lunga

Tutela giuridica degli animali: una strada ancora lunga

Sempre più spesso purtroppo ci capita di leggere di animali, uccisi, torturati, abbandonati. Gatti segregati con corde al collo, salvati da volontari, cagnolini picchiati per strada e gettati nei cassonetti e, ancora oggi, circhi, zoo, allevamenti intensivi. Insomma basta sfogliare le pagine dei social per trovare episodi di ogni genere.

La reazione immediata è la rabbia, l’indignazione. In Italia, a oggi, le persone che commettono questi terribili crimini subiscono condanne che esemplari non sono e, la maggior parte delle volte, riescono ad evitare il carcere. Complicata è anche l’analisi stessa del fenomeno criminale, che chiaramente, si basa su dati statistici. Questi, spesso, sono infondati, inaffidabili o peggio, frutto di malafede.

Si legge che nell’ultimo periodo i crimini contro gli animali sono diminuiti; in realtà a un minor numero di fatti denunciati, non sempre corrisponde un’omissione di azioni delittuose verso questi indifesi esseri viventi. In Italia è quanto mai necessaria una legge che preveda la certezza del carcere per chi uccide o maltratta animali, sebbene il codice penale, all’art. 544, preveda una fattispecie di reato specifica. Fortunatamente, oltre al comune sentire, si sta muovendo qualcosa nel mondo giuridico, anche a livello ermeneutico.

La Suprema Corte ha, infatti, esteso la tutela anche agli animali destinati al macello, oltre che a quelli d’affezione. E’ recentissimo, peraltro, l’arresto giurisprudenziale della Cassazione penale (n. 34087 del 15.09.21) che si è pronunciata su un ricorso proposto avverso la sentenza con cui la Corte d’appello aveva confermato la condanna inflitta in primo grado a un uomo per il reato di maltrattamento di animali.

Nel disattendere la tesi difensiva secondo cui l’uomo non era il proprietario del cane maltrattato, essendo stato acquistato dalla sua compagna, il quale non lo accudiva mai, ha invece rimarcato che il dovere giuridico di attivarsi può derivare anche da una situazione di fatto venutasi a “determinare per precedente condotta illegittima che costituisca il dovere d’intervento, ma in ogni caso anche il profilo omissivo della condotta risultava, in concreto, assorbito dal rilievo che, “a monte”, la stessa causazione del compendio lesivo risultava riconducibile alla condotta cosciente e volontaria del ricorrente”.Gli animali sono esseri viventi, ai quali non è data la possibilità di esprimersi e difendersi.

L’errore che si commette più spesso è leggere la vita in maniera antropocentrica. La giusta chiave interpretativa è quella biocentrica ed etologica, cosi da rendere l’animale – creatura complessa, dotata di sentimenti, coscienza e dignità, il vero soggetto passivo del reato di maltrattamenti.

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Valentina Bergamino

Valentina Bergamino

Scrivo sicuramente per comunicare emozioni, esperienze, opinioni su temi che reputo essere toccanti e interessanti. Per offrire spunti di riflessione, per dare la possibilità di esprimersi a chi non la ha. Per me stessa anche, per scoprire un mondo nuovo fatto di dialettica e confronto e per mettermi alla prova.