I pithecusani, sulla valle di San Montano, praticavano sia la cremazione, sia l’inumazione

I pithecusani, sulla valle di San Montano, praticavano sia la cremazione, sia l’inumazione

Parliamo della cremazione. Il procedimento della cremazione usato dai pithecusani, era più o meno identico a quello dei tempi omerici.

Le pendici selvose del monte Epomeo rifornivano a sufficienza i rami secchi e resinosi per la combustione. La πύρα o catasta di legno per bruciarvi sopra i cadaveri era preparata fuori dall’area cimiteriale. La cremazione terminava sempre con la rituale abluzione (lavaggio) di vino per estinguere gli ultimi residui di fuoco. Poi si raccoglievano religiosamente i resti confusi: rami bruciati misti con reliquie carbonizzate di ossa umane, cocci e frammenti di vasi combusti  usati durante il rito funebre e gettati in segno di riverenza sulla pira fumante, ciondolanti ornamenti arroventati dal calore del rogo.

Il tutto era pienamente portato, tra le lacrime e i lamenti dei presenti, al luogo della sepoltura, e ammucchiato sulla superficie dell’area scavata nell’interno della necropoli. In più, una brocca di vino, non bruciata, era deposta sul mucchio delle ceneri, e venivano infine nascoste sotto un tumulo di grezze pietre il cui diametro oscillava fra i metri 1,50 e metri 4,50. Per una singolare corrispondenza che si riscontra fra i tumuli di San Montano e le tombe descritte da Omero, balzano alla mente i mesti particolari ed il corredo funereo della tomba di Patroclo con una sola irritabile differenza: questa apparteneva ad un eroe insigne, quelle invece comuni ed umili mortali come pure la funzione del boccale per il vino non bruciato e deposto sulle ceneri, trova la sua inconfondibile chiarificazione nell’Iliade, quando si parla del boccale ricurvo di vino ed usato per spegnere il fuoco della pira. 

Tratto da “Ischia preistorica, greca, romana, paleocristiana” di Don Pietro Monti, pp. 73 e seguenti.

I primi fra gli Achei, pria con vermiglio

Liéo licor spegnere il rogo, ovunque         

Riman di fiamma alcun vestigio sparso,

Sia vostra cura, indi raccorre l’ossa

Del Meneziade Eroe: difficil opra

Distinguerle non sia, ch’ei della pira

Giacea nel mezzo, ed arser gli altri a parte, Guerrier, destrieri in un confusi e misti.

Nell’estremo del rogo. Involte e asperse D’unguento poscia, e doppio grasso in aurea Urna voglio che sieno accolte, e chiuse Serbate, insin ch’io pur discenda a Dite.

Tratto da “Iliade di Omero, libro XXIII dal verso 365 e seguenti”. #storia  #storiadischia #pithecusa #cremazione

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Ivano Di Meglio

Ivano Di Meglio

Eterno studente, scavo nei meandri del passato per trovare l'identità collettiva che porti al traguardo della consapevolezza. Mi occupo di cognomazione, Medioevo e usi locali. Cerco instancabilmente atti, prove e quant'altro mi consenta di ricostruire spaccati di vita lontana e vicina.