Il Golfo di Napoli e le sue isole, percorsi tra storia, bellezza e buon cibo
Il Golfo di Napoli è un meraviglioso arcipelago formato da un gruppo di cinque isole situate nel Mar Tirreno ai margini del golfo di Napoli, vengono anche definite isole Flegree per le caratteristiche geologiche molto simili ai Campi flegrei.
ISCHIA:
É l’isola più grande ed é divisa in sei comuni. I primi coloni Greci la chiamarono “Pithekoussai” derivante da pithekos, scimmia riferendosi al mito dei Cercopi, abitanti delle isole flegree trasformati da Zeus in cercopitechi.
Più verosimile l’interpretazione di Plinio il Vecchio (Nat. Hist. 111, 6.82), che fa invece derivare il nome da pythos, anfora, teoria suffragata da ritrovamenti archeologici che testimoniano la produzione greco-italica di ceramiche (e in particolare di anfore da vino) nell’isola e nel golfo di Napoli.
Se vai a Ischia ecco cosa non ti devi perdere: Salita al MONTE EPOMEO, i PARCHI TERMALI DELL’ISOLA D’ISCHIA, la BAIA DI SORGETO, IL CASTELLO ARAGONESE, l’’antico “borgo di Celsa”, SANT’ANGELO, CHIESA DEL SOCCORSO, il sistema di TORRI COSTIERE, i bellissimi GIARDINI LA MORTELLA, i due MUSEI DI PITHECUSAE E SANTA RESTITUTA, e infine non ti puoi perdere il coniglio all’ischitana.
CAPRI:
Ha due Comuni. A differenza delle vicine inizialmente era unita alla penisola Sorrentina, salvo essere successivamente sommersa in parte dal mare e separata quindi dalla terraferma, dove oggi si trova lo stretto di Bocca Piccola.
La costa è frastagliata formata da numerose grotte e cale che si alternano a ripide scogliere.
Le grotte, nascoste sotto le scogliere, furono utilizzate in epoca romana come ninfei delle sontuose ville che vennero costruite qui durante l’Impero.
La più famosa è senza dubbio la Grotta Azzurra, in cui effetti luminosi furono descritti da moltissimi scrittori e poeti.
Caratteristici di Capri sono i celebri Faraglioni, tre piccoli isolotti rocciosi a poca distanza dalla riva e ad essi sono stati attribuiti anche dei nomi per distinguerli: Faraglione di terra (o Saetta) per quello attaccato alla terraferma, Faraglione di Mezzo (o Stella) per quello frapposto agli altri due e Faraglione di Fuori (o Scopolo) per quello più lontano dall’isola.
PROCIDA:
Le sue coste, in alcune zone basse e sabbiose danno vita a diverse baie e promontori che offrono riparo alla piccola navigazione e hanno permesso la nascita di ben tre porticcioli sui versanti settentrionale, orientale e meridionale dell’isola.
l’isola è completamente di origine vulcanica, nata dalle eruzioni di almeno quattro diversi vulcani (databili tra 55000 e 17000 anni fa), oggi completamente spenti e in gran parte sommersi.
L’attuale nome dell’isola deriva da quello di epoca romana Prochyta, nome derivante da Prima Cyme, ovvero “prossima a Cuma”, come doveva apparire l’isola ai coloni greci nella migrazione dall’isola d’Ischia a Cuma.
VIVARA:
L’origine del nome Vivara, dal latino vivarium, cioè ‘vivaio, luogo in cui si allevano mitili, anguille o altri animali marini’.
Vivara è sottoposta alla giurisdizione amministrativa del Comune di Procida, cui è collegata da un ponte non carrozzabile che sostiene la condotta idrica che rifornisce Ischia, è attualmente disabitata ed è una riserva naturale statale, il suo litorale è inoltre compreso nell’Area marina protetta Regno di Nettuno.
Costituisce il margine occidentale di un cratere vulcanico originatosi circa 55000 anni fa, oggi sommerso, delimitato sul lato orientale dal promontorio di Santa Margherita nell’isola di Procida.
Alcuni scavi hanno documentato un insediamento databile tra il XVII e il XIV secolo a.C.
NISIDA:
Il suo status di isola oggi è contestato in quanto dal 1936 è collegata alla terraferma da un lungo pontile carrozzabile.
Facente parte dei Campi Flegrei, ha un’origine vulcanica, in pratica è un cratere parzialmente riempito dalle acque con un’altezza massima di 109 m, ed è quasi perfettamente circolare mancando di una porzione verso sud-ovest dove si apre l’insenatura di Porto Paone corrispondente all’antica caldera del vulcano.
Nei suoi fondali esistono dei manufatti sommersi come per esempio un molo romano dovuto a fenomeni di bradisismo, come in molte altre zone dei Campi Flegrei.
Conosciuta anche come “L’isoletta delle capre” dove riparò Ulisse poco lontano dal paese dei ciclopi, ricoperta da ombreggianti foreste e abitata da una enorme “nazione di capre silvestri”.
In epoca classica vi costruì una villa Lucio Licinio Lucullo, divenuta famosa per le feste e le cene che vi si celebravano. Aveva qui la sua villa anche Marco Giunio Bruto e sull’isola insieme a Cassio ordirono la congiura contro Cesare.
Dopo l’assassinio, Bruto vi si ritirò nell’estate del 44 a.C. ed ebbe la visita di Cicerone, con cui ebbe lunghi colloqui sulla situazione politica e le azioni da intraprendere. Partito per la Grecia e morto nella battaglia di Filippi, secondo la tradizione la moglie Porzia, figlia di Catone Uticense, si sarebbe suicidata qui.
Delle ville di età romana non vi sono più tracce, se non quattro grotte scavate nel tufo di un piccolo ninfe. All’interno di questo arcipelago esiste un altro gruppo di isole più ristretto ma una più bella dell’altra e con litorali davvero mozzafiato.
Queste sono:
• l’isolotto del Castello Aragonese di Ischia fuori Ischia Ponte;
• l’isolotto di San Martino nel comune di Monte di Procida;
• l’isolotto della Gaiola alla punta estrema di Posillipo, oggi compreso nel Parco sommerso di Gaiola;
• l’isolotto di Megaride, su cui si trova il castel dell’Ovo, a Napoli;
• lo scoglio di Rovigliano (già Revigliano), nei pressi della foce del fiume Sarno, tra i comuni di Torre Annunziata e di Castellammare di Stabia;
• a Capri i famosi tre Faraglioni (chiamati “di terra”, “di mezzo”, “di fuori”), e poi lo scoglio del Monacone a poca distanza da essi;
• le tre isole de Li Galli (il Gallo lungo, la Castelluccia, la Rotonda), sulla costiera Amalfitana;
• lo scoglio di Vetara (anche detto Vivaro), posto 3 km ad ovest de Li Galli.
• lo scoglio di Isca, famoso per essere stato per molti anni il luogo ritiro di Eduardo de Filippo.
• lo scoglio di Scruopolo, a pochi chilometri di distanza da quello di Isca.
Ma la ricchezza di isole del nostro golfo, permette anche di ricordare alcune scomparse come:
• l’isolotto del Lazzaretto (un tempo chiamato isolotto del Coppino o Chiuppino), posto fra l’isola di Nisida e la terraferma, oramai inglobato quale slargo nella strada di collegamento: lo si riconosce in vecchie stampe e in foto anteriori al 1934, anno in cui fu realizzata la strada-ponte;
• l’isolotto di San Leonardo, a Napoli, corrispondente all’attuale Rotonda Diaz in via Caracciolo: in vecchie immagini e stampe lo si riconosce ancora caratterizzato dall’omonima chiesetta;
• l’isolotto di San Vincenzo, inglobato nel 1596 nel nuovo molo del porto di Napoli realizzato da Domenico Fontana; fino allora sull’isolotto era posto il vecchio faro costruito dagli Angioini chiamato “Torre di San Vincenzo”, come si vede sulla famosa Tavola Strozzi.
Purtroppo le informazioni turistiche si fermano solo alle cinque isole maggiori, tutte con caratteristiche diverse che riescono a soddisfare le esigenze di qualsiasi turista scrupoloso.
Nel periodo estivo, ma con una discreta presenza anche di inverno, il turismo occupa ogni angolo delle isole con visite che provengono da ogni parte del mondo.
Molti di voi avrete probabilmente già visitato una di queste isole.
E adesso che fate, non tornate per ammirare le altre bellezze nascoste di queste perle partenopee e mediterranee.
Questo non é un cantico alle meravigli ne tanto meno una promozione turistica vuole evidenziare, non soltanto queste, ma tutte le bellezze turistiche marinare disseminate nei mari italiani.
Poi, naturalmente, vi sono le coste oltre duemila chilometri di bellezze e a seguire l’entro terra, i colli e i monti e la grande storia che circonda questa bellissima nazione dove si potrebbe vivere solo d’arte, cultura e turismo; Però ai molti non sembra vero.
Voi che ne dite?

