I misteri della Pietrasanta e di Cappella Pontano. Tra streghe e Templari

Premessa

Il pezzo, appositamente breve, vuole essere una sorta di panoramica sui misteri che avvolgono la Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta e Cappella Pontano, entrambe situate sul tracciato dell’antico Tempio di Diana. Ci sono i presupposti per approfondire soprattutto lo studio ancora in corso su eventuali testimonianze templari in zona, soprattutto da parte mia, per cui mi riservo di scrivere qualcosa di più esteso ed organico in un lavoro o saggio a parte.

Nella zona magica per eccellenza del centro storico, l’area alle spalle della statua del dio Nilo, ricade un sito di fondamentale rilevanza: il complesso della Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta (fig.1), che assieme a Cappella Pontano (fig.2) occupano la superficie che fu del Tempio di Diana.

Figura 1 – Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta

Il luogo è denso di spunti per riflettere sulle influenze pagane che riverberano nelle chiese della zona, e per sviluppare un ulteriore discorso su una eventuale presenza dei Cavalieri Templari a Napoli. Quest’argomento, allo stato, per onestà, bisogna dire, che è suscettibile sì di attenzione, basato su supposizioni ben argomentate, ma senza riscontri storici oggettivi. Malgrado ciò, è pur vero che i segni diffusi a macchia di leopardo nella ristretta zona che comprende Cappella Pontano e la Pietrasanta, la chiesa di San Pietro a Maiella, Cappella Sansevero, e Sant’Angelo a Nilo, danno una omogeneità di significati riconducibili, seppur in maniera labile, ai Pauperes commilitones Christi templique Salomonis.

Partiamo però con ordine e andiamo indietro nel tempo, quando, nel medioevo, la zona si ammantò di fumo luciferino, a causa degli aneddoti che parlano di streghe e proprio del demonio. Secondo la leggenda, infatti, in questi luoghi si manifestavano le janare ovvero donne istruite nelle arti magiche.

Ma più verosimilmente, nel medioevo si ricostruì in maniera raffazzonata e in ottica antipagana il mito delle sacerdotesse di Diana, che in questi luoghi celebravano il culto alla dea dei boschi e della natura, che in epoca alessandrina venne associata ad Iside.

In realtà, a Napoli non si attestano processi alle streghe, neppure dopo il medioevo, in quanto, i duchi di Sanseverino, capeggiando una rivolta popolare, si opposero all’insediamento della Santa Inquisizione. Anche il diavolo nelle vesti di porco è una deformazione artata della Chiesa o comunque del cristianesimo che tendeva a demonizzare letteralmente le divinità pagane.

Il porco è animale sacro a Osiride e, quindi la sposa del dio egizio, presente nel quartiere che più di tutti gli dedicò il culto, è esplicitamente definita dai suoi sacerdoti “Grande Scrofa”. É evidente che per gli egizi la connotazione negativa della figura simbolica del maiale non ha ragione di esistere, in quanto tutte le divinità di quel popolo hanno aspetto per metà animale. La presenza templare invece si manifesterebbe attraverso indicazioni simboliche, per la maggior parte, tranne che per alcuni graffiti trovati sotto la Basilica della Pietrasanta.

Figura 2 – Cappella Pontano

Ma già alcune suggestioni, che restano al momento tali, potrebbero dimostrare quanto meno una sosta dell’Ordine Templare nella nostra città.

Se osserviamo l’epigrafe di dedicazione della Cappella Pontano (fig.3), leggiamo che è dedicata alla vergine Maria e a san Giovanni Evangelista. Elemento che, se non direttamente ai Poveri Cavalieri di Cristo, potrebbe ricondurre a una tradizione successiva che dai Templari è originata. Quella filtrata dalle gilde muratorie che, nel Seicento prese nome di Rosacroce e successivamente, nel Settecento fu la cosiddetta massoneria speculativa, quella dei massoni accettati. Si trattava di nobili di antica discendenza templare che custodivano i segreti dell’Ordine e quelli dell’alchimia e della Cabala. Innanzitutto, quindi, la dedicazione (fig.3) a Maria e Giovanni Evangelista: è lapalissiano che San Giovanni Evangelista sia il patrono di colui che commissionò il monumento, ovvero Giovanni Pontano, umanista napoletano. Ma ci sono dei particolari che corrispondono ad alcuni principii esoterici che caratterizzano l’edificio.

Figura 3 – epigrafe con la dedicazione alla Vergine Maria e a San Giovanni Evangelista

Bisogna però ricordare che sia le gilde muratorie, sia, antecedentemente i Templari, dedicavano le chiese alla Vergine Maria e contemporaneamente a uno dei due San Giovanni, il Battista e l’Evangelista, rispettivamente simboli del solstizio d’estate e quello d’inverno. Infatti San Giovanni Battista si festeggia il 23 giugno, in corrispondenza del solstizio d’estate e San Giovanni Evangelista cade il 27 di dicembre in corrispondenza di quello invernale.

Per i Templari la venerazione per Maria, assume, dal momento che divennero alchimisti, allusione alla materia prima, oltre che rappresentare la sincera devozione dei monaci guerrieri per la Madonna.

Ma poi, sempre Cappella Pontano presenta altri riferimenti all’alchimia e alla Cabala. In particolar modo, riguardo le epigrafi sulla facciata (fig.4)

Figura 4 – epigrafi della facciata di Cappella Pontano

Dovrebbe trattarsi di insegnamenti morali, come era uso nell’umanesimo, ma diversi autori, tra cui il sottoscritto, nella sua modestia, ravvisano invece delle allegorie alchemiche. In particolare, ad esempio, nella prima si fa allusione all’”Opera”, e sappiamo i significati che l’alchimia assegna al termine. Ma è molto significativo il fatto che le epigrafi siano dieci, proprio come le sephiroth della cabala. E difficilmente un umanista come Pontano, nell’epoca in cui l’alchimia e la Cabala  erano studiate da letterati come Pico della Mirandola e Giovan Battista della Porta, si sarebbe sottratto al loro fascino, e forse alla loro pratica.

Ma gli unici indizi che potrebbero rivelarsi determinanti a giustificare una presenza templare nella città potrebbero essere costituiti dai graffiti trovati sotto la Basilica della Pietrasanta. Si tratta di croci incise nel muro, molto simili alla famosa croce patente dell’Ordine. Ma una in particolare (figg.5 e 6), desta l’attenzione degli studiosi, tra cui Laura Miriello che ha condotto assieme ad altri la ricerca.

Figura 5 – misterioso graffito a forma di croce rinvenuto alla Pietrasanta

Se confrontiamo il graffito con il sigillo del Gran Maestro dell’ordine, ovvero la croce di Gerusalemme o gerosolomitana, osserviamo che sono sovrapponibili.


Figura 6 – Croce gerosolomitana, emblema del Gran Maestro dei Templari
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Stanislao Scognamiglio

Stanislao Scognamiglio

Stanislao Scognamiglio, presidente dell'Associazione di Studi Tradizionali e Filosofici "Raimondo di Sangro" è nato a Napoli nel 1970. Già tra i fondatori del Centro Studi Scienze Antiche, si occupa di studi esoterici da oltre trent'anni. E specificamente di simbologia ermetica da venti. Inoltre si è specializzato sulla figura di Raimondo di Sangro di cui continua a ricercare gli aspetti meno conosciuti. Ha pubblicato articoli e un saggio sulla filosofia ermetica intitolato "Il pensiero di Ermete Trismegisto" distribuito on line.