Se Atene piange Sparta non ride
A una sinistra in crisi d’idee si contrappone una destra in confusione
Al primo turno delle elezioni amministrative il centrodestra ha subito una sconfitta pesante che non lascia spazio ad alibi nonostante fosse accreditato unanimemente di una vittoria certa.

La campagna elettorale di Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia è stata francamente imbarazzante e connotata da errori macroscopici.
Dalla scelta dei candidati operata all’ultimo momento dopo giorni e giorni di tensioni e ripicche (vedi la richiesta di FdI di un posto nella vigilanza RAI a lungo disattesa dalla Lega) all’immagine di divisione che è stata data con i leader dei partiti impegnati in ordine sparso.
La debolezza di molti candidati del centrodestra è stata il problema più evidente ma non l’unico. L’aspetto più critico è sembrato l’assenza di una proposta politica chiara e convincente.
È un po’ come al mercato: c’è tanta gente che può comprare quella merce, ma se la merce non è buona nessuno la compra. E il popolo di centrodestra non è andato a votare (impressionanti i dati dell’astensionismo) perché l’offerta politica non è stata adeguata.
Gli elettori ormai sono stanchi del bla bla della politica politicante e cercano leader che abbiano qualcosa da dire con competenza. Solo così si spiega il successo di Calenda a Roma e di Damilano a Torino con le loro liste civiche.
Invece l’immagine che il centrodestra oggi offre è quella sbiadita di una Forza Italia in cui non c’è una figura carismatica.Dove ognuno sta preparando sottotraccia il proprio futuro per il dopo Berlusconi e, dove lo stesso Cavaliere, al quale va riconosciuto il merito di essere stato un innovatore anche in politica, ormai si limita a interventi telefonici e sembra non avere più l’energia necessaria per condurre un partito in cui ognuno va per conto suo.
La Lega poi si è persa in battaglie come quella contro l’obbligo di green pass che non le hanno fatto bene. Tanto rumore per nulla: Draghi ha tirato diritto con l’avallo del PD e di Forza Italia. Con milioni di italiani che hanno completato il ciclo vaccinale e che hanno dimostrato di approvare le scelte del governo.
Infine Fratelli d’Italia. I siluri degli scandali a orologeria, che pure ci sono stati, non bastano a spiegare gli indugi e le resistenze offerti dalla Meloni che ha dato l’impressione di non andare d’accordo con Salvini su niente.
È ora di svegliarsi e di cambiare registro se si pensa di candidarsi a guidare il paese alle prossime elezioni politiche. Occorre ricominciare a parlare di fatti e di questioni reali; occorre tornare alla politica che significa soprattutto tornare a occuparsi di realtà e interessi sociali concreti: tasse, smaltimento dei rifiuti, aiuti alle imprese, caro bollette, pensioni, difesa della casa e politiche per assicurarla agli italiani poveri.
Oggi la politica appare invece sempre più scritta sull’acqua, non collegata pubblicamente a interessi reali di singoli e di gruppi. Forse, mai come adesso, in balia dei pochi che contano, dei loro giornali e delle loro, a volte incaute, sponsorizzazioni.

