Quantità, qualità e localizzazione geografica dell’oro di proprietà della Banca d’Italia

Quantità, qualità e localizzazione geografica dell’oro di proprietà della Banca d’Italia

Le riserve auree italiane ammontano a 2.452 tonnellate – delle quali 4,1 tonnellate sotto forma di moneta (si tratta di 871.713 pezzi di moneta il c.d. “oro monetato”) e le rimanenti sotto forma di lingotti – dopo che nel 1999 sono state conferite alla BCE – 141 tonnellate.

La maggior parte dei lingotti è di tipo tradizionale a forma prismatica, ma diversi esemplari presentano la forma di parallelepipedo o mattone, di tipo americano, e di panetto di tipo inglese. Il peso dei singoli lingotti va da un minimo di 4,2 a un massimo di 19,7 kg, con un peso medio di poco superiore ai 12,5 kg. Il titolo medio dei lingotti, ossia la percentuale media di oro fino usata nella lega, è di 996,2 e in numerosi casi si ha un titolo di 999,99.

Presso la Sede della Banca d’Italia in Via Nazionale 91 sono custodite 1.100 tonnellate di oro di proprietà dell’Istituto, comprendenti anche la totalità dell’oro “monetato”, insieme a una quota (100 tonnellate) delle riserve conferite alla BCE.

Dal punto di vista della localizzazione geografica, l’oro di proprietà della Banca d’Italia è distribuito secondo la tabella di seguito riportata:

Localizzazione geografica

La scelta di dislocare all’estero poco più della metà del metallo, presso diverse Banche Centrali, deriva, oltre che da ragioni storiche, legate ai luoghi in cui l’oro fu acquistato, anche da una strategia di diversificazione finalizzata alla minimizzazione dei rischi. Inoltre, la localizzazione prescelta dalla Banca riflette la primaria importanza di tali piazze finanziarie per il mercato internazionale dell’oro.

UN PO DI STORIA

Nel 1893, la fusione dei tre istituti di emissione (la Banca Nazionale del Regno d’Italia, la Banca Nazionale Toscana, la Banca Toscana di Credito) diede vita alla Banca d’Italia con una propria dotazione aurea iniziale di 78 tonnellate di fino, di cui l’86 per cento proveniente dalla Banca Nazionale nel Regno. Nel 1926, con l’attribuzione del monopolio esclusivo delle emissioni alla Banca d’Italia, il Banco di Napoli e il Banco di Sicilia cedettero le proprie riserve auree, pari a circa 70 tonnellate provenienti quasi per intero dal Banco di Napoli.

Nel 1933 la riserva aurea della Banca d’Italia superava le 561 tonnellate, ma all’ingresso in guerra, dopo consistenti cessioni, il quantitativo complessivo era sceso a 106 tonnellate. Nel 1943 l’oro di proprietà era aumentato fino a circa 121 tonnellate, ma un trasferimento di 15,8 tonnellate alla BRI riportò la riserva a 105 tonnellate. Dopo l’armistizio del settembre del ’43, vi fu una riduzione pari a 50,5 tonnellate a causa di una prima asportazione, effettuata dalle autorità tedesche, dell’oro precedentemente fatto trasferire dal Governatore Azzolini nella sede di Milano della Banca e da cui poi i tedeschi avevano trasferito 92,3 tonnellate a Fortezza, in Alto Adige. Nello stesso mese si verificò una riduzione della riserva per 10,8 tonnellate che, vincolate a garanzia di una anticipazione concessa all’Istituto nazionale del commercio con l’estero (INCE) da un gruppo di banche svizzere, furono inviate alla Banca Nazionale Svizzera a causa della non restituzione del prestito. Nell’ottobre del 1944 seguì un’altra parziale asportazione di 21,7 tonnellate da parte dei tedeschi che portarono la riserva aurea ad un minimo di circa 22 tonnellate.

Nel maggio ’45, dopo la fine della guerra, gli Alleati riportarono a Roma le residue partite di oro della Banca d’Italia rimaste a Fortezza. Nel 1946 la Commissione tripartita per la restituzione dell’oro monetario ai Paesi che avevano subito asportazioni da parte dei nazisti assegnò alla Banca d’Italia 31,7 tonnellate delle 69 richieste e nel 1958 operò una ulteriore attribuzione di 12,7 tonnellate. La quantità ufficialmente persa dalla Banca, in ragione degli eventi bellici, fu di circa 25 tonnellate.

Nel dopoguerra, l’Italia divenne rapidamente un paese esportatore e per tale motivo beneficiò di cospicui afflussi di valuta estera, soprattutto in dollari. Tali flussi, anche per le esigenze connesse al rispetto degli accordi di Bretton Woods, furono anche utilizzati per acquistare negli anni quantitativi di oro, al pari di quanto facevano all’epoca le principali banche centrali europee (Banque de France e Bundesbank). Negli anni immediatamente successivi alla seconda guerra mondiale, l’oro della Banca d’Italia aumentò progressivamente, fino a raggiungere alla fine del 1958 le 244 tonnellate. In quegli anni gli acquisti di oro venivano effettuati anche dall’Ufficio Italiano Cambi (UIC – un ente, diventato poi strumentale della Banca d’Italia, che aveva l’obiettivo di controllare i movimenti di capitale e gestire le riserve in valuta, tra cui l’oro). Alla chiusura del primo bilancio al 30 giugno 1946, l’UIC deteneva oro per 1,8 tonnellate, ceduto dalla Banca di Francia. Nel corso degli anni successivi, a partire dal 1951 e fino al 1960, l’UIC acquistò ingenti quantità di oro fino ad accumularne poco meno di 2.000 tonnellate. Nel 1960 e nel 1965 vennero attuati due trasferimenti dalle riserve dell’Ufficio a quelle della Banca d’Italia per complessive 1.890 tonnellate, in base al principio che riconosceva alla Banca la detenzione delle riserve auree e all’UIC la gestione di quelle valutarie, portando in questo modo il quantitativo delle riserve della Banca a 2.136 tonnellate. Negli anni successivi, soprattutto tra il 1966 e il 1970, vi furono altre variazioni in aumento delle quantità detenute che raggiunsero nel 1973 le 2.565 tonnellate. Nel 1976, nell’ambito di un’operazione di credito effettuata con la Deutsche Bundesbank, per conto dell’UIC, 543 tonnellate di oro furono trasferite dalla Banca all’UIC per consentire a quest’ultimo di costituirsi un adeguato quantitativo di oro da trasferire alla Bundesbank in garanzia del credito ricevuto; le riserve si ridussero pertanto a 2.022 tonnellate. Nel 1979 furono poi trasferiti al Fondo Europeo di cooperazione monetaria (FECom) il 20 per cento delle riserve ufficiali in euro e in dollari, pari a circa 517 tonnellate di oro; la riserva aurea dell’Istituto raggiunse in questo modo le 1.505 tonnellate, rimanendo sostanzialmente invariata fino al 1996 (nel gennaio del 1980 vi fu un ulteriore trasferimento di oro al FECom per 1,3 tonnellate). Nel 1997 l’oro di proprietà della Banca salì a 2.074 tonnellate, grazie all’acquisto dell’oro residuo di disponibilità dell’UIC pari a 570 tonnellate (tra il 1977 e il 1979 la Bundesbank aveva restituito all’UIC le 543 tonnellate di oro, cui si aggiungono 27 tonnellate restituito dal FMI sempre nel triennio 1977 – 1979). Nel 1998 la riserva aurea della Banca aumentò di ulteriori 518 tonnellate grazie alla chiusura definitiva dell’operazione di REPO contro ECU stipulata con la BCE. Le ultime variazioni quantitative, che hanno portato le riserve alle attuali consistenze di 2.452 tonnellate, sono avvenute all’inizio del 1999, in occasione dell’avvio dell’UEM, con il conferimento alla BCE di 141 tonnellate di metallo.

Il quantitativo di oro di cui la Banca d’Italia è ad oggi proprietaria è quindi frutto di una serie di eventi che hanno permesso all’Istituto di diventare, nel tempo, uno dei maggiori detentori al mondo di metallo prezioso.

PERCHE’

Nel corso delle mie ricerche non sono riuscito a trovare in base a quale norma e/o trattato sono stati trasferite le 141 tonnellate alla BCE.

Tutto questo per cercare di capire il perché si stampano € non in funzione delle riserve ma solo perché i finanzieri stampano moneta al di fuori della garanzia e/o contropartita aurea.

L’ultima considerazione é il perché per avere banconote dobbiamo pagare interessi?

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Ruggiero Riefolo

Ruggiero Riefolo

1946 nasce la Repubblica italiana. Con una bella Costituzione che all’Art. 1 recita “La sovranità appartiene al popolo.”. Ma la sovranità dei cittadini é limitata dalla stessa Costituzione solo per esprimere un voto e dare una delega in bianco. In Svizzera “Nazione Confederata” i cittadini hanno la vera sovranità, in una Democrazia diretta, dove tutto, dalle Leggi alle spese amministrative, è sottoposto con lo strumento del Referendum Deliberativo all’accettazione da parte dei cittadini. Questa é l’unica e reale questione che mette in evidenza la sovranità di un popolo che attraverso quello strumento controlla il Governo della Nazione in tutti i suoi livelli.