Opportunismo o bullismo etico?
Da alcuni giorni Fedez e Chiara Ferragni si sono lanciati in una vera e propria campagna di squadrismo settario contro coloro che hanno opinioni diverse sul disegno di legge Zan anti-omofobia.
Hanno iniziato con Matteo Renzi, reo di voler proporre modifiche al suddetto disegno di legge, definendolo con eleganza “schifoso” (la Signora Ferragni) e poi con uguale raffinatezza come uno abituato a “pisciare in testa agli elettori” (il Signor Fedez).

All’invito di Renzi a confrontarsi nel merito degli argomenti trattati nel testo di legge la Signora Ferragni ha opposto, da vera democratica, uno sdegnato silenzio.
Nel frattempo il Signor Fedez ha organizzato in diretta su Instagram un dibattito al quale sono stati invitati solo personalità schierate in favore della legge, sottraendo così la discussione a qualsiasi confronto con idee diverse.
E se ne capisce il perché: Fedez avrebbe dovuto studiare cosa che non ha fatto come è emerso durante il dibattito in cui si è reso protagonista di vere e proprie castronerie: dalla confusione fatta in merito al voto segreto alla scarsa conoscenza del meccanismo referendario quando si è bloccato sulla spiegazione delle differenze tra referendum “costituzionale” e “abrogativo”, per finire quando ha mostrato di non conoscere nemmeno il nome del relatore del provvedimento anti-omofobia.
Il punto più alto del dibattito è stato raggiunto quando Fedez ha dichiarato:”Io cerco di dare il mio contributo da cittadino mettendo a disposizione la mia utenza a persone che possono dire qualcosa di interessante”.
Sorge spontanea la domanda: interessante per chi?
Non sappiamo dire se le cose interessanti cui fa riferimento Fedez sono gli insulti gratuiti che lui e consorte sono soliti lanciare verso coloro che la pensano diversamente o i testi delle sue canzoni in cui offendeva i gay, salvo poi ravvedersi.
Se fossimo meschini e mossi da pregiudizi ideologici potremmo invitare il Signor Fedez a scrivere piuttosto qualche canzone per riacquistare un po’ di visibilità(visto che da tempo non lo fa) e suggerire sommessamente alla gentile Signora Ferragni di non limitarsi a contare i proventi che le derivano dalla sua partecipazione in Tod’s di Della Valle o dal suo blog dove promuove di tutto e di più.
Ma per noi il denaro non è lo sterco del diavolo soprattutto quando guadagnato con sacrificio, duro lavoro, umiltà senza sfruttare le passioni della gente.
Una cosa però pensiamo di poterla dire: tutta la vicenda dimostra, ancora una volta, il solito vizietto di un élitecon la puzza sotto il naso: la presunzione di essere i soli a poter concedere patenti didemocraticità, di chi pensa di essere sempre dalla parte del bene, di chi ha una superiorità morale a prescindere.
In realtà è solo l’intolleranza tipica di una mentalità giacobina e marxista che si percepisce come il bene assoluto mentre la volgarità e la mancanza di cultura è tutta dall’altra parte.
Corrado Ocone, intellettuale liberale, ha affermato di recente: “Fare appelli per gli intellettuali di sinistra è utile per riconoscersi: se tu non approvi non sei dei nostri. È come la pipì dei cani, serve a delimitare un territorio”.

