Il mondo, la lentezza per il bene comune

Vache ‘e press – Soluzioni Express

Chi si fa voler bene, spesso fa bene e questo bene diviene comune proprio perché si fa materia.

Siamo alle soglie di un possibile cambiamento epocale, che potrà essere solo se la nostra comunità mondiale lo vorrà. Mi chiedo se Ischia, la piccola isola delle contraddizioni, lo vorrà veramente.

Se dovessi fare una previsione di sorta, sarei portato a dire che tutto questo bene di cui ci facciamo portavoce noi scrittori, secchioni del pensiero, della cultura, noi persone comuni, lavoratori pratici, poveri e maltrattati da questa società di politici, non produrrà nessun cambiamento.

Mi basta pensare a quando vado a fare la spesa, in questo momento storico paradossale, per scontrarmi con la convinzione, la verità e il diritto di tutti gli esseri viventi.

Siamo concentrati sulla nostra spesa, la nostra priorità. La nostra voglia di entrare subito nel supermercato per comprare lo zucchero, il nostro vino, quella spezia particolare di cui non si può fare a meno. Mi basta scambiare due parole con la signora che si lamenta del tipo appena uscito dal supermercato, perché è stato dentro oltre mezz’ora e allora anche io, si io, devo andare piano.

Inutile dissuaderla, lei, come tutti noi, deve soddisfare le sue esigenze, quelle della sua prole, di suo figlio che ha 24 anni e resta a casa, perché si annoia di fare la spesa. Quel figlio che – lei me lo ha confessato – esce solo per comprare le sigarette, anche due volte al giorno!

Sapete, in definitiva il bene comune non esiste: sono stanco di crederci!

Sono stanco della stampa, nazionale e locale, delle continue lotte tra poveri, delle minacce che si azzardano per quattro spiccioli tra poteri comunali, regionali, nazionali, mondiali.

Sono stanco delle polemiche, di ascoltare o leggere le verità di tutti, le idee geniali di tutti, le analisi argute di tutti. Perché ci sentiamo tutti dei geni incompresi? Nessuno tra di noi si sente un sano stupido?

Chi di noi “esce pazzo” realmente, fuori dal suo involucro e ne sa sostenere il peso, la forza, quella di non essere se stessi?

Ischia, come l’Italia e il mondo intero, non cambieranno: saremo pronti a riprendere i ritmi soliti e ad affermare le nostre visioni su tutto, per rafforzare un ego vorace, consumistico che deve affermarsi, ma non fermarsi.

Mi chiedo invece: perché invece non prendere la palla al balzo e rallentare le produzioni mondiali? Perché non proporre un mese di rispetto alla natura, quella che ci ospita? Perché non fermare le auto?

Al mio sindaco e ai miei concittadini chiedo: perché non bloccare il traffico dei veicoli al centro, rendendolo zona pedonale, dal Porto a Ischia Ponte?

Perché non farlo? Perché dovremmo sostenere il vecchio sistema di accoglienza, quello alberghiero che vuole il vuoto pieno? Perché dobbiamo lavorare tutti solo cinque mesi all’anno? Per lamentarci nei restanti sette?

Il mondo non cambia, eppure c’è chi vuole cambiarlo! Questa situazione non ci ha aperto ancora gli occhi, saremo pronti a continuare sulla vecchia strada, quella solita dell’egoismo.

Eppure ci sono persone che, anche se animate da un una voglia sfrenata di emergere, sbagliano meglio degli altri, creando il bene comune, lentamente.

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Raffaele Mirelli

Raffaele Mirelli

Raffaele Mirelli: Dottorato di ricerca in filosofia morale presso la facoltà di filosofia di Friburgo Albert-Luedwigs Universitaet. Scrittore e divulgatore filosofico, fonda e dirige da sei anni il festival internazionale di filosofia di Ischia e Napoli. Lavora con le istituzioni del territorio nazionale in campo amministrativo e scolastico sul concetto etico di appartenenza e cultura delle identità globali.