Disastro ambientale in Siberia: collassa una cisterna, 20.000 tonnellate di carburante riversate nel fiume Ambarnaya

Disastro ambientale in Siberia: collassa una cisterna, 20.000 tonnellate di carburante riversate nel fiume Ambarnaya

Una vera e propria catastrofe ecologica si è verificata nella provincia di Norilsk, in Siberia il 29 maggio 2020. Il cedimento del terreno su cui si trovava il serbatoio di carburante, nella centrale termo-elettrica TEZ-3gestita dalla Norilsk Nickel (principale società russa di estrazione del nickel), ne ha causato la fuoriuscita delle 20 tonnellate di carburante contenutevi.

Si tratta probabilmente del disastro ambientale di più grande portata avvenuto nella Russia Artica negli ultimi anni. Sembrerebbe che il cedimento dei supporti su cui si trovava la cisterna, costruiti circa 35 anni fa, sia avvenuto a causa del decongelamento del terreno, che ha causato una degradazione del Permafrost su cui essa si poggiava.

Ad aggravare la situazione, il ritardo nella comunicazione dell’incidente da parte dell’azienda responsabile dello stabilimento, per evitare che se ne conoscesse l’entità. Il presidente Vladimir Putin ha dichiarato lo stato di emergenza, in merito alla lentezza delle comunicazioni agli enti responsabili, che hanno ricevuto la notizia soltanto due giorni dopo l’accaduto.

Stando a quanto riportato dai media russi, l’incidente è avvenuto il 29 maggio, con il cedimento della struttura su cui si trovava il serbatoio, causandone la fuoriuscita di prodotti petroliferi che nel giro di poche ore hanno iniziato a fluire nel fiume più vicino, colorandolo di rosso e contaminando tutto il territorio circostante.

All’interno del serbatoio era presente una quantità di carburante tale da assicurare il riscaldamento della città di Norilsk per due settimane circa nei periodi più freddi. Per evitare che la patina di carburante di circa 20 centimetri che si trova sulla superficie dell’acqua contamini anche i laghi vicini, è stata costruita una diga galleggiante e si lavora senza sosta per arginare il problema, anche se, il mancato intervento immediato, non ha evitato che anche il fiume che sfocia sul Mare di Kara fosse contaminato. Uno dei responsabili della pulitura delle acque contaminate afferma che la cosa fondamentale, a questo punto è di fare il possibile per evitare che le acque contaminate si propaghino, poiché è impossibile proseguire la procedura di pulizia quando esse si ghiacceranno.

Inoltre, il lavoro d’estrazione del liquame tossico è reso difficile anche dal suo mescolamento con l’acqua. Si tratta di danni ingenti alla natura, in un territorio già fortemente inquinato proprio per via delle fabbriche e centrali elettriche che vi sono ubicate e già nel 2016 la Norilsk Nickel dovette ammettere una fuoriuscita di materiale molto inquinante e assumersi le proprie responsabilità per l’inquinamento delle acque di un fiume locale.

Il presidente Vladimir Putin, non appena saputo del disastro, ha proclamato lo stato di emergenza, impiegando tutte le forze disponibili per ridurne le conseguenze ed evitare ulteriori contaminazioni, in particolar modo quella del Mar Glaciale Artico. Sono state recuperate già diverse tonnellate di materiale (circa 200) ma l’impatto ambientale è talmente forte, che l’intero Artico ne subirà le conseguenze per molti anni, poiché anche il terreno circostante e le specie animali del territorio sono a rischio. Egli ha espresso il suo disappunto riguardo alla mancata denuncia dell’accaduto, affermando che il Cremlino avrebbe appreso la notizia tramite social, attaccando duramente non soltanto il colosso mondiale del nickel ma anche il governatore Evgeny Zinichev, capo del Ministero delle situazioni di emergenza della Russia, che si difende affermando che la notizia del disastro gli è stata notificata il 31 maggio, quindi due giorni dopo l’accaduto.

La mancanza di comunicazione tempestiva ne ha aggravato ulteriormente le conseguenze, già di per sé gravissime e le indagini hanno portato alla custodia giudiziaria di Vyacheslav Starostin, direttore dello stabilimento in cui è avvenuto il disastro per negligenza. Le cause reali sono ancora ignote e sono in corso ulteriori indagini per individuare tutte le responsabilità di quanto accaduto. La cosa certa è che il colosso del nickel sarà tenuto a pagare un ingente somma, ma sicuramente chi ne pagherà il prezzo più alto sarà la natura.

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Laura Buono

Laura Buono

Sono Laura Buono, ho 24 anni e sono nata ad Ischia, un isola spesso maltrattata proprio dai suoi abitanti e quasi mai valorizzata. Durante il mio percorso di studi all’università degli Studenti di Napoli l’Orientale, ho scoperto la storia e la cultura di paesi lontani e ciò ha reso più forte il mio desiderio di scoperta verso quelle della mia Terra. Scoperta che comporta necessariamente un impegno nella salvaguardia della Natura e delle nostre Tradizioni.