Le befane di Buonopane

Le befane di Buonopane

È tradizione  consolidata, risalente almeno al secondo dopoguerra, quella che vede materializzarsi, nella notte tra il 5 e il 6 gennaio, più gruppi di “befani” che scendono dai monti buonopanesi per soddisfare la richiesta di dolciumi e di affetto di bambini e non. Per strada si diffondono strani suoni, urla, campanelli e suon di scope di salice o di bosso (‘a scopa ‘e murtella) che tocca l’asfalto. I gruppi, solitamente composti da cinque figure (questo negli ultimi anni, in seguito all’aumento della popolazione) vestono stracci logori e consunti dall’uso e dall’ineluttabile trascorrere del tempo. L’aspetto desta non solo scalpore, meraviglia, ma anche una sorta di paura per l’attesa di un sinistro personaggio. Scrutando nel buio, li si vede scendere rumorosamente e a fatica, complici anche le deliziose prebende offerte generosamente da genitori e parenti tutti che appesantiscono il corpo, ma non l’anima dei valenti figuranti. Le Contrade coperte sono quelle storiche: Cesura, Terone, Ponte, Ritola, Candiano, e diverse altre. Al solo sentire suonare il corno del capogruppo, dal buio si accende una luce d’ingresso di una casa che indica la via e prepara i bambini ai regali del periodo. Ecco che si palesa la manifestazione della “epifania”, che deriva dal greco antico, verbo epifàino (ἐπιφαίνω, che significa “mi rendo manifesto”), dal sostantivo femminile epifàneia (ἐπιφάνεια, traducibile con “manifestazione”, “apparizione”, “venuta”, “presenza divina”). In questo caso però, non si materializzano i Re Magi, ma dei generosissimi befani di poca paura, e molta sete. Dopo aver ricevuto i regali per i bambini, i genitori e i parenti, offrono da mangiare, e soprattutto da bere agli assetati viandanti. Torte, focacce, tramezzini, vino locale, liquori, e “magiche pozioni zuccherine” preparate da sapienti mani di alchimisti abitanti di Casale Moropane (contrada greca e romana). Insomma, un gesto generoso per supportare lo sforzo di una lunga nottata. La luna illumina i visi dei figuranti, già diventati verdi, bianchi e rossi per lo scorrere del nettare di Dioniso. L’andamento diventa sempre più lento e goffo, e le risate grasse e ripetute. Presto, bisogna raggiungere gli ultimi fanciulli prima che cadano tra le braccia di Morfeo. La luna scende e dà spazio al sorgere del sole: come per magia, le strade grondandi di schiamazzi e di magie, sono vuote, silenti, e tutto tace.

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Ivano Di Meglio

Ivano Di Meglio

Eterno studente, scavo nei meandri del passato per trovare l'identità collettiva che porti al traguardo della consapevolezza. Mi occupo di cognomazione, Medioevo e usi locali. Cerco instancabilmente atti, prove e quant'altro mi consenta di ricostruire spaccati di vita lontana e vicina.