Il punto sul campionato. Che capata Osimhen!
Partiamo dalla fine: è il minuto 81’ e Osimehn vola al quarto piano incapocciando la partita ed eguagliando il record del Sarri 2018. Non vediamo l’ora di goderci gli stessi peana con cui i giornali beatificarono Ronaldo dopo l’identico volo contro la Sampdoria (come no).

Una prece, soprattutto, per le ciucciuettole che fino a quel momento, compatte, avevano stregato la partita sbattendo palloni sul palo e annullando gol sul filo del centimetro (spiaze).
Caso Insigne: appunto, esiste un caso Insigne? La cronaca recita tre rigori sbagliati su cinque, ossia il capitano c’è ma non si vede (dal dischetto). Sarà colpa del feuilleton sul rinnovo? Forse sì, forse no, forse boh, chissà, magari no. Consiglio non richiesto: quattro milioni in più o in meno, in toto e a lordo, possono influire sul rinnovo? Domandatelo al procuratore (ci sono offerte?).
In definitiva: abbiamo vinto una partita “sporca”, maledetta, stregata: una partita che sembrava facile ed è diventata difficile. Sono tre punti fondamentali, qualsiasi sia il nostro obiettivo, sono fieno in cascina per il rush che inizierà da marzo (ad maiora).
A seguire: un Milan che non si lamenta delle pesantissime assenze (non come noi che piangiamo da ora in proiezione Coppa d’Africa), ribalta il fatal Verona e tallona al secondo posto. Occhio che i rossoneri sono squadra. L’Inter, polla, scatena una gazzarra infernale per giustificare una sconfitta che deve solo alla sua dabbenaggine. Se Sarri ride Mourinho piange: la Roma parte forte ma la Juve vince di “horto muso” interiorizzando perfettamente la mentalità di quell’impenitente cupido di Acciuga. In coda, Colantuono sostituisce Castori a Salerno: B sempre più vicina.

