“Arrivederci”. Così Don Cristian Solmonese ringrazia e saluta la sua Comunità

“Arrivederci”. Così Don Cristian Solmonese ringrazia e saluta la sua Comunità

Il Parroco di Panza ha avuto la nomina dal Vescovo Pascarella di Parroco della Basilica Pontificia di San Vito Martire a Forio

[…] Ma non è solamente Dio che voglio ringraziare in questo momento. Un parroco non guida da solo una comunità. Io non mi sono mai sentito solo nel portare la gioia e il peso del ministero; il Signore mi ha messo accanto tante persone che, con generosità e amore a Dio e alla Chiesa, mi hanno aiutato e mi sono state vicine.

Anzitutto voi, cari collaboratori del consiglio affari economici: la vostra saggezza, i vostri consigli, la vostra amicizia sono stati per me preziosi; mi siete stati vicini come fratelli sovvenendo a tutte le necessità ma soprattutto stimandomi e incoraggiandomi a proseguire il cammino. Si sa, un sacerdote fiorisce non con le critiche ma sentendosi amato.

Un grazie va a tutti i miei Collaboratori. Se sono riuscito a fare qualcosa di bene è grazie a tutte le persone che mi hanno aiutato a sostenere il peso delle iniziative, degli incontri, dei percorsi formativi, della caritas e di quelli amministrativi: sono tanti i volti che non emergono, che rimangono nell’ombra, ma proprio nel silenzio, nella dedizione quotidiana, con spirito di fede e umiltà sono stati per me un sostegno sicuro e affidabile.

Un pensiero speciale va agli ammalati e gli anziani che ho visitato in questi anni: sono state persone di conforto, sono dei tesori. Gente che non occupa nessun ruolo, nessun posto, nessuna evidenza ma hanno il posto più vicino a Dio (anche più di me). Sono persone che pregano per me nel silenzio e che ogni volta che incontro non mi fanno sentire ne prete ne altro ma figlio, nipote, loro piccolo bimbo. In quelle case ho respirato il profumo di Betania che sento in queste persone ed è lì che non ho dovuto insegnare nulla ma semplicemente sono stato Cristian.

Un mio pensiero va a tante belle persone che sono già in paradiso e che mi hanno insegnato tanto. Custodisco gelosamente dentro di me la mia esperienza con loro. Ogni giorno ho portato ciascuno di voi nella celebrazione eucaristica quotidiana con un cuore di padre.

A questo punto vorrei ringraziare di vero cuore anche tutte le numerose persone, che nelle ultime settimane mi hanno inviato segni commoventi di attenzione, di amicizia e di preghiera; grazie per i momenti vissuti insieme l’altra sera: vedere i collaboratori parrocchiali e quelli della confraternita insieme (è stato bellissimo) e ringrazio il priore con la sua squadra per tutto l’affetto dimostratemi in questi pochi mesi insieme.

Un saluto speciale poi va “ai ragazzi del muretto” (messi insieme coprono l’arco di de secoli) che tutte le sere seduti nel vicolo accanto alla parrocchia sono stati motivo di sosta, di gioia e di confronto. Grazie per l’altra sera. Grazie a tante persone semplici che in questi giorni piangendo mi dimostrano dal loro cuore che mi vogliono bene e che stanno soffrendo veramente. Sì, non sono solo.

In questi anni ho fatto anche scelte forti, che spesso non hanno raccolto consensi, più critiche che applausi ma amare la Chiesa significa anche avere il coraggio di fare scelte difficili, sofferte, avendo sempre davanti il bene della Chiesa e non se stessi. Per chi mi ha vissuto nel quotidiano si è accorto della semplicità della mia persona e della regalità che i figli di Dio mostrano nelle solenni liturgie. Siamo figli di re e la liturgia ce lo esprime in una maniera unica nei suoi segni!

Ma poi chi ha mangiato con me, chi ha viaggiato con me, chi mi ha vissuto nei contesti non liturgici ha visto e sa. Chiedo perdono per tutti i miei limiti e per tutti i miei errori. Mi dispiace per tante relazioni che non sono fiorite, per quelle che si sono rovinate strade facendo, per le cose che avremmo ancora potuto fare e per quelle che non sono riuscito a fare. Il sacerdote non è un superuomo ma semplicemente un uomo.

Vi lascio spiritualmente tutte le omelie e le catechesi che abbiamo vissuto in questi anni e i miei libri sono l’eredità spirituale che hanno segnato in questi anni il mio cammino interiore e il cammino anche di questa comunità. Non voglio elencare tutte le cose che sono state fatte in questi anni (che sono veramente tante) ma tutto rimetto nelle mani di Dio. Sono felice che in questi anni di ministero il Signore ha dato due vocazioni: quella di Vincenzo e di Vito.

Il Signore chiama ancora, ama la sua chiesa. E non c’è felicità più bella per un parroco far nascere dalla sua parrocchia vocazioni per la chiesa. Pregate per il nuovo parroco e accoglietelo come avete accolto me. Per me vi chiedo solo questo: ricordatemi nella vostra preghiera. San Leonardo (a cui ho voluto bene come ad un amico) e la Madonna che qui si venera in modo particolare con il titolo delle Grazie e dell’Annunziata ci custodiscano, ci indichino il cammino e non ci facciano mai cadere nello sconforto e nella disperazione.

Grazie! (dal saluto alla Comunità parrocchiale)

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Marcello De Rosa

Marcello De Rosa

Amo la mia terra senza se e senza ma. Scrivo la verità perché la verità ci rende liberi. La mia libertà la conquisto giorno dopo giorno svelando il marcio della nostra società