L’UTILIZZO DEL PRONOME ALLOCUTIVO “VOI” NEL MONDO CONTADINO E NON SOLO

L’UTILIZZO DEL PRONOME ALLOCUTIVO “VOI” NEL MONDO CONTADINO E NON SOLO

PER L’APPUNTAMENTO CON “PILLOLE DI STORIA”

Stamattina, un evoluto (come chiamo io gli anziani) che non conoscevo, mi ha rivolto la parola, dandomi del “voi”. La cosa non mi ha sorpreso, data l’età del signore, ma mi ha colpito positivamente l’utilizzo di una forma di cortesia che è sempre più in disuso. Personalmente continuo ad usarla, generalmente con persone più grandi di me. Nelle mie “interrogazioni parlamentari” a coloro che hanno molta memoria, il “vuje” è d’obbligo. Spesso, da piccolo (ma anche oggi), sentivo nipoti dare del “voi” ai propri nonni. Io, personalmente, con le nonne conosciute usavo più il “tu”. Ritengo che il voi si ponga a metà strada tra il confidenziale “tu”, e il formale “lei”. Quest’ultimo lo utilizzo in contesti molto formali: biblioteche, archivi, musei, ambienti scolastici. Ma veniamo alla storia.Il caso del voi, è la forma di uso più antico e insieme la meno problematica dal punto di vista funzionale dei tre pronomi di cortesia della lingua italiana (voi, lei per il sing. e loro per il plur., accanto a un indistinto voi). Infatti l’uso della seconda plurale per rivolgersi ad una singola persona è ampiamente diffuso nella maggior parte delle lingue europee fin dalle loro prime testimonianze scritte e pare trarre la propria origine dal tardo latino. Nella Divina Commedia, Dante si rivolge di norma col tu ai personaggi con cui scambia battute di dialogo, riservando il voi a interlocutori particolarmente autorevoli (“Siete voi qui, ser Brunetto?”). Il lei si è diffuso nelle cancellerie e nelle corti del Rinascimento ed è stato rafforzato, in séguito, dal modello spagnolo. Per alcuni secoli – diciamo dal Cinquecento al pieno Novecento – la nostra lingua disponeva dunque di un sistema tripartito: tu/voi/lei. Potremmo affermare, schematizzando un po’, che l’italiano letterario dei secoli scorsi era avviato a condividere la situazione dell’inglese attuale: il pronome allocutivo non marcato era voi (come you), lei e tu si adoperavano rispettivamente come variante altamente formale e altamente informale, ma tu poteva rappresentare un allocutivo non connotato socialmente, e quindi usato in riferimento a Dio o a un ente astratto personificato (come l’ingl. thou; “Tu – dice il Manzoni, rivolgendosi alla Fede nel Cinque maggio – dalle stanche ceneri / sperdi ogni ria parola”).Ma le differenze non sono soltanto queste. Oggi la distribuzione degli allocutivi è rigida dal punto di vista sociale: 1) ci si dà del tu o del lei reciprocamente, senza tener conto (per fortuna!) di eventuali differenze di condizione o di cultura; 2) se si decide di comune accordo di variare il sistema allocutivo la variazione può consistere solo nel passaggio dal lei al tu; 3) un rapporto dissimmetrico è ammesso solo tra un adulto e un ragazzo (un quindicenne darà del lei a un adulto sconosciuto, ma si sentirebbe a disagio se questi lo ricambiasse con un altro lei e non col tu; anche in questo caso la variazione potrà consistere solo nell’estensione bidirezionale del tu). Per il passato bisogna tener conto soprattutto di due fatti: 1) erano forti gli squilibri dipendenti dalle diverse posizioni sociali degl’interlocutori (padrone-servitore, ecc.) e il fattore età poteva condizionare persino il rapporto genitori-figli (ancora nella borghesia ottocentesca un figlio poteva dare del lei al padre e alla madre, ricevendone ovviamente il tu): 2) nelle relazioni tra pari, l’uso degli allocutivi era meno stabile di quanto sia oggi, e si poteva passare dal tu al lei o al voi – e viceversa – senza particolari implicazioni affettive (qualche esempio in epistolari ottocenteschi nei miei Saggi di storia linguistica italiana, Napoli, Morano, 1989, pp. 20-23).Oggi l’uso del voi non è certo scomparso, ma è sempre più limitato sia regionalmente (Italia meridionale), sia come registro (familiare), sia generazionalmente (è in forte declino presso i giovani). Introduzione Ivano Di Meglio Testo: Accademia della Crusca

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Ivano Di Meglio

Ivano Di Meglio

Eterno studente, scavo nei meandri del passato per trovare l'identità collettiva che porti al traguardo della consapevolezza. Mi occupo di cognomazione, Medioevo e usi locali. Cerco instancabilmente atti, prove e quant'altro mi consenta di ricostruire spaccati di vita lontana e vicina.