Il capitello corinzio di Forio

Il capitello corinzio di Forio

Buonasera a tutti. Qualche giorno fa vi ho parlato del capitello corinzio situato in piazza Luca Balsofiore o Medaglia d’oro. Per chi si fosse perso l’articolo, clicchi qui:

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In seguito ad una segnalazione a me pervenuta, ho avuto modo di approfondire il tempo e le modalità con cui sia arrivato a Forio e inglobato, cementificato in un edificio della stessa piazza, diventando un sedile in pubblica piazza. Ho avuto modo di parlare con il Dottore R.Regine, che ringrazio per la sua gentilezza e disponibilità. Ma prima una considerazione da parte mia. Il capitello, come già ho evidenziato, appare nel libro di Don Pietro Monti “Ischia, archeologia e storia” a pag. 617. Effettuando una perizia fotografica, si nota che il bene fatto fotografare da Don Pietro, molto probabilmente da Giorgio Di Scala fotografo, è lo stesso di quello presente in territorio foriano. Tuttavia noto che quello fotografato, ha la base di qualche centimetro più alta rispetto all’odierna opera. Mi sono chiesto come fosse possibile, e ipotizzo il seguente scenario: all’epoca in cui Don Pietro fece fotografare Il capitello, esso si trovava già cementificato e quindi unito al palazzo storico, ma leggermente più sollevato rispetto alla posizione che oggi possiamo vedere. Ciò può succedere per diversi motivi: rifacimento della piazza, cemento aggiunto che ha coperto parte dell’opera, e altre. La mia teoria, è che il bene fotografato, sia stato “scontornato” in post produzione dal fotografo dell’epoca per apparire nel libro sopra citato. Andiamo adesso agli altri elementi innovativi. Il dottor Regine mi riferisce che il proprio nonno materno Emanuele Monti alias Mariolino ‘u Principale, nato il 5 maggio 1865 e di mestiere bottegaio e venditore di vino, lo avrebbe importato da uno dei suoi viaggi commerciali, forse da Corfù. Sarebbe stato poi dallo stesso cementificato al palazzo di cui era proprietario e utilizzato come sedile. Sul perché è sul come il bene sia arrivato nelle mani di Emanuele, l’erede mi risponde che potrebbe essere stato oggetto di baratto da parte di un acquirente della terraferma che avrebbe pagato non in contanti o in merci deperibili, ma in “arte”. Questa era una prassi abbastanza diffusa nel mondo contadino, anche tra i miei avi. Faccio l’esempio della mia bisnonna Restituta Di Meglio che vendeva il latte di capra munto al momento. Qualora il cliente non fosse stato in grado di pagare, poteva ricambiare con beni provenienti dal proprio terreno: insalate, un po’ di carne, altro. Sicuramente non era un pezzo di storia archeolohica, ma potrebbe avere un senso. Personalmente, anche se con le dovute cautele, ritengo la teoria molto plausibile. Ciò spiegherebbe due cose: la prima è il motivo per cui Don Pietro non sapesse della provenienza dell’Opera, in quanto il signore Emanuele era proprietario di botteghe in Piazza San Gaetano, al posto dell’odierna Lucciola, e altrove, e l’avesse fatta fotografare in loco; secondo, accredita la teoria che il capitello non costituisse una parte di un tempio che viene citato da alcune fonti, ma la cui esistenza non può essere al momento provata, per i motivi che ho citato nel precedente articolo. Quindi il bene sarebbe stato cementificato a Forio già nei primi decenni del ‘900, come tramandato oralmente dallo stesso erede. Trattandosi di un contratto stipulato non per iscritto, non è possibile al momento avere alcun tipo di documentazione. Tuttavia, resta comunque un pezzo di storia di sicuro più vecchio di 1500 anni. Seguiranno, si spera, nuovi sviluppi.

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Ivano Di Meglio

Ivano Di Meglio

Eterno studente, scavo nei meandri del passato per trovare l'identità collettiva che porti al traguardo della consapevolezza. Mi occupo di cognomazione, Medioevo e usi locali. Cerco instancabilmente atti, prove e quant'altro mi consenta di ricostruire spaccati di vita lontana e vicina.